"È stata l'Italia a scegliermi"

Intervista al cantantautore russo Max Dmitrieff, dal 2008 nel Belpaese, che presenta il suo primo Ep Made in Italy e parla della sua esperienza italica: "All'inizio mi dicevano che somigliavo a Morgan dei Bluvertigo"

Max Dmitrieff ha scelto l’Italia. Per viverci e per dedicarsi alla sua musica. Ex dei Katherine’s Favorites, gruppo che calcava la scena musicale russa negli anni Novanta, Dmitrieff si innamorò dell’Italia dopo averla girata dal Nord al Sud tra il 2008 e il 2010 con il suo Italian Acoustic Solo Tours.

Il 15 marzo 2013, dopo due anni di lavoro nel torinese Punto Rec Studios e nello Studio Pros di Los Angeles, uscirà A man out of age, il suo primo Ep di matrice italiana, già anticipato dal brano omonimo.

Non sono stato io a scegliere l’Italia, è stata l’Italia a scegliermi – racconta -. Fu il primo Paese che accettò di ospitare un mio tour". Accadde quanto Dmitrieff, cominciò a sondare con il suo manager il mercato estero, visto che i suoi brani, tutti cantati in inglese, a partire dagli anni 2000 furono considerati “lontani ed ideologicamente opposti”.

In A man out of age, Max ha chiesto e ottenuto il contributo di Jivan Gasparyan, 84enne suonatore di duduk, strumento musicale tradizionale armeno, già collaboratore di Brian Eno, Peter Gabriel e Brian May, nonché vincitore di un Grammy e di un Golden Globe per la colonna sonora de "Il gladiatore". "Quando Jivan ha sentito la demo del singolo era entusiasta di poterci lavorare per renderlo un pezzo indimenticabile. Con lui e la Labirinto Strings Orchestra di Torino diretta da Danilo Ballo e Fabio Gurian – spiega Dmitrieff -, A man out of age ha trovato la sua esatta connotazione".

Una connotazione nella quale c’è l’influenza della vita italiana del cantautore 39enne. "Quando un giorno svegliandomi in un hotel di Cavaretto, in provincia di Torino, aprendo le finestre vidi le Alpi pensai: Questo è il posto che mi fa sentire libero, dove voglio vivere e comporre le mie canzoni".

Se c’è qualcosa del quale ancora Dmitrieff non si capacita, quello è un certo atteggiamento degli italiani. "La gente in Italia è di mentalità aperta, tollerante, pronta ad aiutare chi ha bisogno, forte delle proprie tradizioni di famiglia – osserva -, ma nello stesso tempo chiacchiera troppo inutilmente e, in questo periodo di crisi, stenta ad affrontare le difficoltà. Sono convinto, però, che presto gli italiani troveranno il modo di venire fuori dalla crisi". 

"In questi quattro anni sono cambiato completamente – confessa -. Non ho voglia di confrontarmi di nuovo con situazioni che mi sono lasciato dietro. Mi basta sentire ogni tanto i miei genitori via Skype".

A non essere cambiata, invece, è la musica di Dmitrieff che non è stata contaminata da quella italiana. "Non ho tempo di ascoltarla perché sono totalmente immerso nelle mie sonorità", spiega, confessando che non potrà mai cantare nella nostra e rivelando un curioso aneddoto. "Quando sono arrivato in Italia tutti mi dicevano che somigliavo tanto a Morgan (Marco Castaldi, fondatore del gruppo rock dei Bluvertigo, ndr), perché avevo gli stessi capelli lunghi – conclude -. Solo da qualche mese, però, ho scoperto chi fosse".

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