Se la politica calca i palcoscenici

Teatr.doc è diventato il teatro politico più attivo e importante della capitale russa (Foto: Itar Tass)

Teatr.doc è diventato il teatro politico più attivo e importante della capitale russa (Foto: Itar Tass)

L’attualità a teatro. Tra satira, denuncia e propaganda. Ecco come negli anni si è evoluto questo genere in Russia

Nei teatri di tutto il mondo, compresi quelli russi, è emersa di recente una nuova tendenza: quella di trasporre prontamente sulla scena gli eventi attuali, in particolare se di natura politica. Rbth offre una panoramica dei protagonisti di questo nuovo teatro. “Tradizionalmente, il teatro moscovita ha sempre evitato la politica come la peste”, dichiara a Russia beyond the headlines il critico teatrale John Freedman, che vive a Mosca. “Poi è arrivato Konstantin Bogomolov, con i suoi spettacoli”. Bogomolov si serve della scena per far conoscere al grande pubblico le sue opinioni riguardo a importanti temi politici. Se non fosse per la sua fama e la sua bravura, la gente “forse non si interesserebbe o non sarebbe disposta ad ascoltare alcune di queste storie, né ad assistervi”, aggiunge Freedman.

Lo scorso autunno Bogomolov ha allestito un’opera pacchiana e stravagante basata su “I fratelli Karamazov” di Fyodor Dostoevskij: un’aspra satira della vita contemporanea russa, dalla politica alla religione, che ha suscitato delle polemiche, sfociate in un conflitto tra il regista e la direzione del Teatro d’arte di Mosca - che ospitava lo spettacolo.

Stando a Bogomolov, il teatro voleva censurare la rappresentazione. Ed egli ha reagito rassegnando le proprie dimissioni.

Le radici del fenomeno

Gli inizi del teatro politico russo risalgono agli anni Sessanta e Settanta, quando nell’Unione Sovietica esistevano di fatto due tipi di teatro politico: mentre le produzioni ufficiali glorificavano i leader della rivoluzione bolscevica del 1917 e la vita sotto il sistema socialista, nei teatri Taganka e Lenkom alcuni registi tendenzialmente dissidenti come Yuri Lyubimov e Mark Zakharov compivano attraverso le loro opere cauti passi verso la discussione di temi politici e sociali, pur mantenendosi entro i limiti stabiliti dalla censura. A questo genere appartengono “Amleto”, interpretato dal famoso poeta Vladimir Vysotsky, e “Dittatura della coscienza”, di Mikhail Shatrov.

Dopo anni nei quali tutti sembravano stanchi di qualsiasi riferimento politico, l’adattamento del classico del XIX secolo “Les” (Foresta), messo in scena nel 2004 da Kirill Serebrennikov presso il Teatro d’arte di Mosca, è considerato da molti come un precursore del nuovo teatro politico russo. Alla fine della rappresentazione, gli attori che interpretavano i due ruoli principali uscivano in scena vestiti come la diva del pop Alla Pugacheva e il presidente Vladimir Putin.

L’adattamento proposto da Serebrennikov faceva riferimento a una varietà di temi attuali: dalla nostalgia per l’era sovietica al prevalere della cultura di basso profilo.

Piccoli teatri, grandi temi politici

Già due anni prima, però, i commediografi Mikhail Ugarov, Yelena Gremina e Alexander Rodionov avevano dato vita a Mosca a Teatr.doc, che sarebbe diventato il più importante teatro politico della capitale - una via di mezzo tra teatro documentario e di sperimentazione. Il teatro in sé consiste in un unico ambiente, e può ospitare al massimo cento spettatori. “Teatr.doc è il nonno del teatro politico moscovita”, dichiara John Freedman. “Di certo, in termini di rivendicazioni politiche è il più attivo, il più innovativo e il più inquisitorio”. Nelle parole di Freedman, Teatr.doc allestisce rappresentazioni semi-teatrali basate su temi attuali “per far conoscere i problemi politici”.

Tra le più note produzioni di Teatr.doc ricordiamo “Chas vosemnadsat” (“Un’ora e diciotto minuti”), un’opera di Ugarov “incentrata sulla figura di Sergey Magnitsky, un ex revisore contabile della società di consulenze di investimento Hermitage Capital, presumibilmente ucciso in carcere, e “Dvoye v tvoem dome” (“Due a casa tua”) di Maxim Kurochkin, che racconta di Vladimir Neklyayev: un candidato alla presidenza bielorussa che dopo aver perso le elezioni nel 2000 fu tenuto per diversi anni agli arresti domiciliari.

Tra le rappresentazioni più famose del Teatr.doc vi è anche “BerlusPutin”, basata su “L’anomalo bicefalo” dell’italiano Dario Fo: un’opera ispirata a Silvio Berlusconi e Putin, adattata al pubblico russo dalla regista Varvara Faer. I diversi volti del teatro politico Tra i diversi volti del teatro politico russo non si può dimenticare l’allestimento curato da Vladimird Ageyev per l’opera “Zhara” (“Calore”) di Natalia Moshina, messo in scena presso il teatro Praktika che racconta le vicende di alcuni terroristi che per avanzare le proprie richieste politiche occupano l’ufficio di una grande azienda. Vale infine la pena di citare il regista Vladimir Mirzoyev, noto per delle produzioni fortemente ispirate alla politica, come la sua interpretazione di “Il ritorno a casa” di Harold Pinter, messo in scena presso il Teatro Majakovskij, il cui protagonista ricorda Joseph Stalin, tornato dall’aldilà per visitare il nostro mondo. Mirzoyev tuttavia è più interessato agli archetipi e, come lui stesso afferma, “ai riferimenti mitologici della politica anziché al suo aspetto quotidiano e superficiale”.

Il regista attualmente sta lavorando all’allestimento di un’opera basata sulla biografia di Mikhail Khodorkovsky. All’estremo opposto dello spettro del teatro politico troviamo Sergei Kurginyan, che dalla metà degli anni Ottanta dirige un centro di teatro sperimentale ed è noto per le sue opinioni conservative e filogovernative. Il teatro politico infatti non è solo di protesta e di sinistra, ma, a dispetto degli stereotipi, può essere anche conservatore e vicino al potere.

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