Stalingrad, l'amore ai tempi della guerra

Una produzione da 30 milioni di dollari. Tecnologie all'avanguardia. Il nuovo film di Fedor Bondarchuk - presentato al Festival del Cinema di Roma - racconta, lontano dall'epica, il versante intimo del secondo conflitto mondiale. Per un'opera che in patria ha già diviso i critici

Un episodio impresso nella memoria collettiva. Un budget stellare, oltre 30 milioni di dollari. E una tecnologia, l'IMAX 3D, mai usata prima in un film non americano. Queste sono solo alcune delle caratteristiche di Stalingrad, il nuovo film del regista russo Fedor Bondarchuk presentato fuori concorso al Festival del Cinema di Roma.

Già campione di incassi nella Federazione, il film ha diviso i critici cinematografici. Ma questo non sembra spaventare Bondarchuk. Che, in conferenza stampa, ha dichiarato di essere assolutamente conscio di aver fatto un film che farà discutere, se non altro per il tema, la battaglia di Stalingrado, appunto.


Una scena tratta dal film (Foto: ufficio stampa)

Siamo nel 1942, alcuni soldati russi riescono ad attraversare il Volga e a trovare rifugio in una casa abbandonata; lì si nasconde una ragazza che si è rifiutata di scappare all’arrivo dei tedeschi. Nascerà una storia d’amore sullo sfondo di una delle battaglie più sanguinose di sempre. Abbiamo incontrato Fedor Bondarchuk in occasione della presentazione del film al Festival del Cinema di Roma.

Stalingrad non e solo un film di guerra: è un film d'amore, d'azione e anche western in certe scene. Lei come lo definirebbe?

A me non interessava fare né un documentario né un generico film di guerra. In Stalingrad viene raccontata una storia umana e il conflitto fa da sfondo, è come una metafora, un qualcosa di surreale e non di realistico. Non volevo raccontare la battaglia di Stalingrado storicamente quanto far percepire allo spettatore il momento storico. Stalingrad non è classificabile sotto a un genere, ma potrei comunque definirlo un film epico e una saga.

Ha usato la tecnologia IMAX 3D. Non teme che questo sia controproducente dato che non tutte le sale sono ancora attrezzate per questo tipo di film?

Non credo, anzi, le dico di più: se non avessi potuto girare in questa tecnologia, non avrei neanche girato questo film.

Nel 1987 ha recitato come attore in Stalingrad di Jurij Ozerov. E adesso è lei ha girarne uno con lo stesso titolo: sembra che questo tema le interessi molto...

Sì e no. Ho girato il film Stalingrad insieme al mio maestro Jurij Ozerov e allora ero uno studente di cinematografia, adesso sono un regista con dei lavori alle spalle. Quel che è certo è che in Russia il tema della Seconda Guerra Mondiale è un territorio nel quale muoversi è ancora pericoloso e capisco che questo film apre la strada alle critiche. Ripeto: non volevo fare un documentario di guerra ma qualcosa di nuovo.

Cosa ci dice del cinema italiano?

Sono cresciuto con il cinema italiano... Mio padre - il famoso regista Sergej Bondarchuk - conosceva Federico Fellini, in casa avevamo la locandina di “Amarcord” con il suo autografo. E poi conosco Rossellini e tutti gli altri grandi del cinema italiano.

E dei registi italiani contemporanei?

Ammiro Tornatore. Non lo conosco personalmente ma apprezzo molto i suoi lavori.

Pare che Stalingrad verrà candidato agli Oscar 2014...

Di questo preferisco non parlare per scaramanzia. Vediamo cosa succederà. Di certo sono contento di come il pubblico italiano ha accolto il film e anche della reazione degli addetti ai lavori: alla conferenza stampa dopo la proiezione del film c’era più giornalisti di quanti ce n’erano in Russia alla prima.

Stalingrad. Regia: Fedor Bondarchuk. Cast: Petr Fedorov, Thomas Kretchmann, Sergey Bondarchuk, Maria Smolnikova, Yanina Studilina, Andrey Smolyakov, Dmitry Lysenkov, Alexey Barabash, Oleg Volk, Heiner Lauterbach

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