L’antico aroma del tè di Krasnodarskij

Piantagione di tè (Foto: Mikhail Mordasov / RIA Novosti)

Piantagione di tè (Foto: Mikhail Mordasov / RIA Novosti)

Vanta un’origine del tutto sorprendente. E i segreti di questo infuso non sono del tutto chiari nemmeno ai suoi estimatori. Russia Oggi vi presenta una delle bevande che gli atleti e gli ospiti di Sochi avranno sicuramente assaggiato nella capitale delle Olimpiadi invernali

Molti degli ospiti dei Giochi Olimpici avranno senz’altro avuto la possibilità di degustare il tè Krasnodarskij, coltivato nella regione di Sochi, e di apprezzarne le rare caratteristiche: il fine aroma, che ricorda quello delle esclusive miscele del tè cinese Ljansin e il suo intenso effetto tonificante.

La storia del tè Krasnodarskij vanta più di cento anni e somiglia a quelle dei grandi libri d’avventura. Parte da lontano, dal XVIII secolo, dall’epoca in cui gli imperi russo e britannico si contendevano il monopolio del commercio del tè. A Podnebesnaja erano stati aperti due scali: il commercio marittimo poteva transitare attraverso Nanchino, dove a farla da padroni erano gli inglesi, mentre il passaggio di confine а Kjakhta conduceva nelle terre russe. I commercianti di tè russi non temevano la concorrenza inglese: la produzione britannica, che viaggiava via mare, non proveniva dalle piantagioni migliori e il trasporto su acqua rovinava il tè: il caldo e l'umidità dei mari del Sud, lungo i quali i carichi di tè navigavano sotto le vele per lunghe settimane, nuocevano alle tenere foglie.

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La produzione delle migliori piantagioni veniva trasportata per mezzo di carovane e il clima asciutto giovava al tè, rendendolo migliore. I veri esperti di tè investivano grandi somme di denaro per avere la produzione delle case russe, e in certo modo tale tradizione continua tuttora, per esempio, con la marca francese nota in tutto il mondo, Kusmi tea, che altro non è che l’antica casa produttrice Kuzmichev & co.

Quando la cortina di ferro cinese venne infranta e gli inglesi diffusero la coltivazione del tè in India e in Sri Lanka, anche i russi decisero di espandere la loro produzione. L'acclimatazione delle piante da tè cominciò nel XIX secolo nell'allora periferia meridionale  dell'impero russo, in Georgia e in Azerbaigian, e diede risultati positivi. All'inizio del XX secolo le piantagioni cominciarono a fornire raccolti stabili, anche se la qualità della foglia locale doveva ancora decisamente migliorare. La natura del terreno non faceva ben sperare in un prodotto esclusivo e selezionato. La caratteristica principale del tè georgiano e azerbaigiano era la sua convenienza.


E proprio a questo punto entra in scena Iuda Koshman, un personaggio misterioso, di cui purtroppo non si sa quasi nulla. Si dice che fosse originario di un villaggio ebraico dell'Ucraina e che fosse emigrato, in cerca di lavoro, dapprima in Turchia, e poi in Georgia, nelle piantagioni di tè; dato questo assai strano poiché gli ebrei preferivano di solito emigrare in Occidente, in cerca di migliori fortune, e che di agricoltura cominciarono a occuparsi solo in seguito con il diffondersi del sionismo.

All'inizio del XX secolo ritroviamo inaspettatamente l'allora già sessantenne Koshman in un minuscolo villaggio montano di nome Solokh-Aul, nei pressi di Sochi. Il denaro guadagnato col lavoro nelle  piantagioni di tè gli servì ad acquistare un piccolo possedimento nel quale Iuda, la moglie russa Matrena Ivanovna (un altro dei tanti misteri: matrimoni del genere erano del tutto rari) e i loro figli si dedicarono all'acclimatazione di un cespuglio di tè portato dalla Georgia. I vicini stimavano l’energico contadino dalla barba fluente per il suo zelo nel lavoro, ma lo consideravano un pazzo: gli esperimenti condotti dagli agronomi nel 1870 avevano dimostrato come fosse impossibile far crescere il tè nel Caucaso Settentrionale a causa delle temperature troppo fredde. Tuttavia, quell'uomo enigmatico si rivelò anche un geniale selezionatore autodidatta.

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Dopo soli quattro anni le piante di tè qui trapiantate erano talmente ben attecchite che ormai non bisognava neppure più coprirle durante l'inverno, benché a Solokh-Aul il termometro scendesse a 12 gradi sotto lo zero. Dopo dieci anni, nel 1913, la famiglia  riuscì a ottenere il primo raccolto. Allora si capì che i terreni locali dovevano essere di una qualità eccezionale e il tè raccolto, che in seguito venne chiamato Krasnodarskij, dal momento che i terreni in cui si coltivava si trovavano sotto la giurisdizione amministrativa del distretto di Krasnodar, ricordava per la sua dolcezza, il colore ambrato-scuro dell’infuso e l'aroma fiorito, i migliori tè di Ljansin. A causa del clima rigido le piante locali producevano un numero più basso di gemme, ma in compenso le loro proprietà tonificanti superavano quelle dei tè cinesi.

A questo punto la storia perde i suoi connotati fiabeschi ed entrano in scena la burocrazia e il mercato. Che cosa non dovette affrontare Koshman per il riconoscimento legale del suo tè... Nella sua modesta casa a Solokh-Aul, oggi trasformata in museo, sono conservate le innumerevoli risposte dell'Accademia delle Scienze: gli accademici pietroburghesi giudicavano le sue lettere sul tè Krasnodarskij l’opera di uno schizofrenico; la polizia fu corrotta e indotta a intervenire contro un potenziale concorrente e la moglie di Koshman fu costretta  a pagare per farlo uscire di prigione.

La piantagione del caparbio agricoltore per poco non finì distrutta e come riuscì a salvarsi è un altro dei tanti misteri di questa storia, ma forse alla famiglia Koshman era ancora rimasto del denaro per distribuire bustarelle. Del resto i riconoscimenti ufficiali giunsero solo in epoca sovietica, quando Iuda, che aveva ormai superato i 70 anni, fu insignito di una medaglia d'oro alla fiera dell'agricoltura.

Koshman morì che era quasi centenario e fu sepolto insieme alla moglie nella sua piantagione, tra i cespugli di tè, che continuano a fornire raccolti anche oggi. Il tè “Domik Koshmanov”, raccolto a mano, viene venduto tuttora in Russia a un prezzo decisamente alto, ma la qualità vale il denaro speso, e più le piante invecchiano più il tè che se ne ricava è considerato pregiato. Le qualità scelte dal grande selezionatore Koshman, nel XX secolo si diffusero ampiamente nelle gole montane di Sochi. In epoca sovietica il tè Krasnodarskij rimaneva invenduto nei negozi, perché non apprezzato: la raccolta meccanica l'aveva privato di tutte le sue caratteristiche pregiate.

Nel periodo della perestrojka le grandi piantagioni s’indebolirono, ma il tè Krasnodarskij non sparì e ritornò a essere un prodotto di nicchia com'era all'inizio, per la sua peculiarità di essere un tè raccolto a mano, prodotto in quantità limitata e venduto in piccole aziende a un pubblico di raffinati intenditori. Fino al 2012 il Krasnodarskij era considerato il tè più a Nord del mondo, tuttavia quest'anno gli inglesi hanno effettuato il raccolto del primo tè piantato in Inghilterra. La nota curiosa è che sembra ripetersi la stessa storia di qualche secolo fa: gli intenditori russi non hanno ancora avuto finora il piacere di degustarlo...

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