Superare Dostoevskij

Anton Gorodetsky, protagonista della serie “I guardiani della notte” di Sergej Lukjanenko, nel film è interpretato dall’attore russo Konstantin Khabenskij (Foto: Ria Novosti)

Anton Gorodetsky, protagonista della serie “I guardiani della notte” di Sergej Lukjanenko, nel film è interpretato dall’attore russo Konstantin Khabenskij (Foto: Ria Novosti)

Le nuova letteratura russa guarda al passato, certo. Ma ha l'ambizione di esplorare nuovi territori. Ecco le principale tendenze

Se credete che la letteratura russa tratti solo di principi che si aggirano per le vie di Pietroburgo a passo di valzer o di studenti poveri che uccidono anziane signore, preparatevi a stupirvi. Con le sue atmosfere né realistiche né deprimenti, la narrativa contemporanea russa suggerisce mondi nuovi e inconsueti e futuri dai toni spietatamente satirici. Di recente, molte opere della narrativa russa stanno venendo tradotte in inglese. Come il quinto volume della serie fantasy di Sergej Lukjanenko “I guardiani della notte” e “Metro 2034”: sequel del thriller di Dmitrij Glukhovskij ambientato nei tunnel della metropolitana di una Mosca post-apocalittica. Entro la fine dell’anno dovrebbero inoltre uscire il quarto episodio dei “Labirinti dell’eco” di Max Frei e una nuova traduzione dei racconti dei pionieristici fratelli Strugatsky, la cui opera ha influenzato tutti questi scrittori.

Gli autori russi creano da secoli mondi fantastici. Uno dei primi autori di proto-fantascienza fu l’eclettico Vladimir Odoevskij, il cui racconto breve “Due giorni nella vita del globo terrestre” (1825) narra di una catastrofe cosmica dalle implicazioni globali. Un secolo più tardi, con il romanzo “Noi”, Evgeny Zamyatin avrebbe gettato le basi della tradizione distopica, fornendo un modello per “1984” di George Orwell.

 
Letteratura russa a un bivio?

La lingua del futuro

L’era post-sovietica ha assistito al proliferare di opere di genere distopico, come il romanzo satirico “Il giorno degli opričniki”, di Vladimir Sorokin: una fiaba high-tech scritta per turbare l’animo del lettore. Protagonisti dei romanzo, ambientato nella “nuova Russia” del 2028, sono gli opričniki, che stuprano, uccidono e bruciano i “nemici” del sovrano e si rilassano ricorrendo a una pornografia scatenata dall’uso di stupefacenti. Gli opričniki, che in origine erano le guardie del corpo di Ivan il Terribile, vivono in un mondo violento che è al tempo stesso medievale e futuristico. L’impiego non convenzionale della lingua del “futuro” (l’autore impiega una moltitudine di termini russi arcaici e inventa linguaggi, canzoni e filastrocche), splendidamente resa dalla traduzione, conferisce alle vicende raccontate da Sorokin un’atmosfera sorprendentemente vivida.

Atmosfere cupe

Anche Viktor Pelevin, altro scrittore moderno, piega il genere fantasy a scopi di satira. Il suo ultimo racconto tradotto in inglese è “La sala delle cariatidi cantanti”, nel quale la giovane Lena, alle quale è stata iniettata una sostanza misteriosa, viene assunta per esibirsi senza abiti in un locale notturno, dove dovrà restare in piedi e cantare, diventando una sorta di pilastro decorativo. Il postmodernismo psichedelico di Pelevin sconcerta e delizia da decenni i suoi lettori. Il protagonista del suo primo romanzo, “Omon Ra” (1992), è un cosmonauta che in un clima di eroismo farsesco si trova coinvolto in un finto allunaggio, allestito all’interno di un tunnel sotterraneo fatiscente. Sia Omon che Lena sono vittime del sistema in cui vivono, che li tiene – letteralmente e metaforicamente – al buio. Con “Babylon”, divenuto romanzo di culto nella Russia contemporanea, Pelevin ha spostato la propria attenzione dalle assurdità del regime comunista all’onnipresente consumismo dell’epoca post-sovietica, e descrive i caotici anni Novanta a Mosca attraverso gli occhi di un poeta che inizia a lavorare nel mondo della pubblicità.

