La Danae di Zakharov sorprende Venezia

All'esterno del Padiglione Russia che ospita il progetto "Danae" di Vadim Zakharov per la 55ma Biennale dell'Arte (Foto: Mariella Caruso)

All'esterno del Padiglione Russia che ospita il progetto "Danae" di Vadim Zakharov per la 55ma Biennale dell'Arte (Foto: Mariella Caruso)

L'installazione dell'artista russo, che rivisita il mito greco per la Biennale dell'Arte, lascia il segno: "Nel mio lavoro la figura mitologica diventa un simbolo importante del mondo contemporaneo"

Biennale dell’Arte, Venezia. Giardini. Padiglione Russia. Esterno giorno. Una risatina nervosa scappa a qualche uomo gentilmente respinto dall’ingresso al pianterreno e invitato ad accedere al padiglione dall’ingresso al piano superiore. Solo le donne, come in un antico gineceo, possono varcare dal basso la soglia dell’installazione "Danae" di Vadim Zakharov, l’artista esponente del concettualismo moscovita scelto dal commissario del padiglione Russia, Stella Kesaeva, che ne ha affidato la curatela a Udo Kittelmann, già direttore della National Gallery di Berlino, per rappresentare la Federazione alla 55ma Biennale dell’Arte. 

Guarda il video di "Danae" girato
all'interno del Padiglione Russia 

Zakharov, con la sua installazione, mette a nudo il mito della figlia del re Acrisio, dandone una ulteriore e moderna lettura, senza dimenticare di ripercorrerne simbolicamente il passato. Per questo il pavimento del piano superiore padiglione dei Giardini, costruito 99 anni fa, è stato sventrato per realizzare un largo buco quadrato che permette dall’alto di vedere ciò che accade al piano inferiore, dove le donne, alle quali viene fornito un ombrello trasparente, vengono investite da una pioggia di monete d’oro proveniente da una piramide posta nel soffitto.

Sono le stesse donne, non passive osservatrici, ma elementi fondamentali dell’installazione della quale riempiono lo spazio poetico, a mettere in moto il meccanismo che si completa al piano superiore in un processo di materializzazione del mito. 

A testimoniare qualunque assenza di sessismo nella rappresentazione del moderno gineceo, ci sono le parole dure scritte sui muri e rivolte all’uomo, al quale viene ricordato che è il momento di confessare, tra le altre, maleducazione, lussuria, avidità, narcisismo, demagogia, banalità, invidia, ingordigia e stupidità. Lo stesso uomo costretto, iconograficamente, a flettersi (il buco realizzato per osservare la pioggia d’oro è circondato da un inginocchiatoio in velluto rosso) davanti al dio denaro.

Un insieme, completato da altre suggestioni, che sorprende e non lascia indifferenti i visitatori che lasciano il padiglione tra divertimento e riflessione. "È molto interessante che il padiglione russo, che da qualche edizione è molto attento all'estetica, proponga una pioggia di soldi in un momento di crisi economica – afferma Elena Franzoia, giornalista di settore di settore e collaboratrice del Guggenheim Venezia -. Molto divertente e senza alcun intento sessista è l’utilizzo della figura della donna". 

"Il progetto Danae si propone di aprire un'immagine a più livelli nella cultura – spiega Zhakarov -. Ho cercato di mettere a nudo una parabola che ha ben sopportato il carico di tempo trovando nuove interpretazioni. Un mito che, però, non è ancora stato letto fino alla fine. Nel mio lavoro apro un nuovo capitolo, in cui Danae diventa un simbolo importante del mondo contemporaneo".

Foto: Mariella Caruso

La pioggia di monete all'interno del Padiglione Russia che ospita il progetto "Danae" di Vadim Zakharov per la 55ma Biennale dell'Arte di Venezia (Foto: Mariella Caruso)

Tra gli elementi di "Danae" c’è un uomo in giacca e cravatta a cavallo di una sella sistemata su una trave che mangia arachidi.
Nella mia visione è il simbolo dei “lavoratori” del sistema bancario che, mentre gli uomini si impoveriscono, continuano a disinteressarsi di ciò che accade intorno a loro. Il suo stare in sella senza cavallo rappresenta la perdita del senso di realtà.

Quando ha accettato l’incarico di rappresentare la Russia alla Biennale lei ha detto di voler trovare un punto di convergenza tra diverse tradizioni culturali, non solo russe. Pensa di esserci riuscito?
Sì, assolutamente. Sono partito dal mito greco di Danae che è conosciuto universalmente. Se ne trovano tracce dovunque, a quelle mi sono ispirato nel mio metodo di lavoro. Mi sono ispirato all’ultima opera di Marcel Duchamp che riporta alla curiosità dell’uomo di guardare dal buco della serratura per realizzare il buco nel soffitto per guardare ciò che avviene al piano di sotto.

È stata difficile questa realizzazione in un padiglione su due piani?
Non lo è stata. Il percorso si sviluppa come in un labirinto con diversi significati in ogni ambiente. È molto semplice entrare in questo mondo, ma molto difficile uscirne così come dal mito di Danae.

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