I segreti della Mologa sott'acqua

Anatoly Klopov, direttore del museo che conserva la storia del villaggio cancellato per la costruzione del bacino idrico di Rybinsk, rievoca quei drammatici eventi

Nel centro storico di Rybinsk si è miracolosamente conservata la locanda appartentente al monastero femminile di Mologa, la cittadina che, negli anni ’40 del secolo scorso, venne inghiottita dalle acque del lago artificiale di Rybinsk. Oggi la locanda, testimonianza architettonica pressoché unica di Mologa ospita il “Museo della provincia di Mologa”.

Visitandolo, con l’aiuto di Anatoly Klopov, suo giovane direttore, è possibile rivivere la scomparsa della città e condividere le pene dei sui abitanti, costretti allora a trasferirsi in massa.

Anatoly Klopov, direttore del Museo di Mologa (Foto: Konstantin Salomatin)

Qual è l’origine di Mologa?

Mologa, sorta nel XII secolo, è una delle città più antiche della Regione di Yaroslavl. Il primo accenno a Mologa nei manoscritti risale al 1149. Nei secoli fu un principato indipendente e un importante centro amministrativo e commerciale. Stesa lungo le rive di due fiumi, il Mologa e il Volga si trovava infatti all’incrocio delle rotte fluviali che univano il Volga al Mar Baltico e a San Pietroburgo. A Mologa si teneva poi una fiera molto popolare tra i mercanti di tutta la Russia. Nel XIX secolo Mologa era una tipica città di provincia con cinquemila abitanti. Nel 1935 lo Stato Sovietico decise di costruire la centrale idroelettrica di Rybinsk, decisione questa che causò la scomparsa della città: la centrale dette infatti origine al lago artificiale di Rybinsk, che occupò le terre su cui sorgeva Mologa.

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Perché venne deciso di costruire a Rybinsk una centrale idroelettrica?

La centrale doveva produrre l’energia elettrica necessaria a soddisfare le esigenze dell’industria sovietica in crescita e migliorare la navigabilità del Volga. Se da un lato la sua costruzione risolse molti problemi economici e pratici di tutto il paese, dall’altro fece di Mologa e regione un ostaggio di piani di sviluppo globale.

Cosa accadde con gli abitanti di Mologa?

Nel 1936 iniziò il trasferimento radicale di Mologa e di altri 700 piccoli villaggi, per un totale di circa 130.000 persone. Lo Stato aiutò le famiglie traslocate, ma spesso i compensi ad esse riconosciuti non bastavano a sostenere le spese dei traslochi e per molti abitanti di Mologa e provincia lo spostamento fu vissuto in modo traumatico. A peggiorare la situazione dei traslocati fu poi l’inizio della Seconda Guerra Mondiale, che coincise con il trasferimento degli ultimi abitanti, i quali non ebbero il tempo per riorganizzare la propria vita. Essi vennero poi dimenticati dallo stato che, occupato nel conflitto, non potè preoccuparsi di costruire per loro nuove scuole, ospedali e infrastrutture nei nuovi agglomerati appena sorti.

Come avvenne l’inondazione?

Iniziò nell’aprile del 1941, quando, in coincidenza con la piena primaverile, nei pressi di Rybinsk le acque dei fiumi Volga e Sheksna vennero bloccate dalla diga costruita e cominciarono a straripare creando appunto il lago artificiale di Rybinsk, un bacino di 4.500 chilomentri quadrati d’acqua. Allora era il più grande del paese, oggi superato dal lago artificiale di Kuybishev che occupa una superficie di 6.450 metri quadrati. La formazione del lago di Rybinsk fu comunque uno tsunami, un’alluvione improvvisa. Fu il risulatato di sei piene primaverili e terminò nel 1947.

Esisteva già un lago nella zona, prima della formazione del bacino di Rybinsk?

Millioni di anni fa, in epoca interglaciale, esisteva un lago, ma negli anni ‘30 vi erano solo tre grandi fiumi, il Volga, il Mologa e il Sheksna.

La storia di Mologa e dei suoi abitanti interessa le nuove generazioni? Non corre il rischio di essere dimenticata?

L’interesse per Mologa è ancora molto vivo. Nel 1972 venne fondata a Rybinsk la "Comunità degli abitanti di Mologa" che continua ad esistere ed oggi riunisce i vecchi abitanti della città ancora in vita, i loro figli e nipoti e chiunque si interessi dell’argomento. Tradizionalemente la comunità riunisce i suoi membri due volte l’anno: una volta in aprile, per ricordare l’inizio dell’inondazione, l’altra il secondo sabato di agosto.

Come vengono valutati oggi questi eventi passati?

C'è chi, tra i vecchi abitanti di Mologa, con amarezza e quasi gridando di dolore, racconta come abbia perso la sua piccola patria. Questi guardano alla centrale idroelettrica e al lago come a qualcosa di alieno, terribile ed estraneo, che si insediò nella loro vita tranquilla e che cancellò la vita di molte persone. Ma c'è anche chi riconosce che la centrale e il lago fecero molto per lo sviluppo di tutto il Paese. In un certo senso, questi ultimi guardano al passato con spirito patriottico e alla regione di Mologa come a un sacrificio, ma un sacrificio positivo che aiutò il Paese anche durante gli anni della guerra, quando la centrale dette energia elettrica a quasi tutte le industrie moscovite. Il nostro museo cerca di fare da intermediario tra chi vede i fatti storici in prospettiva tragica e chi in modo tranquillo.

Si dice che 300 abitanti di Mologa rifiutarono in modo assoluto di trasferirsi, si incatenarono in casa e perirono durante l’alluvione. È una leggenda o è realtà?

Su una guida turistica di fine anni ’90 venne pubblicato un documento che riporta questo fatto. È il cosiddetto “rapporto di Skljarov”, un tenente del Nkvd (Commmissariato del popolo per gli affari interni) che si occupò dei traslochi da Mologa. Come molti studiosi, io ritengo si tratti di un falso storico, perché l’originale del documento non venne mai trovato. Inoltre, i vecchi abitanti di Mologa in 40 anni non ne hanno mai parlano ed è difficile immaginare che allora qualcuno potesse opporsi alle pressioni del Commissariato del popolo.

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