Magie urbane

Mosca fa da sfondo anche alle opere di Sergej Lukjanenko, che con il primo romanzo del ciclo “I guardiani della notte” (1998) ha creato un best-seller e risvegliato l’interesse degli appassionati di magia. Protagonista della serie è Anton Gorodetsky, un guardiano della notte che vigila sulle attività degli Altri Oscuri. Dal romanzo è anche stato tratto un film campione di incassi, diretto da Timur Bekmambetov. Nei suoi libri Lukjanenko manipola l’immaginario sovrannaturale per tessere paesaggi dai contorni noti. Il quinto volume dei “guardiani” si apre in un aeroporto di Mosca, dove un bambino grassoccio profetizza a squarciagola un incidente aereo. La trama del romanzo porta Anton ad aggirarsi tra i parchi e i giardinetti di Londra e i grattacieli e le pagode di Taipei. L’avvincente stile narrativo di Lukjanenko, le sue contorsioni mentali in stile Jedi, la presenza di creature in grado di congelare l’anima e di vampiri affascinanti rimandano festosamente a una varietà di spunti − da Guerre Stellari a Stephenie Meyers − con allusioni che spaziano da Dostoevskij a Peter Pan.

Fantasy e ironia

Un'altra serie molto popolare ma radicalmente diversa di fantasy d’evasione è quella dei “Labirinti dell’eco” di Max Frei, il cui protagonista è un joker sovrappeso che vive in un mondo alternativo, dove veste i panni di investigatore. Dietro allo pseudonimo Max Frei si nasconde in realtà Svetlana Martynchik, un’artista russa che vive in Lituania. Il mondo-dentro-il-mondo di Martynchik è abitato da personaggi con nomi quali Xeilax, Generale Boboota Box e Sir Juffin Hully, che indossano dei “looxi” color verde smeraldo o un mantello “ukumbre” − in grado di rendere invisibili, e trasportare per un attimo il lettore nell’universo di Harry Potter. Nelle avventure descritte da Frei si respira però un clima spensierato, frutto di un gusto personalissimo che attinge alla tradizione russa della satira dai toni cupi. In “L’ombra dello sconosciuto”, quarto volume della serie, si leggono passaggi come: “Contravvenire alle mansioni previste dal tuo lavoro al solo scopo di divertirsi è uno dei pilastri su cui si fonda la nostra organizzazione”.

Filosofia digitale in azione

Con le sue sparatorie e i nemici mutanti senza volto, il romanzo distopico “Metro 2033” di Glukhovsky è stato trasformato in un videogioco di grandissimo successo. Nel libro, che alterna scene d’azione e riflessioni filosofiche, si leggeva però che nella realtà la vita “non può ricominciare”. “Metro 2034” è addirittura più riflessivo del volume che lo ha preceduto. Il vecchio Omero, che un tempo si chiamava Nikolai e lavorava nella metropolitana, intende scrivere una storia di questo mondo sotterraneo post-apocalittico. Il romanzo è costellato da flashback che risalgono all’epoca precedente a quella in cui la vita è stata “bruciata dal fulminante respiro di Armageddon”. La trama attinge alle leggende sorte attorno all’imponente rete segreta di passaggi sotterranei che si snoderebbe sotto la metropolitana di Mosca. Homer percorre i tunnel in compagnia di Sasha, un orfano adolescente, in un claustrofobico viaggio di sopravvivenza attraverso “l’ultimo rifugio della razza umana”. Che trattino di entità sovrannaturali o atmosfere sotterranee, e descrivano una realtà falsata dalla satira o siano puro frutto dell’immaginazione, i mondi creati da questi autori sono emozionanti e avvincenti, e capaci di trasportare il lettore sino alla fine del mondo, ai confini del possibile, e oltre.

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