Chapaev (1934)

I fratelli Vasilyev danno forma all'epopea della Rivoluzione. Vendicandosi, in nome del Realismo, dell'astrattismo delle Avanguardie

Ci sono film che nascono da un'intuizione. Altri che vengono fuori per dar forma a impianti teorici predisposti per definire cosa debbano rappresentare le immagini che fluiscono sullo schermo. Altri, ancora, che cercano solo di intrattenere: una merce tra le altre per poter spendere meglio il proprio tempo libero. Chapaev, invece, viene fuori da una trincea: dall'amicizia, nata durante le prime fasi della guerra civile iniziata 1917, tra Vasily Ivanovich Chapaev, comandate della 25esima divisione dell'Armata Rossa, e il commissario bolscevico Dmitri Furmanov. Meglio: dal libro scritto da Furmanov, in cui viene raccontata la vita di Chapaev. Una vita spezzata, a trentadue anni, il 5 settembre del 1919.

Chapaev arriva nelle sale dell'Unione Sovietica nel 1934. È diretto dai fratelli Georgi e Sergei Vasilyev e prodotto dalla Kynostudiya Lenfilm, un'unità di produzione che opera a Leningrado. E al di là della storia che si presenta, del modo in cui la trama viene trasposta sullo schermo, per adesso conta registrare la sua ricezione. Diventa ben presto, e lo sarà per lungo tempo, il maggior successo dell'industria cinematografica sovietica. L'anno successivo fa incetta di premi: dagli Stati Uniti alla Francia. Per la prima volta il cinema sovietico sbanca i botteghini di tutto il mondo, viene accolto quasi come un miracolo dalla critica internazionale. Si pone come un polo di confronto ineludibile: un luogo estetico dal quale trarre ispirazione per l'evoluzione della settima arte.

Tutto questo, perché Chapaev è - per gli obiettivi che si prefiggeva - semplicemente perfetto: è la concretizzazione dell'intera estetica cinematografica del Socialismo Reale. Sin dai primi anni del nuovo regime, infatti, il binomio tra Cinema e Rivoluzione è assolutamente inscindibile. Il Cinema deve essere rivoluzionario, raccontare la storia con un ottica del tutto capovolta rispetto alla semplice e ludica proiezione d'immagini. E la Rivoluzione deve essere cinematografica: simbolica, diffusa, in grado di propagandare la propria iconografia, i propri valori, cercando, attraverso la riproposizione della vita degli Eroi del Nuovo Ordine, di fornire un impianto pedagogico in grado di orientare tutto il popolo verso il progresso.

Chapaev rappresenta anche la vendetta del Realismo Socialista nei confronti dell'Avanguardia. Basta pensare all'uso del sonoro - dialoghi, rumori di battaglia, colpi di pistola e di mitragliatrici - in completa opposizione alle idee che fin dal 1928 erano state presentate da Ejzenshtejn e Aleksandrov per utilizzare i suoni in senso formalistico: senza tener conto della loro attinenza alla situazione filmata. In Chapaev è tutto concreto. Come concreta è la trama: un contadino che si arruola e che con il suo sacrificio riesce a far compiere passi avanti alla Rivoluzione. L'archetipo del "salvatore della Patria" in cui tutti i cittadini russi avrebbero potuto riconoscersi.

Ed evidentemente, vi si riconosceva anche Stalin: passate alla storia le trentotto proiezioni notturne al Cremlino decise dal presidente russo. Non solo: tutti gli ideologi del PCUS inserivano Chapaev tra le pietre miliari - non solo cinematografiche - della pedagogia rivoluzionaria. E vi si riconoscevano anche milioni di cittadini. Non a caso, i protagonisti del film - Chapaev, Furmanov, Petka e Anka - sono caratteri scolpiti nella cultura popolare di un'intera nazione. E ancora oggi continuano a essere prodotti studi e documentari sul film del 1934. Per comprendere tutte le sfumature dell'immaginario dei rivoluzionari di professione.        

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