Le nature morte di Ventrone alla Biennale di Mosca

Dopo una personale a San Pietroburgo, l’artista romano torna in Russia con l’esposizione “Parallel World”, tra gli eventi della quinta edizione della manifestazione

È una storia molto particolare quella che ha portato a Mosca Luciano Ventrone, uno degli artisti italiani contemporanei più noti ai collezionisti e al pubblico delle gallerie di tutto il mondo.

Il pittore romano l’ha ripercorsa inaugurando la mostra “Parallel World”, evento collaterale nell’ambito della Quinta Biennale d’Arte di Mosca, ospitato dal 20 settembre al 20 ottobre 2013 nei locali del centro Vremena Goda Galleries.

Le opere di Luciano Ventrone a Mosca (Foto: Aleksei Esipov)

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a Luciano Ventrone 

Per Ventrone è la seconda personale in Russia, dopo quella allestita dal Museo Nazionale Russo di San Pietroburgo nel 2010. Scoperto nei primi anni Ottanta dal grande critico d’arte Federico Zeri, Ventrone ha perfezionato nel corso degli ultimi tre decenni una tecnica peculiare che combina gli strumenti ottici e fotografici alla pittura ad olio, permettendo di ottenere una resa dei soggetti ritratti precisa fin nei minimi dettagli.

“Si parte da uno studio dell’immagine fotografica e delle luci - spiega. - Una volta scelta l’immagine migliore, con l’aiuto di un proiettore realizzo le velature utilizzando le tempere acriliche e, solo dopo aver raggiunto un effetto soddisfacente, comincio a dipingere ad olio: è un procedimento difficile, per questo mi servo di pennelli da miniatura e dei migliori colori al mondo”.

Celebre per le sue nature morte, esposte in decine di sedi prestigiose dalla National Gallery of Art di Washington alla collezione privata dell’emiro di Abu Dhabi, il pittore afferma di non riconoscersi nella definizione di “artista iperrealista”: “L’iperrealismo riprende passivamente in pittura l’immagine fotografica. La fotografia, per me, è invece un semplice punto di partenza, per giungere ad una lettura astratta e metafisica che va al di là della semplice realtà figurativa”.

Come è nata la sua partecipazione, con questa mostra personale, agli appuntamenti della Quinta Biennale di Mosca?
Circa tre anni fa, i dintorni di Mosca furono investiti da una serie di terribili incendi, il cui fumo invase le strade della capitale. Maria Sava, la titolare della galleria K35, decise di spostarsi temporaneamente da Mosca a San Pietroburgo insieme alla sua bambina: in quel periodo proprio a San Pietroburgo era in corso una mia personale. La gallerista rimase colpita dai miei lavori e decise di mettersi in contatto con me: la cosa non fu facile, ma alla fine riuscì a raggiungermi attraverso un gallerista romano che tratta i miei lavori.

Le opere di Luciano Ventrone a Mosca (Foto: Aleksei Esipov)

Cosa ha significato per Lei tornare in Russia?
Sono onorato di aver potuto esporre le mie opere in questo spazio, dove ho voluto portare il mio quadro “Mosaico”, già ospitato alla 54ma Biennale d’Arte di Venezia nel 2011, per segnare una continuità ideale tra i due appuntamenti. Sappiamo bene che esiste uno stretto rapporto tra la cultura russa e quella italiana: molti grandi architetti italiani, nel corso dei secoli, hanno lavorato in Russia. Da parte mia posso dirmi orgoglioso di far parte di questo rapporto.

Che impressione le ha lasciato questo Paese nel corso della sua prima visita?

Della Russia ho conosciuto per ora soltanto San Pietroburgo, dove mi sono recato per una mostra del 2010: una città straordinaria che mi ha affascinato moltissimo, un vero e proprio museo all’aria aperta. Adesso approfitterò del tempo che ho a disposizione per conoscere meglio Mosca.

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