Il Volga raccontato da Pushkin, Gogol e Tolstoj

Anche Nikolai Gogol cantò il fiume Volga in "Anime perse" (Fonte wikipedia)

Anche Nikolai Gogol cantò il fiume Volga in "Anime perse" (Fonte wikipedia)

Da sempre scrittori e poeti cantano quelle acque ribattezzate "matushka", madre, cioè, e origine di tutti i fiumi e della Russia stessa

"Il Volga è la mia patria. Ogni nuovo incontro con questo fiume mi emoziona; passare sulle sue sponde è come ritornare a casa. Nella vita russa, il Volga è come il cielo e l'aria. Cantiamo le canzoni che ne raccontano la storia. Insegniamo ai nostri figli le sue tradizioni e leggende. Il Volga è la patria dell'audacia, del coraggio e della gloria del popolo". Le parole dello scrittore sovietico Konstantin Fedin in "Volga-Mississippi" descrivono nel modo migliore il profondo legame che da sempre unisce il popolo russo al suo fiume più importante.

Innalzato al ruolo di matushka, madre e origine di tutti i fiumi, ma anche della Russia stessa, il Volga è una presenza costante e imponente nella vita e nella cultura della Federazione. Molti canti popolari russi osannano il fiume più grande d'Europa, diventato fonte di ispirazione di canzoni malinconiche, legate alla terra e alla sofferenza del popolo.

"Volga cara e dolce madre, hanno sempre cantato, pensato e pronunciato i russi, - spiega il professore all'Università degli Studi di Milano, Gian Piero Piretto, ne "Gli occhi di Stalin". - Inscindibile dall’idea di quel fiume è la sua natura di madre della Russia e dei suoi abitanti, la sua natura femminile così vicina a quella della terra".

Da "La figlia del capitano" di Pushkin alle "Anime morte" di Gogol fino a "Guerra e pace" di Tolstoj, innumerevoli sono le opere in cui il Volga è presente anche solo come luogo di incontro, di battaglia o quanto meno di passaggio. 

Aleksandr Sumarokov, Ivan Dmitriev, Nikolai Karamzin sono stati tra i pionieri del Volga nella poe­sia e lo hanno elevato a simbolo dell'intera Russia. Nikolai Nekrasov, cresciuto sulle sponde del fiume, in "Sul Volga", cattura in maniera unica la bellezza del corso d'acqua, elogiandone la maestà immutabile: "Io sono cambiato molto, ma tu sei sempre lo stesso. Così luminoso, così maestoso come sei solito essere", scrive.

È chiaro che, come racconta Fedin, il Volga è per scrittori, pittori o per semplici contadini russi "il più bello di tutti i doni terreni che sono stati loro concessi".

Nella lunga lista di scrittori che hanno cantato il Volga e parlato delle sue regioni non mancano gli italiani. Dalle corrispondenze dal fronte russo di Curzio Malaparte, raccolte ne "Il Volga nasce in Europa", fino al più recente "Il viaggio con gli stivali. Alle foci del Volga con la motocicletta" di Tobia Desalvo.

L'articolo è stato pubblicato sull'edizione cartacea di "Russia Oggi" del 25 luglio 2013

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