La parola corporea di Majakovskij

Andrea Renzi in un momento dello spettacolo (Fonte: Ufficio Stampa)

Andrea Renzi in un momento dello spettacolo (Fonte: Ufficio Stampa)

In "Fuochi a mare per Vladimir Majakovskij" l'attore Andrea Renzi interpreta il poeta russo. In scena al Teatro Argot di Roma fino al 1° dicembre 2013

In una scenografia minimalista, in cui a farla da padrone è un piccolo tavolino bianco - un “palcoscenico nel palcoscenico” - Andrea Renzi, silouhette in bianco e nero, camicia bianca con bretelle e pantaloni scuri, interpreta Majakovskij in uno spettacolo tratto dal poemetto “La Nuvola in calzoni”. Un’interpretazione, quella di Renzi, potente, totalizzante, quasi viscerale, che coinvolge il corpo in movimenti e scatti improvvisi dando ulteriore forma al fluire della voce che si snoda tra picchi infervorati e toni pacati, come una preghiera dissacrante. La futuristica tensione vitale verso l’utopia e la celebrazione della materia della poetica di Majakovskij sono rappresentate come una forza dirompente che parte dai muscoli, dai tendini da ogni fibra del corpo. Sono fatte di carne e ossa, prima ancora che l’anima si decida a spirarle in versi attraverso il megafono della voce.

Compagna di scena di Renzi è una pistola, ora poggiata sul tavolino, ora impugnata dall’attore per sparare alla fine delle sue declamazioni contemporaneamente allo spegnersi delle luci. Una sorta di punteggiatura sonora che va a ritmare la performance teatrale insieme con gli effetti pirotecnici usati dall’attore per scandire i suoi versi ed evocati già nel titolo dello spettacolo: “Fuochi a mare per Vladimir Majakovskij”. “Come si fa con i santi in alcune città, soprattutto del Sud Italia, a cui si dedicano i fuochi d’artificio esplosi dal mare, così io ho celebrato il mio santo: Vladimir Majakovskij”, spiega a Russia Oggi Andrea Renzi, di origini romane ma adottato artisticamente da Napoli sin dalle sue prime collaborazioni con il regista partenopeo Mario Martone.

Eppure, tornando alla pistola e all’esplosione del suo memento mori, quell’arma, nella sua poderosità, sta lì a ricordare il gesto estremo del poeta russo, suicidatosi per amore, a soli 37 anni, con un colpo di pistola al cuore. Lo sparo di Majakovskij – dice Renzi - lo restituisce alla storia e all’arte. Ciò che colpisce è proprio questa tensione tra la sua vitalità e la morte. Lui dice che ‘l’amore è il cuore di tutte le cose’ laddove per amore s’intende l’amore in senso vasto, per la vita, per l’utopia.... Quando Majakovskij ha sentito naufragare questo sogno, allora ha scelto il suicidio come atto di libertà”.

La sua interpretazione ripercorre i temi chiave della poetica di Majakovskij, tra cui l’esaltazione della Rivoluzione che il poeta russo fu in grado di prevedere. Questo inno alla rivolta come potrebbe aiutarci a leggere la società contemporanea?

Quando Majakoskij dice ‘alla testa di orde affamate con la corona di spine della Rivoluzione, avanza l’anno ‘16’, non è così difficile pensare alle ‘orde affamate’ che si presentano sulle nostre coste, sui nostri territori ma questo ci conferma che lo sguardo del poeta apre le nostre menti verso il futuro. E lo vediamo nei nostri tempi in cui è difficile ritrovare questa tensione verso l’utopia, verso il fututo”.

Lei definisce la poesia di Majakovsij come ‘un personale laboratorio, un luogo di sperimentazione’. Ci spieghi meglio come ha inciso la figura di Majakovskij nella sua crescita artistica...

Quando ho letto le sue poesie ho capito che mi avrebbe consentito di continuare sia il lavoro sulla parola che quello sul corpo, sul movimento. Sin dall’inizio ho capito l’unità profonda tra la persona fisica di Majakovskij e la sua poesia”.

Lei nasce come attore di teatro e approda poi al grande schermo. Nei giorni scorsi il ministro della Cultura russo, Medinskij, ha sottolineato il forte legame tra il cinema italiano e quello russo annunciando nuovi investimenti nelle produzioni cinematografiche italiane. Cosa pensa di questo rapporto tra i due paesi in ambito cinematografico?

Credo che siano due paesi che hanno due grandi tradizioni cinematografiche. Per me oltre alla cinematografica classica due registi di riferimento sono Tarkovskij e Sokurov. Forse la principale differenza tra Italia e Russia sta nella metodologia della recitazione a partire da Stanislavskij. Mentre in Russia abbiamo una scuola più strutturata, in Italia non abbiamo una vera e propria scuola ma un metodo d’insegnamento più artigianale. Bisogna però ricordare che Stanislavskij per i suoi studi osservava proprio gli italiani Salvini e le compagnie teatrali ottocentesche in tournee in Russia. E quindi si può dire che le metodologie di recitazione dei due paesi sono in un certo senso complementari”.

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