Vita di trincea

Nel Settantesimo anniversario della battaglia di Stalingrado, Castelvecchi pubblica un classico della letteratura sovietica di guerra
La copertina del libro

Il 2 febbraio 1943 è una data significativa della Seconda Guerra Mondiale: quel giorno, con la resa della VI Armata del maresciallo Friedrich Paulus, terminava la battaglia di Stalingrado. Le truppe tedesche sventolavano bandiera bianca e finiva una battaglia decisiva per lo scontro mondiale.

Come molti suoi connazionali, Viktor Nekrasov si ritrovò a vivere quell'evento combattendo in trincea contro i tedeschi. Dai ricordi di quegli avvenimenti nacque, qualche anno dopo, “Nelle trincee di Stalingrado”,  pubblicato adesso in Italia da Castelvecchi editore, che è tuttora considerato una delle opere migliori della letteratura sovietica di guerra.

“Ci sono dei particolari che rimangono impressi nella memoria per tutta la vita. E non solo rimangono impressi. Pur piccoli e apparentemente insignificanti questi si radicano, si infiltrano, per così dire, in te, incominciano a crescere, a germogliare e si sviluppano fino a trasformarsi in qualcosa di grande, di significativo, raccolgono in sé tutta l’essenza di quel che avviene, diventando una sorta di simbolo”. Nekrasov racconta in prima persona, attraverso le parole del luogotenente protagonista Kerzhencev, giovane ingegnere diventato combattente, quello che succedeva prima, durante e subito dopo i combattimenti.

Sono tutti momenti delicatamente drammatici raccontati con naturalezza: l'annuncio dell'arrivo dei tedeschi, i combattimenti all'ultimo sangue, la morte dei compagni, la nostalgia del passato. La vita in trincea trascorre lenta, ma rapida al tempo stesso, in uno scorrere del tempo e degli eventi che mette a dura prova il carattere dei personaggi, travolti dalle atrocità della guerra.

Nekrasov, cittadino e soldato al tempo stesso, non può che essere la persona migliore per raccontare quello che succedeva là dentro, nelle trincee, dove uomini comuni, normali cittadini, giovani e non, “appena arrivati, inesperti come eravamo, mai stati prima al fronte”, anonimi eroi, “sballottolati da un luogo all'altro”, incapaci di “abituarsi al bombardamento”  si ritrovarono ad essere protagonisti involontari di un importante evento storico che farà cambiare le sorti di tutta l'Europa.

Il luogotenente ricorda i giorni prima della guerra, quando passeggiava nella sua “cara, cara Kiev” con i suoi “ sei amici inseparabili”. Giorni lontani, che sembrano un sogno rispetto al presente. Bombardamenti, spostamenti, fossati, la steppa, animali, corpi senza vita: questa è la quotidianità della vita in trincea.

Quella di Viktor Nekrasov “Nelle trincee di Stalingrado” è una scrittura semplice, che non cerca l'enfasi né l'esaltazione, vuole ricordare e descrivere. E lo fa nella maniera migliore, senza fronzoli né esagerazioni: raccontando la realtà così com'era.

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