Il nuovo cinema italiano alla conquista di Mosca

Il cinema 35mm di Mosca ospita la nuova edizione del Festival Nice (Foto: Nikita Khokhlov)

Il cinema 35mm di Mosca ospita la nuova edizione del Festival Nice (Foto: Nikita Khokhlov)

Al via il Nice, il festival che propone agli appassionati russi di pellicole Made in Italy, film di giovani registi italici, fino al 16 aprile 2013

Fu Naum Klejman, critico cinematografico russo, storico del cinema, direttore dal 1992 del Museo Statale del Cinema della Russia, che nel 1998 aiutò ad aprire le porte di Mosca al Nice, al Festival del Nuovo Cinema Italiano (dal 10 al 16 aprile 2013).

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Da allora, in sedici anni, il Nice non ha mai smesso di appagare l'interesse del pubblico russo per il cinema italiano, che, storicamente, risale agli anni '50, anche verso film ed attori dal Belpaese di nuova generazione, che altrimenti in Russia sarebbero sconosciuti.

Alla conferenza di apertura del Festival, tenutasi il 10 aprile 2013 a Villa Berg, l'ambasciatore Antonio Zanardi Landi ha definito Klejman “un alleato che crede nel cinema italiano più di quanto facciano gli italiani stessi; un'iniezione di energia pura”.

E tutti i presenti, tra cui Viviana del Bianco, direttrice del Nice, e Valeria Golino, madrina d’eccezione dell'edizione 2013, alla quale partecipa come regista del cortometraggio “Armandino e il Madre” e del suo primo lungometraggio “Miele”, non possono che trovarsi d’accordo.

L'entusiasmo di Klejman per il Nice, per il quale egli confessa di aver provato a suo tempo un amore a prima vista, è infatti altamente contagioso. Come egli stesso spiega, il festival, che, dal 1991, porta il nuovo cinema italiano in giro per il mondo, dagli Usa alla Nuova Zelanda, compiendo quest'anno due tappe in Russia, una a Mosca e una a San Pietroburgo, non solo porta giovani registi italiani a comprendere le reazioni del pubblico straniero ai propri film, ma aiuta, in questo modo, lo sviluppo del cinema italiano stesso.


Madrina d'eccezione del Festival, l'attrice italiana Valeria Golino (Foto: Nikita Khokhlov)

Nel caso specifico della Russia, mostra anche al cinema russo cosa succede nel mondo, visto che quello italiano è un cinema a valenza mondiale. Secondo Klejman, inoltre, il Nice favorisce a sfatare la leggenda, purtroppo molto diffusa, che il cinema italiano sia morto, con la scomparsa di Antonioni, Fellini e dei grandi del passato. A supportare questo punto di vista Klejman chiama in causa la pittura. "Nel XIX sec. sommo della pittura italiana veniva considerato Raffaello. Ci volle un'intera generazione di storici d'arte e pittori per far sì che artisti pre-raffaelliti quali Leonardo e Giotto venissero considerati dal pubblico per lo meno dello stesso valore del Grande Maestro. - spiega - Passò poi altro tempo prima che il pubblico scoprisse i post-raffaelliti quali Caravaggio, Piranesi, Guardia e smettesse di vederli come una decadenza".

"Arriverà quindi il giorno in cui - conclude - i critici cinematografici riconosceranno finalmente che il periodo attuale del cinema italiano, quello lirico, qualitativamente non è da meno del periodo precedente, quello epico. E la trasformazione dell'arte cinematografica italiana verrà ritenuta un processo naturale. Perché l'arte stessa in generale si deve evolvere per non esaurirsi".

Anche per questa edizione, Naum Klejman non ha dubbi: al Nice il pubblico russo sarà testimone di quanto il cinema italiano sia come in passato ricco di talenti e contenuti e abbia un enorme potenziale.

Commedie quali “I più grandi di tutti” di Carlo Virzì, “Qualche Nuvola” di Saverio di Biagio e anche il noir “Breve storia di lunghi tradimenti” di Davide Marengo porteranno sugli schermi russi quel tocco di giovialità tipicamente italiana che aiuta a sopravvivere anche in tempi duri.

“L’appartamento di Atene” di Ruggero Di Paola, “Io sono Li” di Andrea Sagre, “L’ultimo pastore” di Marco Bonfanti, “L’innocenza di Clara” di Toni D’Angelo e il film documentario “Ritratto di uno sconosciuto: Marcello Dominicus Vincentius” di Roberto Meddi e Gioia Magrini sono tutte pellicole che toccano l’anima e mostreranno al pubblico locale sfacettature sociali e culturali della realtà italiana che la Russia poco conosce.

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