Il Jazz dietro la cortina di ferro

Per molti decenni i musicisti sovietici hanno emulato le scoperte e le innovazioni dell’Occidente in vari generi musicali. Ma un’eccezione alla regola c’è ed è il nuovo jazz. Negli anni Settanta in Urss apparve e si affermò un movimento musicale unico, che affascinò il pubblico occidentale

Avanguardia, arte concettuale. Tutto tradotto in dissonanze e in furiosi attacchi ai principi dell'Armonia. Negli anni Sessanta gli intellettuali sovietici più raffinati accolsero e amarono la musica di John Cage e Pierre Boulez, e di Ornette Coleman e John Coltrane. Più o meno in quello stesso periodo furono pubblicati libri di arte concettuale e di performance teatrali. Queste influenze, tutte insieme, diedero vita a qualcosa di originale: il nuovo jazz.

L'ideologo fu il giornalista e critico musicale Efim Barban, che alla metà degli anni Settanta pubblicò il libro stampato  in proprio “Musica nera, libertà bianca”. “Quella prima edizione” ricorda Barban, “fu stampata in 70 copie con una macchina da stampa offset. La tiratura la dice lunga: alla metà degli anni Settanta nell’Unione Sovietica avevano familiarità con il free jazz (d’avanguardia) non più di un centinaio scarso di persone, che si conoscevano tra loro, anche se vivevano in località tanto diverse quanto Vilnius e Novosibirsk, Arcangelo e Almaty. Il free jazz faceva parte della scena musicale underground. Era cultura alternativa”.

A portare il nuovo jazz in Occidente furono gli esuli sovietici dell’emittente russa della Bbc. Leo Feigin (pseudonimo Alexei Leonidov) fu il conduttore di una trasmissione sul free jazz sovietico, e con la sua etichetta “Leo Record” pubblicò i dischi di artisti jazz sovietici underground. Ben presto si unirono a lui Efim Barban (pseudonimo Gerald Wood) e Alexander Kan. Tra le icone di questo genere musicale ci fu  il trio “Gct”, formato da Vyacheslav Ganelin al piano,  Vladimir Tarasov alle percussioni e Vladimir Chekasin, vocalist. Il gruppo si era formato a Vilnius all’inizio degli anni Settanta e la loro musica spiccava rispetto ad altre per le improvvisazioni virtuosistiche di vari stili.

A  Mosca all’inizio degli anni Ottanta ho assistito a un concerto dei Gct. Svariate centinaia di persone, di quelle che tipicamente assistono ai concerti rock underground,  si riunirono al palazzo della cultura della comunità dei non vedenti. A quei tempi non si facevano  distinzioni tra free jazz e rock: entrambi erano considerati generi musicali  innovativi, apprezzati da studenti e intellettuali. Il concerto si tenne nell’ambito di “Jazz subscription”, una sorta di progetto di conoscenza  del jazz che, nel corso di un anno, vide coinvolti vari istituti culturali nei quali, prima dei concerti jazz, un esperto di musica teneva una breve conferenza introduttiva.

Il trio Gct fece da apripista, spalancando la strada a un pantheon di musicisti e presentò l’Urss all’ Occidente come un paese dotato di una propria avanguardia jazz. Il giornalista e musicista moscovita Alexander Lipnitsky fu il primo in Unione Sovietica a pubblicare sul quotidiano ufficiale “Cultura sovietica” un articolo di elogi al trio Gct che consolidò lo status del gruppo allora poco conosciuto e lo aiutò a sopravvivere nelle difficili realtà sovietiche. Ai quei tempi sulla bocca di tutti si sentiva ripetere spesso un’espressione di compatimento: “Oggi suona jazz, domani venderà la madre patria!”.

Storia emblematica di quegli anni è quella di Eddie Rosner, un musicista molto famoso, il primo a suonare lo swing in Urss. Nel 1946 fu arrestato dalla Nkvd (Commissariato del popolo per gli affari interni) e fu condannato a dieci anni di gulag. Rimase lì rinchiuso  fino alla morte di Stalin, avvenuta nel 1954. Qualsiasi musicista jazz avrebbe potuto andare incontro alla stessa sorte di Eddie.

Nel 1948 il Politburo del Comitato centrale del Partito comunista emise una spregevole ordinanza in virtù della quale  il movimento musicale formalista era stigmatizzato e definito “contrario al popolo”. Ne rimasero coinvolti anche  gli artisti jazz. La minaccia del gulag incombette sui musicisti che suonavano la “musica sbagliata”. Quel periodo della storia del jazz sovietico fu chiamata “l’epoca dei sassofoni piegati”. Il jazz sassofono fu proclamato nemico della società sovietica. Negli anni Settanta molti musicisti di spicco rimasero privi di uno status professionale o si trovarono inseriti all’interno di filarmoniche statali, che non offrivano loro né concerti né tournée. “Melodia”, unica casa discografica sovietica, pubblicò soltanto di rado gli album degli artisti jazz sovietici. Di regola, quegli  album erano semplici compilation. I musicisti in qualche caso dovettero attendere anni prima che un loro disco da solisti fosse pubblicato, e alcuni attesero invano.

A causa della repressione, i musicisti emigrarono in Occidente quanto più velocemente possibile. All’inizio degli anni Novanta, decine di jazzisti di talento lasciarono il paese per emigrare in Israele, in Germania, in Francia e negli Stati Uniti. Altro grande innovatore, oltre al trio Gct, fu Sergey Kuryokhin (1954-1996). Esordì come pianista free jazz e si guadagnò enorme fama come creatore nel 1984 del Pop-Mechanism (PM), un mix d’avanguardia di stili quanto mai differenti, comprendenti free jazz e rock, varietà e teatro dell’assurdo, e inglobando in qualche caso anche happening e performance artistiche. Kuryokhin mise a punto le sue tecniche di direzione, che comprendevano salti e movimenti ondulatori delle gambe. PM alla fine amalgamò in modo proficuo e innovativo vari generi molto disparati di musica e di recitazione.

Il numero di chi aderì a questo nuovo genere variò da molti musicisti a decine. Sul palco salivano addirittura degli animali. Tra i seguaci di PM ci sono alcuni musicisti dei più importanti gruppi musicali di Leningrado negli anni Ottanta, gli Aquarium, i Kino e gli Auction. Molti famosi musicisti jazz presero parte a PM, tra i quali Vladimir Chekasin (GTC), Sergey Letov, Igor Butman, Arkady Shilkloper e molti altri.

Il Festival internazionale Sergey Kuryokhin si svolge ogni anno a San Pietroburgo. E oggi esiste anche un Centro di arti moderne dedicato a Sergey Kuryokhin, che rappresenta e sostiene i progetti musicali giovani, sperimentali e di avanguardia. In ogni caso, in seguito nessun genio o innovatore del calibro dei Gct e di Kuryokhin è emerso. Ormai tutto ciò è storia. Il nuovo jazz è un esempio unico di un fenomeno musicale vivace creato da parecchi entusiasti di talento a loro stesso  rischio, dato che sfidarono il sistema totalitarista.

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