Cronache dall'assedio di Leningrado

"Il diario di Lena" (Mondadori) raccoglie le memorie di una sedicenne che racconta la resistenza di Leningrado all'avanzata nazista
 La copertina del libro

L'hanno definita l'Anna Frank di Leningrado, ma Lena Muchina visse in modo diverso quel periodo storico che accomuna le due giovani scrittrici, vittime della tragedia mondiale. Vicine per età, per il tragico momento vissuto e per il fatto di aver entrambe descritto in un diario eventi della Seconda Guerra Mondiale, le due ragazze ebbero però un diverso approccio alla storia e, soprattutto, un diverso destino.

Ne “Il diario di Lena” (edito da Mondadori) la Muchina racconta gli ultimi giorni di pace, i primi di guerra e il precipitare degli eventi che portarono all'assedio di Leningrado. Una testimonianza intensa, commovente e coinvolgente di una ragazza leningradese come tante che si è ritrovata nel pieno della sua adolescenza a vivere uno degli avvenimenti più difficili della storia della sua città.

Lena Muchina aveva sedici anni quando iniziò a raccontare la sua vita di giovane ragazza sovietica alle prese con i primi amori, la scuola e le chiacchiere tra amiche. È il maggio del 1941, Leningrado non è ancora in guerra. Lena sta per sostenere gli esami dell'ottava classe ed è segretamente innamorata di un suo compagno.

Vive con la madre e l'anziana nonna e la sua esistenza scorre sostanzialmente felice e serena. Fino a quando il 22 giugno 1941 “Molotov ha comunicato che stamattina alle quattro le truppe tedesche, senza dichiarare guerra, hanno sferrato l'attacco ai nostri confini occidentali..”. In quel momento tutto cambia.

L'eco della guerra inizia a fare da sfondo e a cambiare la quotidianità di tutti, a mietere vittime: “Bambini, neonati, anziani, giovani, ragazze e ragazzi, tutta gente che sicuramente avrebbe voluto vivere. Ma la granata non sceglie le proprie vittime (…) non guarda in faccia nessuno e non c'è modo di sfuggirgli”.

Gli attacchi aerei si fanno sempre più frequenti, i negozi diventano sempre più vuoti e la fame aumenta. La madre e la cara nonna Aka muoiono. Lena rimane sola a lottare contro i morsi della fame, il freddo e la solitudine, ma continua a non perdere la fiducia nel domani e a credere che un futuro sia ancora possibile: “Nessuno sa cosa ci riservi il destino. Ma io voglio vivere a ogni costo, e finché sarò in vita voglio amare”.

Il diario di Lena si interrompe il 25 maggio 1942, pochi giorni prima che la ragazza riesca a lasciare finalmente la città.

Guarda anche la testimonianza
di Tania Savicheva 

Solo pochi anni fa uno storico dell'Università di San Pietroburgo troverà queste pagine negli archivi di Stato dell'Unione Sovietica e, colpito dalla loro intensità, decide di pubblicarle. Uscito in Russia nel 2011, "Il diario di Lena" ha riscosso subito un grande successo nel panorama letterario, in quanto viva testimonianza dell'assedio nazista di Leningrado.

Secondo le ricostruzioni, Lena nella primavera del 1942 riuscì davvero a lasciare Leningrado e morì nel 1991 a Mosca, senza aver mai raccontato a nessuno del suo diario, unico vero amico e confidente negli anni peggiori della sua vita.

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