Il percorso artistico di Anastasia Kurakina fino a Roma

Anastasia Kuranina (a destra), insieme a Olga Volha Piashko e Pier Luigi Manieri del Centro Culturale Elsa Morante di Roma, dove le artiste hanno esposto di recente (Foto: Ufficio Stampa)

Anastasia Kuranina (a destra), insieme a Olga Volha Piashko e Pier Luigi Manieri del Centro Culturale Elsa Morante di Roma, dove le artiste hanno esposto di recente (Foto: Ufficio Stampa)

Inaugurazione il 20 giugno 2013 della mostra della giovane pittrice al Centro Russo di Scienza e Cultura: ne “Le affinità dell'opposto” esposte anche le opere della bielorussa Olga Volha Piashko

Un filo conduttore unico eppure variegato unisce le 30 opere della doppia personale “Le affinità dell'opposto” della russa Anastasia Kuranina e della bielorussa Olga Volha Piashko, che sarà inaugurata presso il Centro Russo di Scienza e Cultura di Roma il 20 giugno 2013 alle 18.30 (esposizione aperta fino al 4 luglio 2013). Attraverso sguardi, tecniche e modalità diverse, le due giovani artiste riproducono sotto varie forme il tema del ritratto, dando la possibilità all'occhio dell'osservatore di scegliere quello più adatto al proprio io. A introdurci in questo percorso artistico la giovane pittrice russa Anastasia Kuranina.

Anastasia è giovanissima e vive a Roma già da molti anni.

Sono arrivata a Roma sei anni fa, inizialmente avevo imparato l'italiano a casa da sola perché volevo leggere i diari di Michelangelo nella versione originale ma non ho mai pensato che sarei venuta in Italia. Poi sono venuta qui per frequentare l'Accademia di Belle Arti e sono rimasta.

Quali differenze artistiche rispetto alla Russia ha notato lavorando in Italia?

Qui c'è tutta un'altra atmosfera, questa accademia è diversa da quella russa, è molto più aperta. Non seguo molto l'arte russa contemporanea, ma vedo che in essa si nota di più da quale scuola provengano gli artisti, perché si vede comunque che c'è sempre un riferimento a qualcosa di classico, di accademico. Invece l'arte italiana contemporanea è più libera.

L'artista russa Anastasia Kuranina (Foto: Ufficio Stampa)

Ci sono dei modelli che la ispirano o che ammira particolarmente?

Tra i miei modelli sicuramente ci sono Jan Vermeer, Michelangelo e Giorgio Morandi. Morandi ha un suo mondo: la composizione, il colorito, è tutto molto fine. Poi la sua pittura è compatta, ma sempre diversa e raffinata. È  unico nella storia dell'arte. Di Michelangelo invece mi piace la tenacia. La sua voglia non di dedicarsi all'arte ma di viverla, di vivere più l'arte che la vita.

Crede che sia più facile emergere artisticamente in Italia o in Russia?

Credo che per me sarebbe meglio creare qualcosa in Italia e, poi, dopo essere diventata un'artista più affermata, tornare in Russia. Nel mio Paese ci sono troppi artisti, mentre qui siamo io e pochi altri. Inoltre in Italia sono più esotica, mi sento più "Alice nel paese delle meraviglie" e suscito di certo più curiosità. Tornerò sicuramente ad esporre in Russia, ma vorrei rimanere a vivere in Italia.

Attraverso le tue opere cerca di esprimere un messaggio in particolare?

In generale vorrei aiutare le persone a trovare le risposte a quelle domande che magari neanche si pongono. La gente oggi pensa a guadagnare, andare in vacanza; io vorrei che la gente riuscisse a trovare la felicità dentro se stessa. Così, spesso, tratto temi  o parlo di cose che dovrebbero toccare l'anima delle persone e di cui  le persone stesse magari non conoscono sempre l'esistenza. Mi piace quando qualcuno vedendo un mio quadro non solo dice che gli piace ma che c'è anche qualcosa in più che è venuto fuori; non deve uscire da una mostra così come è entrato. Questo è importante. Anche se il visitatore esce solo con un sorriso, io sono contenta: questo è il mio lavoro, provocare un sorriso, dei pensieri, far cambiare umore, far provare qualcosa, aiutare le persone ad essere più vive, più se stesse. Forse è chiedere troppo ma mi fa piacere pensare che sia anche io a poterlo fare.

Cosa le manca della Russia e cosa, invece, le piace dell'Italia?

Della Russia mi manca la neve. Ma la amo molto di più standoci lontana, come diceva Gogol. E mi piace così, perché adesso la vedo molto più esotica. Apprezzo molto di più quelle cose che ho allontanato: più sto lontana dalla Russia e più la amo. Sono contenta di essere nata lì perché così riesco ad apprezzare quello che ho avuto e quello che ho. Dell'Italia, invece, mi piace l'atmosfera, la gente; si potrebbe definire tutto con il colore del sole per la luce che c'è. E più vivo qui e più mi innamoro di Roma e dell'Italia. Di quell'amore che non finisce; mentre tutto passa, l'amore per Roma rimarrà sempre.

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