La piattaforma petrolifera dei record

La piattaforma “Berkut” è diventata il secondo importante progetto russo offshore (Foto: Itar Tass)

La piattaforma “Berkut” è diventata il secondo importante progetto russo offshore (Foto: Itar Tass)

È stata installata a Sakhalin e si tratta della più grande struttura del suo genere in Russia. Vanta il primato di essere tra quelle tecnologicamente più avanzate al mondo. Putin: “Ora possiamo sfruttare i giacimenti più ricchi e meno accessibili”

Nella cornice del progetto “Sakhalin-1” è stata messa in funzione la piattaforma “Berkut”, situata nel campo di Arkutun-Dagi nell’estremo oriente della Russia. Secondo i dati forniti dall’agenzia della più grande compagnia petrolifera del mondo, la russa “Rosneft”, che era anche uno degli azionisti del progetto, la lunghezza della piattaforma costituisce 105 m, la sua larghezza è di 60 m, mentre l’altezza con la base raggiunge i 144 m, vale a dire quanto un edificio di 50 piani.

Durante il periodo di preparazione, trasporto dei materiali e montaggio della piattaforma sono stati registrati alcuni record mondiali, segnala l’ufficio stampa di “Rosneft”. Il peso complessivo della piattaforma con la base supera le duecentomila tonnellate. Si tratta della struttura più massiccia in assoluto nel suo genere. Nell’immediato futuro verranno introdotti i sistemi di sicurezza antincendio e comincerà l’insediamento del modulo residenziale di Berkut. A sua volta, l’inizio alla perforazione è previsto per l’autunno 2014, al termine delle prove necessarie. Lo sviluppo di questo progetto permette di aggiungere al ricavato annuale del progetto “Sakhalin-1” fino a 4,5 milioni di tonnellate di petrolio.

“L’inaugurazione della piattaforma petrolifera è un evento significativo, perché si tratta della più grande struttura del suo genere in Russia e perché è una delle piattaforme di perforazione tecnologicamente più avanzata nel mondo. Essa è dotata di un impianto di trivellazione realizzato in Russia che non conosce analoghi nel mondo per potenza”, dice l’analista esperto di macroeconomia di UFS IC Vasilij Ukharskij. Secondo le sue parole, il progetto richiede il lavoro della piattaforma per tutto l’anno nelle rigide condizioni subartiche. E ancora, in particolare, in “Berkut” è stata per la prima volta al mondo installato un sistema antisismico in grado di resistere a terremoti di forza 9 senza alcuna interruzione del lavoro. La piattaforma non teme neppure le basse temperature ed è progettata per il lavoro in condizioni di meno quarantaquattro gradi, può resistere agli tsunami di altezza superiore ai diciotto metri e alla pressione di lastre di ghiaccio dallo spessore superiore ai due metri.

La cerimonia dell’inaugurazione della piattaforma è stata coordinata dal presidente Vladimir Putin: in precedenza è stato proprio lui a dare lo start alla prima piattaforma russa nell’Artico, il progetto “Prirazlomnaja” del gigante petrolifero “Gazprom”.

La piattaforma “Berkut” è diventata già il secondo importante progetto russo offshore. “Grazie a piani come la piattaforma “Berkut”, possiamo sfruttare i giacimenti più ricchi e meno accessibili, creare nuove industrie e nuovi posti di lavoro e in generale rafforzare lo sviluppo socio-economico diella regione oiù importante del nostro paese: l’estremo oriente russo”, ha detto il presidente russo nel corso di un collegamento video.

Un progetto significativo

Secondo le parole di uno dei maggiori esperti del Finam Management Dmitrij Baranov, l’avvio della piattaforma è chiara testimonianza di come la Russia stia ampliando la sua presenza offshore. “La costruzione e il conseguente utilizzo di questa piattaforma permetterà di accelerare lo sviluppo del distretto federale dell’Estremo Oriente, grazie anche alla costruzione delle nuove infrastrutture”, aggiunge l’esperto. In particolare, “Sakhalin-1” è il primo grosso progetto offshore realizzato in Russia nella cornice dell’accordo sulla segmentazione della produzione. Proprio per questo motivo si è riusciti da subito a coinvolgere nella sua realizzazione altre grosse compagnie internazionali. Così il 30% delle azioni del progetto appartiene all’americana ExxonMobil, il 30%, alla giapponese SODECO, il 20% ancora alla russa Rosneft e all’indiana ONGC.

In tutto, nell’ambito del progetto “Sakhalin-1” sono stati ricavati 64 miioni di tonnellate, anche se nell’ultimo periodo si è in calo. In tutto nel 2014 la produzione può scendere del 6% in confronto all’anno precedente, fino a 6,6 milioni di tonnellate. Il contributo di Arkutin-Dagi aiuterà a riaggiustare la situazione. Secondo le previsioni di “Rosneft”, la produzione del progetto “Sakhalin-1” supererà verso il 2018 10 miioni di tonnellate di petrolio all’anno.

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