Grigorovich: L'Italia nei geni

L'ultraottantenne Maestro del balletto russo, che il 7 settembre 2013 riceverà il Premio Léonide Massine a Positano, racconta le sue origini e i suoi successi in carriera, sempre guardando al futuro

Giacca a vento color avorio, camicia a righe azzurre senza cravatta, pantaloni chiari e sandali chiusi di cuoio con tanto di calzini grigi. Seduto nell’atrio dello sfarzoso Hotel Quirinale, nella centrale Via Nazionale di Roma, Yuri Grigorovich, pietra miliare del balletto russo di fama internazionale, ci accoglie così per la nostra intervista: senza fronzoli.

Foto: Ufficio Stampa
Da sinistra a destra, Grigorovich,
il compositore Aram Khachaturyan
e Serg Lifar
(Foto: Ufficio Stampa)

Chi non lo conosce di persona, potrebbe tranquillamente scambiarlo per un garbato e simpatico signore della porta accanto. E invece è colui che per oltre 30 anni (1964 – 1995) è stato Direttore del Balletto del Teatro Bolshoj di Mosca, dove lavora tuttora come coreografo.

Dalla “cortina di ferro” del suo sguardo vispo e acuto, Grigorovich si racconta senza troppe concessioni, forte dei suoi 86 anni e di un bagaglio di 98 spettacoli portati in giro per il mondo per il solo Teatro Bolshoj di Mosca. Un primato a cui va inoltre aggiunto quanto prodotto dal 1996 come direttore artistico del “The Yuri Grigorovich Theatre of Ballet” di Krasnodar, nel Sud della Russia.

Il Maestro del balletto russo si trova in Italia per una serie di iniziative che ne celebrano la fama nel Belpaese. Tra queste il Premio alla Carriera conferitogli nell’ambito della 41ma edizione di “Positano premia la danza 2013 – Léonide Massine” dedicato quest’anno al ballerino e coreografo russo Rudolf Nureyev, in occasione del 20° anniversario della sua scomparsa.

Un riconoscimento che, nella sua motivazione, celebra Yuri Grigorovich come “coreografo russo del balletto ancora vivo più importante del secolo scorso, che ha rivisitato i classici dell’800 e creato capolavori assoluti come Spartacus.

Ma il legame di Grigorovich con l’Italia viene da lui descritto non solo come un amore reciproco ma come un tratto della sua carriera che affonda le radici nelle sue stesse origini: “Mio nonno, Alfredo Rosai, era italiano, fiorentino per la precisione. Andò in Russia per lavoro, si innamorò di mia nonna e vi rimase per tutta la vita. Mi sento in qualche modo legato all’Italia. Durante la mia carriera sono venuto molte volte con i miei spettacoli, come direttore del Bolshoj, ed ho notato che il pubblico italiano ci ha sempre accolto con grande affetto. Ricordo ad esempio di aver portato due volte a Roma Il Lago dei Cigni e Spartacus oppure il balletto Raymonda a Milano. A Roma una volta abbiamo persino realizzato un balletto su un palco allestito all’interno dei Fori Imperiali. Quando io penso a tutti i ricordi della mia vita, porto sempre dentro di me questo Paese meraviglioso”.

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E snocciolando i ricordi, Grigorovich ci mostra come il balletto russo, e il suo lavoro in particolare, sono stati in alcuni casi letteralmente complementari alla professionalità dei colleghi italiani. “L’ultima volta che sono stato in Italia con la mia compagnia di Krasnodar, circa tre anni fa, ho lavorato con il teatro di Roma per lo spettacolo Spartacus, perchè nella compagnia italiana mancavano dei danzatori maschi. Tutti gli schiavi (il ruolo, cioè, che interpretavano nello spettacolo i ballerini, ndr) venivano da Krasnodar, perché i ballerini russi erano più muscolosi, e tutti i patrizi da Roma”.

Sorride Grigorovich raccontando la grottesca combinazione di ruoli. Sui prossimi impegni invece afferma: “Nei prossimi mesi con il mio corpo di ballo di Krasnodar sarò in Grecia con La bella addormentata e Il Lago dei Cigni. Per quanto riguarda il Bolshoj, ad oggi, nel suo cartellone sono 11 gli spettacoli creati da me, alcuni sono fissi, restano cioè ogni anno; altri tornano periodicamente. Ad esempio tra quelli della stagione 2013/2014 ci sono L’Età dell’oro e Shostakovich”.

“In questi giorni – prosegue – è arrivato al Bolshoj il nuovo direttore. Al mio rientro in Russia, l’8 settembre 2013, lo incontrerò per parlare con lui dei progetti futuri”.

Ascoltando il racconto di una così lunga e brillante carriera, ancora all’attivo, viene spontaneo chiedere a Grigorovich se può dire, alla veneranda età di 86 anni, di avere ancora qualche sogno nel cassetto... “Ci sono delle cose che ancora non ho realizzato, ma è meglio non parlarne, perché non so come andranno”, risponde vagamente.

È scaramantico il Maestro? “Non si sa mai cosa succederà nella vita... A volte si afferma di voler fare qualcosa e poi accade qualcos’altro che te lo impedisce”, chiosa sibillino.

Proseguono, intanto, a Positano gli appuntamenti che riguarderanno il Maestro del balletto russo in occasione della 41ma edizione del premio intitolato a Léonide Massine: il 6 settembre 2013, alle 19, presso il Museo del Viaggio, sarà inaugurata la mostra fotografica “Grigorovich e l’espressione del balletto”, a cura del Museo Statale del Teatro Bakhrushin di Mosca, in collaborazione con la Fondazione Internazionale Accademia Arco, che resterà esposta fino al 30 settembre 2013; mentre sabato 7 settembre 2013, alle 19, presso l’Hotel Covo dei Saraceni, si terrà un incontro-conferenza con Yuri Grigorovich e, alle 21, presso la Spiaggia grande il Gala dei premiati.

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