Margherita Guglielmi: Con Mosca fu amore al primo canto

Dall’esordio alla Scala di Milano al Bolshoj e ai teatri di tutto il mondo: la vita tra Italia e Russia del soprano

Pochi cantanti italiani sono tanto legati alla Russia, come Margherita Guglielmi. Quando nel 1964 La Scala di Milano portò al Teatro Bolshoj di Mosca la Lucia di Lamermmor, diretta da Nino Sanzogno, la giovanissima Margherita Guglielmi esordì sul palco moscovita come cantante della Scala. Fu un successo incredibile.

Il pubblico russo si innamorò di Margherita e il Ministero della Cultura la invitò negli anni successivi a Tallin, Leningrado, Riga, Minsk e in tutta l’Unione Sovietica. A Mosca cantò alla Sala grande del Conservatorio con Placido Domingo e Piero Cappuccilli. Quando nel 1966 ritornò a Mosca, M. Ignatieva scrive sulla Sovietscaja Cultura: “Che grande cosa per una cantate lirica la padronanza della voce, una brillante scuola vocale che consente di adoperare i numerosi colori dell’arte canora!”.

Margherita Guglielmi è stata una cantante apprezzata in tutti i teatri del mondo: Tokyo, Lima, Cannes, Tblisi, Sofia, Bilbao, negli Stati Uniti e ha conosciuto tutti i mostri sacri della lirica: Di Stefano, Corelli, Gavazzeni, Giauriov, Cappuccilli, Pavarotti, Freni. Oggi viene invitata a importanti Accademie, Università e Fondazioni a tenere convegni, collabora col Conservatorio di Milano ed è stata chiamata a insegnare canto in Giappone.

Ecco a voi l’intervista a Margherita Guglielmi, rilasciata al corrispondente de La Voce della Russia Daniele Ceccarini.

Lei ha interpretato Lucia di Lammermoor con grande successo al Bolshoj di Mosca, cosa ricorda di questa esperienza?

Mi ricordo, forse un po’ di incoscienza. Io ho sempre cantato con grande entusiasmo e per me stessa, ho sempre voluto cantare il meglio possibile. Cantare al Bolshoj per me è stato anche il debutto con la Scala. Siamo andati a Mosca con tutta la troupe della Scala e io avrei potuto avere l’opportunità di interpretare Lucia. È successo con la massima tranquillità, ripeto, quasi incoscienza. Quando superata l'incoscienza è stata eseguita l'opera, ho avuto un grande, grande, grande successo. Mi sono resa conto di quello che avevo fatto e sono stata molto felice. Il fatto che io sola della compagnia sia stata richiamata per tanti anni dal Ministero della Cultura a interpretare recital importantissimi come Rigoletto, Il barbiere di Siviglia è stato motivo di grande soddisfazione e la conferma del grande successo che ho avuto.

Com’è stata accolta dal pubblico russo?

Dire bene, dire benissimo, dire che è stato fantastico è dire nulla. Non trovo un aggettivo. Mi ha fatto grande piacere essere accolta in questo modo, perché mi sono resa conto che il pubblico russo è molto colto musicalmente. Ho capito questo dai bis che mi chiedevano, dalla raffinatezza, dalla finezza e dalla conoscenza delle arie che cantavo. Questo per me era molto importante, perché questi applausi, questi complimenti non erano solo una cosa di pelle superficiale, ma venivano da persone che sapevano e che si aspettavano qualcosa e io probabilmente sono riuscita a darglielo.

Lei ha iniziato la sua carriera molto giovane.

Sì, potrei dire in fasce sinceramente perché ero piccina piccina che cantavo già. La prima vera lezione di canto l'ho fatta a dodici anni. Ho cercato io l'insegnante e sono riuscita a farmi ascoltare da lui, una persona molto austera, un musicista mozartiano, wagneriano che quando ha visto questo scricciolo mi ha chiesto: Cosa canti?. Io risposi “Verde Luna”, insomma una canzoncina. Mi ha fatto fare dei vocalizzi e ha capito che c'era della stoffa. Alla fine mi ha detto: La voce non posso ancora dire se c'è oppure no, ma sicuramente c'è del talento. Allora mi ha fatto andare da lui ad ascoltare anche altri pezzi e dopo un mese cantavo già. Avevo dodici anni.

Dopo aver interpretato Lucia di Lammermoor è nato un rapporto con la Russia molto intenso.

Sì, certo. Ogni anno venivo richiamata per interpretare Il barbiere di Siviglia e altri spettacoli. Ho un carattere veramente strano, perché sono timida, molto timida, anche se non si direbbe, però, in palcoscenico, non lo so, forse, è il mio elemento, sono come un pesce nell'acqua, sto benissimo. È successo che una sera, mi pare a Leningrado, durante Il barbiere di Siviglia, c'è stato un momento dell'opera che tutti cantavano in italiano “Buona sera, mio signore” e, poi, ripetevano in russo “Dobre noche vam signor”; prima uno, poi l'altro, e quando è toccato a me, che ho sempre cantato in italiano, quella sera ho cantato anch'io in russo. Ho improvvisato questa frase ed è scoppiato il finimondo. Tutti ridevano e applaudivano. È stato molto bello.

Lei, nella sua carriera, ha cantato quasi in tutta la Russia; qual è stato uno dei momenti più emozionanti?

Non ricordo in quale città, però, ho fatto un recital dove ho cantato le arie più difficili. Io non cantavo soltanto cose interessanti, perché a me piaceva cantare anche pezzi molto difficili e impegnativi. Cantavo fino a 18 pezzi e a volte anche 23 con i bis. Quella sera, che avevo cantato “Amarilli”, un’aria di Caccini, un compositore del Seicento, mi hanno chiesto il bis insistentemente di questo pezzo. Questo dimostra quello che dicevo prima riguardo alla raffinatezza e al gusto del pubblico russo. Nonostante avessi cantato arie molto popolari, mi chiesero il bis proprio di “Amarilli”. Questo mi ha toccato molto, perché sono cose che a me facevano davvero piacere.

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