Nicola Ivanoff, il tenore che incantò Verdi

Il tenore russo Nicola Ivanoff (Disegno di Childe; incisione di G. Stodart)

Il tenore russo Nicola Ivanoff (Disegno di Childe; incisione di G. Stodart)

Nel suo libro Konstantin Pluzhnikov ripercorre la vita dell'artista che con la sua voce e le sue interpretazioni riuscì a conquistare Rossini e Donizetti

Nella cittadina che nel 1810 diede i natali a Nicola Ivanoff si contavano 429 case, una scuola e sei chiese. Fu proprio nel coro di una di queste chiese che Nicola Ivanoff si avvicinò al canto, iniziando una carriera che lo consegnò alla storia come uno dei più grandi tenori di tutti i tempi, senza il quale, azzarda l’autore, l’opera sarebbe sicuramente diversa.

La copertina del libro

La vita di questo prodigio, dotato di “una voce di grande estensione” e di “adamantina purezza” viene ricostruita di città in città, di spettacolo in spettacolo, da Konstantin Pluzhnikov in “Nicola Ivanoff, un tenore italiano” (collana “I russi in Italia”, Sandro Teti Editore).

Attraverso documenti e testimonianze di alcuni contemporanei, l’autore (professore del Conservatorio di San Pietroburgo, primo tenore del Teatro Mariinskij) tesse su carta la vita dell’artista, dai suoi primi passi nel mondo della musica all’arrivo in Italia, dal suo debutto al San Carlo di Napoli alle amicizie con i più grandi compositori del momento, come Bellini, Donizetti e Rossini, fino alla bagarre con lo zar Nicola I, che non voleva cedere all’estero questo cantante dalle doti brillanti, istruito a spese dello stato russo e fuggito in Italia insieme all’amico e compositore Mikhail Glinka per studiare e per curarsi da una malattia

Il compositore Mikhail Glinka, amico di Nicola Ivanoff, visse per un periodo in Italia in compagnia del tenore russo (Fonte: YouTube)

E mentre Rossini nelle sue numerosissime lettere lo chiamava “amico” (nel libro si contano più di dieci missive), Giuseppe Verdi se lo vide raccomandare come “una delle più belle voci tenorili di quegli anni”. Un consiglio accettato di buon cuore, visto che, così come testimoniano gli spartiti riportati nel libro, lo stesso Verdi scrisse appositamente per Ivanoff numerose arie.

Fra documenti storici, litografie, spartiti e corrispondenze epistolari, Pluzhnikov ci consegna un ritratto preciso e fedele delle opere e dei ruoli interpretati da Ivanoff, attraverso una cronologia attenta e dettagliata, arricchita da nuovi dati che aggiungono alla biografia dell’artista alcune notizie fino a prima rimaste nell’ombra.

Aperto da una prefazione di Fausto Malcovati, cui fa seguito l’introduzione di Alfonso Gianni, il libro ci mostra un Nicola Ivanoff innamorato del Belpaese, ammirato dai suoi connazionali, conteso dai teatri e rincorso dallo zar. Un “fiore all’occhiello dei teatri italiani”, figura di grande rilievo nella storia del canto operistico, molto celebre un tempo, oggi purtroppo conosciuto e apprezzato perlopiù solo da attenti e appassionati melomani.

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