L'eterna giovinezza delle star

Di recente Vladimir Zeldin, l'attore più anziano al mondo, ha compiuto 99 anni. E non solo recita, ma balla ancora in scena. Il trucco? il lavoro ininterrotto e l'affetto del pubblico...

Continuano a recitare e a dirigere film. Senza tregua. E per loro il tempo sembra essersi fermato. Abbiamo indagato il segreto dell'eterna giovinezza di alcuni attori e registi. Per scoprire che a volte basta solo bere un po' di kefir... 

L'innamorato

Foto: Aleksandr Polyakov / Ria Novosti

Vladimir Zeldin ci confida volentieri la sua ricetta per l'eterna giovinezza: niente fumo, poco alcol, mangiare poco, non affaticarsi troppo, non essere in conflitto con le persone che abbiamo intorno, amare le donne: "Io sono sempre innamorato. Mi aiuta a stare su di tono". Secondo numerose testimonianze, Zeldin anche con i suoi quasi cent'anni continua ad affascinare le signore. Zeldin in gioventù aveva presentato una domanda di ammissione alla scuola di coreografia, ma non lo avevano preso, dicendogli che aveva il cuore troppo debole. Eppure, è tutta la vita che Zeldin danza, e con suoi 99 anni va in scena nello spettacolo "Tantsy s uchitelem" ("Danze con l'insegnante").

Da giovane recitava nel ruolo del protagonista innamorato. Il suo primo grande successo fu il film del regista Ivan Pyrev "La guardiana di porci e il pastore". Questa commedia musicale fu girata nel 1941, subito dopo l'inizio della guerra. Zeldin fu chiamato al fronte e indirizzato a una scuola di addestramento per carristi. Ma ben presto lo lasciarono tornare alle riprese: Stalin in persona diede ordine di proseguire la lavorazione della commedia per risollevare il morale della popolazione. Ne "La guardiana di porci e il pastore" Zeldin interpretava il ruolo del pastore del Daghestan che incontra un'allevatrice di suini russa all'Esposizione dell'Agricoltura a Mosca e si innamora perdutamente di lei. L'ebreo Zeldin recitava la parte di un musulmano del Caucaso e amava una contadina russa; erano tutti cittadini sovietici, e tra di loro sullo schermo non vi erano e non potevano esservi differenze culturali.    

Il regista dittatore

Foto: Itar Tass

Il regista e attore Jurij Ljubimov, che di recente ha compiuto 96 anni, in gioventù recitò in un'altra straordinaria commedia del cinema staliniano, "I cosacchi del Kuban", una storia di contadini che vivono felici.  Il film fu girato subito dopo la fine della guerra; in Russia si soffriva la fame.  Eppure, proprio per questo il paese aveva bisogno di una festa, e il regista Pyrev la organizzò. I contadini del film nuotavano letteralmente nell'abbondanza, tutti erano felici come se non vi fosse mai stata quella guerra che aveva appena portato via decine di milioni di vite umane. Negli anni Sessanta Jurij Ljubimov fondò il teatro più conosciuto e amato dell'Unione Sovietica, il Teatro sulla Taganka. Il suo teatro affrontava scottanti temi politici, e procurarsi i biglietti per gli spettacoli era un'impresa.

Si formavano code chilometriche. Ljubimov aveva continui scontri con il potere, ma continuò a seguire caparbio la propria linea. Nel 1984 gli venne tolta la cittadinanza sovietica. 

Per i cinque anni successivi Ljubimov mise in scena i suoi spettacoli in giro per il mondo; lavorò alla Scala di Milano, a Covent Garden a Londra, al Grand Opéra di Parigi e in molti altri grandi teatri. Quattro anni dopo, quando era ormai iniziata l'epoca della perestrojka liberale di Gorbaciov, Ljubimov tornò in patria. Nel 2010 sorsero delle controversie tra Ljubimov e gli attori del suo teatro. Il regista allora aveva 93 anni. Se ne andò dal teatro sbattendo la porta. A lungo cercarono di convincerlo a tornare, ma egli rifiutò. Oggi, a 96 anni, Ljubimov continua a mettere in scena spettacoli nei teatri più importanti; collabora con il Teatro Bolshoj e con il Teatro Vachtangov. 

Un grande attore comico

Foto: Itar Tass

Vladimir Etush ha 91 anni. Ancora oggi recita in uno spettacolo al Teatro Vachtangov e insegna presso un istituto teatrale. I suoi ruoli più famosi sono quelli interpretati nelle popolari commedie sovietiche "La prigioniera del Caucaso" (1966), "Le dodici sedie" (1971), e "Ivan Vasilevich cambia lavoro" (1973). Si trattava di commedie di nuova generazione. Ispirati dal nuovo cinema hollywoodiano, dal neorealismo italiano e dalla "nouvelle vague" francese, i registi sovietici alla fine degli anni Cinquanta cominciarono a girare le loro opere in maniera completamente nuova. Se le commedie dell'epoca staliniana oggi appaiono anacronistiche, le commedie girate negli anni Sessanta e all'inizio degli anni Settanta sembrano ancora del tutto contemporanee. Alla domanda su quale sia il segreto della sua longevità, Etush risponde scherzando: "Bevo kefir ogni giorno". Quando scoppiò la guerra, essendo ancora uno studente Etush aveva diritto al congedo; eppure, decise di andare al fronte come volontario. Ottenne una medaglia al valore. L'attore racconta così l'episodio: "Non fu una premiazione in un'atmosfera solenne, come si vede al cinema. Il comandante del reggimento mi consegnò la medaglia al volo, mentre era in corso un attacco. Mi passò accanto correndo e disse: 'Etush, ti hanno dato una medaglia, tieni, prima che ci ammazzino".

Eroi del loro tempo

Foto: PhotoXPress

Il film "Mosca non crede alle lacrime" vinse l'Oscar per il miglior film straniero nel 1981. Mikhail Batalov vi interpretava uno dei ruoli principali, quello dell'operaio-intellettuale Gosha, un uomo di mezza età ideale sotto tutti gli aspetti. Tutte le donne del paese si innamorarono di lui. Egli era già diventato una stella del cinema molto prima di allora, quando aveva recitato in uno dei migliori film sovietici, "Quando volano le cicogne", che nel 1958 vinse la Palma d'Oro a Cannes. Oggi l'attore ha 85 anni.

Nel 1960 a Batalov fu proposto di interpretare il ruolo del protagonista nel film "La signora col cagnolino", basato sull'omonimo racconto di Anton Cechov. Gli avevano quasi confermato l'ingaggio, quando una consulente della produzione, un'anziana aristocratica dell'epoca pre-rivoluzionaria, epoca ormai "superata", disse che l'attore camminava con le gambe un po' incurvate, cosa che non accadeva ai tempi di Cechov. Batalov ci teneva molto a recitare in quel film, ragion per cui promise solennemente di correggere la propria andatura. Ma l'andatura non migliorò. Ed ecco che, durante la fase di preparazione delle riprese a Jalta, in Crimea, un vecchietto del posto si avvicinò all'attore che indossava già il trucco di scena e gli disse: "Come assomiglia a Cechov! Lo stesso cappello, la stessa andatura...". Il problema dell'andatura sbagliata era risolto.

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