Walking the streets of Moscow (1963)

Un momento delle riprese del film (Foto: Itar-Tass)

Un momento delle riprese del film (Foto: Itar-Tass)

Georgi Daneliya gira il film del disgelo. Il cinema che scioglie la cappa staliniana. Immagini simbolo per intere generazioni

Partiamo dal presente. Anzi, dal passato prossimo. E' il 28 agosto di quest'anno quando scompare "l'occhio" del cinema russo degli ultimi cinquant'anni. Vadim Yusov, operatore, direttore della fotografia, regista e produttore. Ai più, forse, il nome dice poco. Ma basta scorrere la lista dei suoi lavori: la camera di Yusov è quella dei capolavori di Tarkovskij, di Sergei Bondarchuk. Da Solaris a Red Bells, Yusov ha lasciato la sua impronta in profondità. Una carriera iniziata negli anni '60, subito con Tarkovskij. E nel 1963 Yusov partecipa a quello che senza dubbi è il film dell'epoca per quanto riguarda il successo ottenuto: Walking The Street Of Moscow.

Diretto da Georgi Daneliya, il film che ha segnato più di altri l'immagine della Russia durante il disgelo, Walking The Street Of Moscow esce nelle sale nel 1963. Il mondo non è più sull'orlo della Terza Guerra Mondiale e può ammirare come si vive nella capitale dell'Unione Sovietica. E se i tono sono naive, poco pretenziosi, qui si tratta di osservare non solo un momento importante della storia del cinema russo: ma di farsi spettatore della storia che entra nel cinema. Le strade di Mosca, l'ottimismo delle giovani generazioni, il senso di speranza riversato sul proprio futuro.

Estate, aeroporto. Volodya è uno scrittore che arriva dalla Siberia per incontrare vagliare un'offerta editoriale. Disincantato, ai limiti del cinismo, inizia il suo viaggio nella capitale. Un viaggio che diviene subito metafora di quello che un'intera generazione vuole compiere per uscire dagli anni bui di Stalin, da quell'interpretazione del socialismo che ha quasi annullato le energie di un'intera nazione. Durante il tragitto in metropolitana, Volodya incontra Kolya, quasi la stessa età, che sta ritornando a casa dopo una notte fuori. I due fanno amicizia e Kolya si offre di accompagnare il giovane scrittore nella casa in cui dovrà essere ospitato.

Mentre sono per strada, Volodya viene aggredito da un cane, ma grazie all'aiuto di Kolya riesce a liberarsi. E non finisce qui: perché l'intrepida leggerezza di Kolya riuscirà anche a risolvere i problemi dell'ospite di Volodya. L'ottimismo. L'ambizione rivolta a un futuro dove la libertà si realizzi non solo come un miraggio promesso dal partito e dalle burocrazie, si riversano in ogni scena del film, in ogni soluzione tecnica, in ogni dialogo. Una liberazione dall'oprresione dei dogmi del periodo staliniano.

Un film simbolo. Talmente tanto che Nikita Mikhalkov - Kolya - al suo primo film, divenne immediatamente il volto del Disgelo. Una tensione verso un "progresso libero da catene" che lo ha accompagnato in tutta la sua carriera, da Oblomov fino al pieno raggiungimento del successo internazionale. Basti ricordare Dark Eyes, tratto da racconti di Checov e con la partecipazione di Marcello Mastroianni.

Infine, da ricordare, la colonna sonora del film Suonata dallo stesso Mikhalkov e composta da Andrei Petrov. Un inno trans-generazionale. Ripreso anche da numerosi gruppi rock negli anni '90. Un invito all'ottimismo per uscire dalle crepe di un sistema politico prima ammalato e poi crollato su se stesso.       

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