Il business dei graffiti

A Roma, in via dei Sabelli 127-133, dopo il Festival Urban Contest 2012, un'opera firmata Zuk Club (Foto: archivio personale)

A Roma, in via dei Sabelli 127-133, dopo il Festival Urban Contest 2012, un'opera firmata Zuk Club (Foto: archivio personale)

Nelle strade, nelle gallerie d'arte e, soprattutto, in cambio di una discreta somma di denaro, il gruppo moscovita di writers Zuk Club snobba la tradizione e ridipinge il mondo con zebre e gnomi

Espongono alla Flacon Design Factory di Mosca e sono una presenza fissa al festival di street art Black River di Vienna. Le loro creazioni fanno da sfondo alle pubblicità della Sberbank e dell'Ahmad Tea e vengono commissionate dalla città di Roma. Ma gli artisti dello Zuk Club non cedono: la loro è arte urbana, non arte convenzionale.

La città fantasma
di P183 

Nel 2002 la cultura hip hop prende piede a Mosca, fino a entrare nelle aule della scuola n° 1.220. A due passi dalla metro VDNkh tre giovani moscoviti seguono le orme di migliaia di newyorkesi, parigini e madrileni e armati di bombolette di vernice ridipingono le strade del loro quartiere.

Come tutti, hanno avuto qualche problema con la polizia. "A Mosca si sono sempre risolti sul nascere: basta avere qualche soldo per trovare un accordo", dice con un sorriso Sergei Ovseikin, membro fondatore dello Zuk Club.

L'arte e il denaro
Ben presto il loro percorso giunge a un bivio decisivo: il padre di un amico propone che gli ridipingano il garage in cambio di qualche rublo, segno premonitore della loro avventura commerciale. Ma questa avventura è ancora lontana, mentre a metà degli anni 2000 mettono a punto il loro stile.

"Abbiamo continuato a dipingere illegalmente enormi murales, poi, dopo aver scoperto l'opera di Shepard Farey (autore del poster ritratto di Barack Obama "Hope" del 2008, ndr), ci siamo orientati sui poster", racconta Sergei Ovseikin. Una tecnica pratica, che consente di dipingere a casa e di incollare in pochi secondi l'opera sulle mura di Mosca

È a questo punto che scelgono la zebra come simbolo, da cui il nome del gruppo: Zebra Uletela Kuda (ZUK), che significa: "Lì è volata la zebra". Nel 2008 la città di Perm commissiona al gruppo un'opera di diverse decine di metri. È l'inizio della loro attività commerciale.

In Francia (Foto: archivio personale)

Le mura di Mosca sembrano tutte uguali
Gli altri writer di Mosca? A quelli dello Zuk Club non interessano: "Le mura di Mosca sembrano tutte uguali: gli artisti moscoviti si sono limitati a copiare lo stile newyorkese senza andare oltre", è la critica di Ovseikin.

E voi non avete fatto lo stesso? "No. Le mie principali influenze vengono da un libro di arte internazionale che mi prestò un mio insegnante universitario. Mi ispiro a Rembrandt più che ai writer americani", continua Ovseikin. Mentre Kirill Stefanov, altro membro fondatore del gruppo, attinge più che altro dai classici: "Amo i misteri delle culture classiche, il fascino delle bellezze antiche". Radici molto diverse dai bassifondi newyorkesi, dunque, che aprono loro le porte delle gallerie d'arte senza chiudere quelle della strada. 

L’Europa come terreno d'azione
In Europa o negli Stati Uniti un writer che espone delle tele appare come un venduto. Un falso. Lo Zuk Club non si sofferma molto su questo genere di critiche: "Quando si dipinge per la galleria si dipinge per la galleria. Quando si dipinge per strada è per la strada. Non c'è contraddizione", è il monito di Kirill Stefanov.

E le pubblicità per la Sberbank, la più grande banca dell'Est Europa? Danno da vivere al gruppo, è la loro risposta.

Ad oggi il collettivo è composto da cinque artisti che si mantengono tutti con la pittura: ogni pubblicità procura loro in media 50.000 rubli (1.240 euro). E così questi artisti popolano di gnomi, zebre o di affreschi decine e decine di metri di muri in Spagna, Austria o Repubblica Ceca. Un po' meno quelli di Mosca.

Sul grande schermo al centro del loro studio a Elektrozavodskaja campeggiano gli indici di borsa. Sergei fa il trader. "Voglio iniziare a separare l'arte dai guadagni. L'arte per l'arte. Il denaro per il denaro. Un equilibrio più sano. Oggi mi sento troppo vincolato dai nostri committenti, che non sempre comprendono le nostre scelte", questo il suo rammarico. Presto vorrebbe poter dipingere senza ricevere nulla in cambio. E tornare alle radici di questa arte urbana.

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