Letteratura contemporanea, la parola e il potere nei labirinti dell'oggi

La letteratura contemporanea russa è caratterizzata da nuovi scenari politici e aiuta a comprendere e superare il presente (Foto: Ria Novosti)

La letteratura contemporanea russa è caratterizzata da nuovi scenari politici e aiuta a comprendere e superare il presente (Foto: Ria Novosti)

Generi, stili e contenuti tendono a polarizzarsi: da un lato i reportage che raccontano la realtà, dall'altro la voglia d'evasione attraverso il fantasy

È stata l'unica luce capace di bucare il buio perfido degli anni Novanta. Rara gioia nella desolata e alienante terra di nessun aperta dal crollo dell'Unione Sovietica. La letteratura: una valanga di inediti, di libri mai stampati, di parole taciute per troppo tempo inonda la nuova Russia che si allontana dalla censura del regime.

Credit: Gaia Russo
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Un boom che, inevitabilmente, porta con sé anche la crescita della letteratura di puro intrattenimento. Ma basta poco e già all'alba del nuovo millennio gli scrittori iniziano a sperimentare, ricordando, semplicemente, di avere tra le mani il destino di una delle letterature più importanti del pianeta. Tornando a porre la questione del rapporto tra parola e potere.

Tra gli schemi più in voga per affrontare il labirinto della nuova letteratura, quello di Konstantin Milcin, critico di Russkij Reporter. Milcin identifica sette filoni principali. Si comincia con “l'essere umano in condizioni estreme”: la guerra o la prigionia, lo choc delle guerre cecene (uno dei testi più noti di questo filone è “La guerra di un soldato”, di Arkadi Babchenko).

Poi “il naufragio dell'impero”, una riflessione sul collasso della superpotenza sovietica e la ricerca di nuovi punti di riferimento (“Capelvenere” di Mikhail Shishkin). Seguono “il nuovo uomo russo”, che approfondisce l'abisso che passa tra un accanito lavoratore socialista e l'impiegato d'ufficio che lo ha sostituito e “la ricerca dell'età dell'oro”. Poi: “Apocalypse Now”, la nascita del genere dell'anti-utopia e della fantascienza post-apocalittica; “il piccolo mondo personale”, incentrato sulla vita in provincia e “la letteratura dei sentimenti”.

Insomma, all'inizio del XXI secolo gli scrittori tornano a occuparsi di questioni universali. Una riflessione costante sulla nuova epoca, fatta attraverso il ritratto degli idealtipi della nuova società. Leggere diventa una terapia d'urto fatta soprattutto di immagini post-apocalittiche.

Infatti, se la letteratura popolare attirare i lettori con romanzi divertenti e ironici, la prosa di maggior livello intellettuale presenta stati d'animo tutt'altro che raggianti.

Secondo lo scrittore Zakhar Prilepin, la nuova letteratura è ricca di “presagi preapocalittici”. Ritorna un “realismo sociale e critico unito alla sensazione di aver raggiunto un esito nazionale e la disgregazione di qualsiasi criterio di moralità e buon senso propriamente detto”.

Sullo sfondo della riflessione dei nuovi scrittori, il legame tra parola e potere. Semplificando: prima della rivoluzione russa la letteratura non era solita addentrarsi nel mondo interiore degli eroi, ma trattava di questioni eterne. In particolare, si soffermava su come creare una società più umana, su quale corso politico adottare per realizzare questo obiettivo e come costruire un Paese rinnovato.

Da parte sua, il potere prestava ascolto agli scrittori e reagiva in base alle tendenze del periodo, a volte praticando la censura, a volte revocandola. Al giorno d'oggi, la relazione tra letteratura e potere è al tempo stesso semplice e difficile. Prilepin, membro del Partito Nazional Bolscevico, attualmente fuorilegge, e autore di uno dei più popolari e rivoluzionari romanzi di questo inizio secolo, "Sankja", ritiene che si possa scrivere quello che si vuole, tanto il potere non ascolta. Quindi, se uno scrittore vuole esprimere la propria posizione, è necessario che lo faccia in politica.

E le distopie spopolano anche nella letteratura di consumo. Come nei racconti in serie “Metro 2033”,  basati sulla saga di Dmitri Glukhovskij. Altra tendenza, quella del “bestseller ortodosso”, come è stato definito dai critici il successo del libro di racconti sulla vita del clero russo scritto dall'archimandrita Tikhon. La tiratura di “Santi senza santità” ha superato il milione di copie e il mercato è stato invaso da varie imitazioni.

Tra i generi, si è verificata una polarizzazione. Da un lato la tendenza alla non-fiction, con biografie, racconti di viaggio, romanzi-ricerche. Dall'altro, "l'inserimento di elementi fantastici nel racconto realistico", come ha osservato la scrittrice e critica Alisa Ganieva, secondo la quale, "è evidente il tentativo di immortalare la realtà circostante il più fedelmente possibile guardando al tempo stesso oltre gli orizzonti del reale e interpretando ciò che attende il Paese e l'umanità in futuro".

Gli esponenti di maggior successo di questo genere semi-fantastico sono Dmitri Bykov e Olga Slavnikova. Quest'ultima ricorda che "non è possibile descrivere la nostra vita odierna usando le forme stesse della vita. Per garantire autenticità serve proprio un elemento fantastico".

L'articolo è stato pubblicato nell'edizione cartacea di "Russia Oggi" del 5 settembre 2013

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