Il conflitto senza tempo tra l'artista e il potere

Una scena tratta dal film (Foto: ufficio stampa)

Una scena tratta dal film (Foto: ufficio stampa)

In anteprima mondiale al Festival del Cinema di Roma, Birmingemskij Ornament 2, il film di Yuri Leyderman e di Andrey Silvestrov. Un viaggio nel tempo tra i territori dell'arte e della politica

L’eterno conflitto tra l’artista, il potere e la libertà d’espressione. Parte da qui Birmingemskij Ornament 2, il film di Yuri Leyderman e di Andrey Silvestrov, presentato in anteprima mondiale al Festival del Cinema di Roma. Il film, che è in concorso nella sezione CinemaXXI, è la seconda parte del fortunato Birmingham Ornament che ha partecipato nel 2011 alla Mostra del Cinema di Venezia.

Il film 

RegiaAndrey Silvestrov, Yury Leiderman

SceneggiaturaAndrey Silvestrov, Yury Leiderman

CastMikhail Efremov, Shinichi Watabe, Pradumna Chatterjee, Alik Ligaliu, Sergey Migovich, Valery Gorin, Pavel Fartukov

Yuri Leyderman e Andrey Silvestrov hanno lavorato al progetto di Birmingemskij Ornament per quasi 10 anni con l’obiettivo di cercare di fondere il confine tra arte contemporanea e cinema moderno, attraverso una serie di frammenti girati a Mosca, in Giappone, in Georgia, a Creta e in Finlandia, che si uniscono e danno vita a un film sperimentale e a tratti surreale. In occasione dell’anteprima mondiale abbiamo incontrato il regista Andrey Silvestrov. Con ancora negli occhi le immagini che mettono insieme il teatro giapponese con i cori georgiani, passando per le atmosfere sovietiche degli anni 30.

Birmingemskij Ornament 2 è stato definito un film sperimentale, è giusta questa definizione?

Si, è un film sperimentale. Si compone di 16 nuovi frammenti che messi insieme creano l’ensemble del film. Abbiamo lavorato in diversi Paesi e girato in 5 lingue: russo, georgiano, finlandese, giapponese e inglese. E ogni volta abbiamo tenuto conto delle caratteristiche particolari di ogni Paese, cercando di evidenziarle al meglio.

La prima parte del film era stata presentata al Festival di Venezia nel 2011...

Si è la sua continuazione ideale. Affrontiamo il tema della libertà dell’artista e del suo rapporto con il potere, e quindi anche con la politica. Birmingemskij Ornament, a Venezia, ha avuto sia critiche che applausi: da una parte è stato un successo, dall’altra parte meno perché non è stato capito fino in fondo. Non abbiamo girato questa seconda parte per presentarla a Roma, è capitato: Marco Müller ci ha chiesto di partecipare e abbiamo accettato con piacere ma non è stato fatto con un preciso scopo di pubblico.

Nel trailer del film si vede una scena ambientata a Mosca negli anni Trenta, giusto?

Sì, è la scena della discussione tra il poeta Mandel’stam e Kyuev. Abbiamo ricreato l’ambientazione degli anni Trenta in un appartamento in stile sovietico che abbiamo trovato a Mosca e che era rimasto intatto: un vero e proprio viaggio nel tempo.

Il film tratta il rapporto tra l’artista e il potere, qual è la sua opinione in merito?

È difficile rispondere a questa domanda. Il tema del rapporto dell’artista con il potere e della sua effettiva libertà è un tema complesso e delicato e in esso influiscono diversi fattori, come le tradizioni e il vissuto. Anche l’autentica libertà dell’artista è un tema difficile da trattare, ma posso dire che secondo me un artista deve essere sentirsi soprattutto libero dentro di sé, anche se è indubbio che spesso deve accettare qualche compromesso, anche se naturalmente esistono dei Re Mida che fanno diventare oro tutto quello che toccano.

Cosa ne pensa del cinema italiano?

Per me il cinema italiano è quello dei grandi classici, come Fellini, Visconti, Antognoni. Purtroppo, del cinema contemporaneo non ne so molto, arrivano pochi film italiani in Russia.

Infine, una curiosità: ci rivela perché avete scelto come titolo Birmingemskij Ornament?

Un po’ per caso. Eravamo a Birmingham a filmare la mostra di Yuri Leyderman e da qui la prima parte del titolo; la seconda è dovuta al fatto che i vari episodi sono come degli ornamenti che messi insieme vanno a formare una totalità che poi è il film.


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