La Rai ha scelto un russo per Papa Wojtyla

Nel nuovo film tv dedicato a Giovanni Paolo II, dal titolo “Era santo, era uomo”, il ruolo principale è stato affidato all’attore Alexei Guskov

La Rai sta girando un nuovo film tv dedicato a Papa Wojtyla dal titolo “Era santo, era uomo”. Il ruolo principale di Papa Giovanni Paolo II è stato affidato all’attore russo Alexei Guskov.

I miei complimenti: credo che lei sia il primo attore russo ad aver ottenuto il ruolo di protagonista in una produzione occidentale. Soprattutto se si considera che, come ha rivelato il regista della pellicola, per la parte in questione sono state sottoposte a provino star hollywoodiane del calibro di Richard Dreyfuss e Martin Sheen…

Sono davvero contento che il ruolo sia stato affidato a me. Forse, in tutto ciò, sono state determinanti le mie radici slave: Papa Giovanni Paolo II era polacco. È successo tutto molto in fretta: a maggio 2013 ho ricevuto un’e-mail con la descrizione del progetto e il primo contatto con il regista Porporati è avvenuto su Skype. Poi, quando, nel mese di giugno 2013, sono arrivato a Roma, mi hanno subito tinto i capelli, vestito con gli abiti papali e hanno inviato le foto alla Rai. La conferma per il ruolo mi è giunta senza i soliti provini.

Le è stata affidata una parte - per usare un eufemismo - insolita: parliamo di una personalità-simbolo, che si è fatta conoscere al mondo, avvolta da un’aura di riti e leggende. Come si è preparato per interpretarla al meglio?

Ho avuto poco tempo per prepararmi, giacché la maggior parte dei giorni era dedicata alle prove trucco e alla lettura del copione. Il film è girato in lingua inglese, il che non è stato facile nemmeno per i miei colleghi italiani. La storia copre quasi un quarto di secolo, dall’attentato al Papa, nel 1981, fino alla sua morte, nel 2005. L’importante era capire il suo cambiamento nel corso degli anni, man mano che la malattia e l’età lasciavano su di lui il loro segno. Il Vaticano, naturalmente, sovrintende alla produzione del film. Ho conosciuto anche il curatore, che si è limitato, però, solo a osservare.

Fonte: YouTube

Come emerge dalla sinossi, il film non analizza solo l’aspetto religioso della vita del Pontefice. Qual è il vero soggetto del film? È legato alla rivelazione di qualche qualità particolare di Wojtyla, che ha contribuito alla sua ascesa al trono papale?

“Era santo, era uomo” è un film essenzialmente laico. Tratta la vita privata del Papa e si basa su fatti reali. Racconta la storia della sua amicizia con il giovane alpinista e maestro di sci Lino Zani, autore di un libro che è servito d’ispirazione per la stesura del copione. Immergendomi in questo materiale, mi sono reso conto del grande peso che Karol Wojtyla portava sulle proprie spalle. Quando aveva la possibilità di fuggire verso le montagne per andare a sciare o semplicemente ritirarsi a pregare, ecco, penso che questi momenti fossero per lui attimi di pura felicità. Il dover costantemente superare se stesso, la sua debolezza, la stanchezza, l’età, il Parkinson: sì, probabilmente, è stata questa sua forza d’animo ad averlo portato sul trono papale. Nel film, i dialoghi del Pontefice con Lino sono molto utili: ci permettono di capire che tipo di persona fosse.

Avete girato anche in Vaticano?

Sì, vi abbiamo girato la scena che io chiamo la “Fuga del Papa dal Vaticano”, quando il Pontefice spariva attraverso un’uscita laterale, la più tranquilla e segreta delle tre. Nella Cattedrale di San Pietro non siamo entrati, al suo interno le riprese sono vietate. Anche il “Codice Da Vinci” non è stato girato lì, bensì nei pressi di Roma. Le scene nella sala per le udienze papali, dove il Pontefice incontrava fedeli e amici, sono state girate in un locale attiguo al Vaticano, dove l’aria era intrisa dell’odore delle candele e in cui il Papa accoglieva effettivamente gli ospiti laici.

Ci può fare qualche esempio delle scoperte che ha fatto, immergendosi in questo materiale insolito, alla ricerca di ispirazione?

Una volta ottenuta la parte, ho iniziato a cercare su Internet quanta più informazione possibile su Wojtyla. Come, ad esempio, riguardo al suo famoso “Non abbiate paura!”. Questa frase è stata cruciale per molte persone in tutto il mondo, e non solo per i cattolici. Così mi sono imbattuto nel suo ultimo libro. E qui ho trovato la sua spiegazione: non abbiate paura di vivere, di amare il mondo così com’è, e nulla di esterno potrà nuocervi. Tutto quello che ci succede è opera di Dio o, per dirla in termini laici, non è che il normale corso della vita. Non bisogna aspettarsi la fine del mondo, la vita semplicemente cambia. Siate aperti alla vita e non abbiatene paura. Questo era il suo messaggio principale. In un’intervista dichiarò che la Russia ha conservato un culto di Cristo più teatrale e mistico, che la cultura russa è sorprendente e profonda, e ha parlato di Dostoevskij... Tutti questi pensieri sono molto vicini a me. Così come le sue riflessioni sul pentimento. È nel pentimento che si dimostra la propria fede, nella capacità di ammettere i propri errori. Dopo essere diventato il Capo della Chiesa cattolica, Giovanni Paolo II chiese scusa al mondo intero per le Crociate, l’Inquisizione, e per molte altre cose... in maniera aperta e semplice. Ed è qui che risiede la sua grandezza.

Com’è stato lavorare con il regista Andrea Porporati?

Gli sono molto grato: il suo perfezionismo mi ricorda quello di Radu Mihăileanu (regista del film “Il Concerto”). Era una presenza costante sul set, non faceva che assicurarsi che ogni cosa fosse al suo posto, nel tentativo di ricreare la “magica chimica del cinema”.

Che cosa ci dice dei suoi colleghi attori?

Sono tutti noti attori italiani: Claudia Pandolfi, Giuseppe Cederna, che nel film interpreta il Presidente Sandro Pertini. Ho instaurato un buon rapporto con Giorgio Pasotti, che nel film interpreta Lino Zani.

Fonte: YouTube

E del problema della barriera linguistica?

Dopo “Italian Movies”, questo è il mio secondo film in Italia. Non posso dire di parlare bene l'italiano, ma capisco già qualcosa e riesco a spiegarmi in albergo, per strada e sul set. Mal che vada, ricorro all’inglese e al ricco linguaggio dei gesti.

Nel film “Il Concerto” ha interpretato un direttore d’orchestra, ora è protagonista di una pellicola che si gira in Italia, la patria della grande musica.  La musica gioca un ruolo particolare nel film?

Di recente ho sentito la frase di Mstislav Rostropovich: “Tra la vita e la morte non vi è nulla, solo musica”. E sono convinto che la musica nel film sarà eccellente, ma l’ascolterò alla première. Forse, non a caso, la madre del protagonista è interpretata dal celebre soprano Katia Ricciarelli.

Per leggere l'intervista in versione originale cliccare qui

Tutti i diritti riservati da Rossiyskaya Gazeta