L'Anna Karenina british con un pizzico d'Italia

Keira Knightley è Anna Karenina nel nuovo film di Tom Stoppard e Joe Wright, ispirato al celebre capolavoro di Lev Tolstoj (Foto: Kinopoisk.ru)

Keira Knightley è Anna Karenina nel nuovo film di Tom Stoppard e Joe Wright, ispirato al celebre capolavoro di Lev Tolstoj (Foto: Kinopoisk.ru)

Tutto sul film di Joe Wright, dal capolavoro di Tolstoj, nei cinema italiani dal 21 febbraio 2013, con Keira Knightley e Jude Law e le musiche di Dario Marinelli, candidate agli Oscar come miglior colonna sonora

L’"Anna Karenina" di Tom Stoppard e Joe Wright possiede una qualità che la maggior parte dei fedeli di Tolstoj non hanno: una libertà assoluta quando si tratta di interpretare il capolavoro dello scrittore russo. La decisione audace di Wright di mostrare la società russa come un gigantesco e infinito teatro, dove gli attori interpretano con devozione le parti che sono state loro assegnate, fa sì che la tempesta di emozioni e pensieri, che il libro evoca nei suoi lettori, prenda vita, andando così oltre alla semplice trama del romanzo.

Successi e flop al botteghino

Il regista Maurice Maître realizzò il primo film in versione muta di Anna Karenina nel 1911, con alcuni attori della scena teatrale moscovita come protagonisti. Il film non riscosse un grande successo e al giorno d’oggi pochi lo ricordano. Nel 1914, Vladimir Gardin diresse un nuovo adattamento, affidando il ruolo di protagonista a Maria Germanova, una stella del Teatro d'Arte di Mosca. Il film fu stroncato dalla critica. I cineasti russi si riavvicinarono di nuovo a Tolstoj – questa volta seriamente - solo nel 1953, quando Tatyana Lukashevich girò uno spettacolo teatrale al Teatro d'Arte di Mosca con Alla Tarasova nel ruolo di protagonista. La pellicola in bianco e nero registrò un grande successo al botteghino. Anche il primo adattamento a colori del romanzo, realizzato da Aleksandr Zarkhi negli studi Mosfilm di Mosca, nel 1967, suscitò l’interesse del pubblico. Tatyana Samoylova interpretò il ruolo di Anna, mentre la prima ballerina del Bolshoj, Maya Plisetskaya, quello di Betsy. Sette anni più tardi, la Plisetskaya interpretò Anna nel balletto di Rodion Shchedrin. Nel 2006, l'interesse subì di nuovo un calo e il nuovo adattamento di Sergei Solovyov, interpretato da Tatyana Drubich e da Oleg Yankovsky e Aleksandr Abdulov, icone del cinema russo, fu proiettato solo privatamente: i distributori ritennero che il film non avrebbe mai avuto un futuro a livello commerciale

Il cast del film è impeccabile. Wright, trasformando la vita in uno spettacolo teatrale e le storie confuse di un gruppo di famiglie in un problema universale, non sente la necessità di andare alla ricerca di personaggi tipicamente “russi” e, per questo motivo, la sua opera appare più vicina alla realtà russa rispetto a quelle dei suoi predecessori. L'espressività teatrale di Keira Knightley (Anna), Jude Law (Karenin), Aaron Taylor-Johnson (Vronsky) e Domhnall Gleeson (Levin), nonostante i fronzoli tradizionali, è incredibilmente naturale e unica, definendo un nuovo standard. E come tale, supera facilmente tutti gli adattamenti di Anna Karenina che conosco.

Questa magnifica versione del romanzo tolstojano è sbarcata nelle sale cinematografiche del Regno Unito a settembre 2013. In Russia è arrivato a gennaio 2013 (in Italia uscirà il 21 febbraio 2013, ndr). Una quarantena così lunga per un film prodotto in Occidente è insolita per la Russia: a Mosca, infatti, le anteprime sono solite precedere quelle di New York e Londra.

Immagino che la ragione di questo ritardo sia dovuta alle serie preoccupazioni nutrite dai distributori cinematografici russi: riuscirà un film con un nome così modesto ad attirare gli spettatori? I distributori si augurano che i giovani, assidui frequentatori dei multiplex, si incuriosiscano e decidano di andare a vedere la pellicola, soprattutto perché la protagonista è Keira Knightley. Per questi ragazzi, l’attrice britannica è sicuramente più popolare di Anna Karenina.

