Cinema, Umberto Eco e l'ammirazione per Alexei German senior

Lo scrittore italiano Umberto Eco, molto conosciuto e stimato anche in Russia (Foto: Itar-Tass)

Lo scrittore italiano Umberto Eco, molto conosciuto e stimato anche in Russia (Foto: Itar-Tass)

L'opera postuma del regista russo, “È difficile essere un dio”, che sarà presentata in anteprima al Festival Internazionale del Film di Roma, ha avuto come primo spettatore lo scrittore italiano: ecco il racconto delle sue emozioni

La pellicola “È difficile essere un dio” del regista russo Alexei German senior (scomparso nel febbraio 2013verrà presentata per la prima volta al Festival Internazionale del Film di Roma, che si terrà dall’8 al 17 novembre 2013. A vedere il film in anteprima è stato il celebre scrittore italiano Umberto Eco, il quale ci ha messo tre giorni per riprendersi dallo shock.

Il film è basato sul romanzo omonimo dei fratelli Arkady e Boris Strugatskij, due autori di fantascienza dell’epoca sovietica. Lo scrittore italiano Umberto Eco, amico del regista, scrive nel suo saggio: “Sarà difficile essere un dio, ma è altrettanto difficile essere uno spettatore in grado di affrontare un’opera così colossale. Dopo aver guardato la pellicola di German, posso senza dubbio affermare che i film di Tarantino sono, in confronto, semplici produzioni disneyane”.

La storia si svolge su un pianeta lontano, oppresso dalla bestialità medievale e caratterizzato da guerre, cospirazioni sanguinose e una lotta continua per mantenere il controllo su un popolo che nuota nella più totale ignoranza. La Terra decide di inviare su questo pianeta un gruppo di osservatori con il compito di studiare da vicino l’evoluzione della giovane società aliena e di aiutarla a progredire. La storia è aperta a varie interpretazioni: essa può essere vista come un semplice racconto di fantascienza, come una satira velata sulla storia sovietica, o come una riflessione filosofica.

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Il critico cinematografico Anton Dolin ha dichiarato a proposito del film: “La pellicola di German rientra nei cosiddetti tesori nazionali della Russia. È davvero difficile riuscire a prevedere il risultato commerciale di un film così complesso: da un lato, non si può di certo dire che si tratti di una pellicola adatta a qualsiasi spettatore, ma dall’altro German è un regista di culto e il suo film è molto atteso. Un sacco di gente si recherà nelle sale a vederlo, solo per curiosità”.

Le riprese avevano avuto inizio già negli anni Novanta e si sono poi protratte per più di quindici anni. L’attore protagonista Leonid Yarmolnik spiega: “Perché le riprese sono durate così tanto? Perché German metteva continuamente in dubbio le proprie scelte, non era sicuro di aver decrittato correttamente l’opera…”.

Dopo la scomparsa di German senior, avvenuta nel febbraio del 2013, i lavori sul film sono stati portati a termine da parenti e amici. Il figlio del regista, Alexei German junior, osserva che, al momento della morte del padre, il film era già stato completato, andavano perfezionati solo alcuni dettagli tecnici riguardanti gli effetti sonori. Secondo lui, la pellicola è molto attesa e verrà proiettata in più di solo una decina di sale cinematografiche.

La versione finale del film verrà presentata per la prima volta al grande pubblico proprio a Roma, in occasione del Festival Internazionale del Film. Il regista russo verrà insignito della Lupa Capitolina come premio postumo alla carriera.

“Sarà per me un grande onore assegnare il premio alla carriera ad Alexei Yurevich German. La sua scomparsa ha rappresentato una grande perdita per il mondo del cinema. Grazie a lui, abbiamo tutti capito che cosa sia il cinema contemporaneo. Tutti sapevamo già che cosa fosse il cinema contemporaneo da un punto di vista cronologico. Con l’opera e l’attività creativa di German, abbiamo capito che cosa sia il coraggio e l’audacia, e che cosa significhi sottoporre ogni volta il proprio lavoro a un esame critico”, ha sottolineato il direttore artistico del Festival Internazionale del Film di Roma, Marco Müller.

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