Il produttore cinematografico russo Sergei Solovyov realizzò, a suo tempo, due adattamenti cinematografici di Anna Karenina, uno per il cinema e l'altro per la Tv. Nonostante un cast stellare, in cui figuravano anche Oleg Yankovsky (Karenin) e Aleksandr Abdulov (Oblonsky), nessuna delle due versioni raggiunse mai lo schermo.

Le riprese durarono 10 anni e l’Anna Karenina di Solovyov fu il primo film russo a cadere vittima della crisi economica degli anni Novanta. I produttori confidavano nella popolarità del romanzo per il successo del film, ma vi furono dei ritardi interminabili a causa della mancanza di fondi. Il regista, che era abituato ai finanziamenti statali, si dovette adattare alla nuova pratica di chiedere soldi ai “nuovi russi”. “Un uomo mi aveva promesso dei soldi e alla fine non me li ha dati. Quindi abbiamo dovuto di nuovo interrompere le riprese”, mi spiegò Solovyov durante le riprese.

“L'ultima volta le abbiamo interrotte quando mancavano solo pochi giorni ed eravamo alle scene finali della stazione, dove Anna si getta sotto un treno. Si tratta di un film costoso: attori, scene con molte comparse, locomotive. Pensa che a causa delle nostre ristrettezze economiche, rischiavamo di dover lasciare in vita la nostra eroina, non avendo nemmeno i mezzi per ucciderla”.

“E perché non avvelenarla?”, gli suggerii. “Potrebbe essere interpretata come una nuova lettura del romanzo...”. Alla fine, riuscirono a trovare il denaro e Anna riuscì a gettarsi sotto un treno. Nel 2006, dopo dieci lunghi anni, il film di Solovyov era finalmente pronto. Ma, per allora, il pubblico russo sembrava già non avere più idea di chi fosse Anna Karenina.

Sergei Solovyov non era semplicemente popolare, era una figura di culto. I suoi film ribelli degli anni Ottanta avevano anticipato la perestrojka di Gorbaciov. La canzone “My zhdem peremen” (Noi vogliamo cambiamenti) della rockstar sovietica Viktor Tsoy, nel film di Solovyov del 1987 “Assa”, era stata come un rombo di tuono per migliaia e migliaia di giovani. Aveva inaugurato una generazione tutta nuova, con una ventata di energia sociale fino ad allora mai vista.

I film di Solovyov erano sempre attesissimi: la gente formava delle file lunghissime fuori dai cinema per vederli e i personaggi dei suoi film erano diventati i simboli del cambiamento tanto agognato, e i loro nomi e i loro slogan, parte del folklore popolare. Ora come ora, i distributori cinematografici russi sono convinti che non sia più necessario ricorrere a tutti questi sforzi. “Non è perché pensano che sia una pellicola scadente ... Ma l'idea di cercare di vendere un film su Anna Karenina li spaventa: le generazioni più giovani non sanno chi sia”.

Solovyov esagera, naturalmente. Tolstoj rientra nel programma di letteratura delle scuole superiori russe. Ma, a quanto pare, il bisogno tradizionale dei russi di ricorrere a una letteratura seria per capire meglio la propria vita sta scomparendo. Se prima la letteratura e il cinema erano una sorta di scuola di vita, al giorno d’oggi, non sono che una semplice fonte di intrattenimento.

In Russia, questo processo è iniziato più tardi rispetto a molti altri Paesi, ma una volta incominciato, ha assunto ben presto caratteristiche mostruosamente ipertrofiche: gli adolescenti vanno al cinema a vedere solo blockbuster, e la maggior parte delle uscite cinematografiche sono rivolte proprio a loro. Gli adulti, nel frattempo, hanno smesso completamente di andare al cinema, giacché i contenuti dei film non rappresentano più una fonte di nutrimento per la mente o il cuore.

I mass media sono così concentrati sugli adolescenti che non si preoccupano quasi più di segnalare i film russi, nonostante diano un sacco di attenzione alle grandi star mondiali del cinema. Il risultato è un circolo vizioso con un’industria cinematografica limitata e i mass media che banalizzano e abbassano il livello del loro pubblico.

La speranza di Solovyov è che i film possano tornare a influenzare di nuovo le persone e diventare un evento non solo a livello commerciale, ma anche per l'arte e la vita della società in generale. Durante le riprese di Anna Karenina, Solovyov mi disse con grande passione: “Il romanzo ci aiuta a capire perché il destino ci ha gettato in questa vita. Ed è proprio per questo livello di verità umana che vale la pena girare il film”.

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