Cos'è rimasto di Vysotski?

Ai tempi dell’Unione Sovietica i suoi dischi passavano di mano clandestinamente. Oggi il cantautore, nato il 25 gennaio 1938, attira ancora nel suo nome folle di fan a Mosca. Lo ricordano il figlio e amici artisti

Ai tempi dell’Unione Sovietica i suoi dischi passavano di mano clandestinamente. Oggi, a tanti anni di distanza dalla sua morte avvenuta nel 1980, Vladimir Vysotski attira ancora le folle a Mosca. Russia Oggi ha incontrato il figlio e vari artisti russi in occasione del concerto organizzato in suo onore per il 75esimo anniversario della sua nascita (25 gennaio 1938) al Crocus City Hall. E tutti rievocano i loro ricordi e l’eredità lasciata da questa icona fuori dal tempo.

"Quando qualcuno gli chiedeva quale fosse il suo più grande desiderio, mio padre rispondeva sempre: voglio che si ricordino di me”. Nikita Vysotski non ha conosciuto bene suo padre, che divorziò da sua madre e si risposò nel 1969 con la francese Marina Vlady. Tuttavia ha seguito alla lettera le sue volontà: per il 75esimo anniversario della sua nascita, Nikita ha riunito il meglio degli artisti più famosi per cantare, raccontare, far rivivere sulla scena al Crocus City Hall l’arte di Vladimir Vysotski.

Sul grande schermo del palcoscenico parla Vladimir Vysotki. Prima di tutto del suo timbro di voce fuori dal comune: “A sei anni, quando recitavo le poesie, gli amici dei miei genitori dicevano che avevo la voce di un ubriaco. Ma la mia voce è sempre stata così. Non l’ho mai forzata. I miei imitatori, invece, hanno sicuramente fatto più fatica”. Rievoca anche la prima volta che incise la sua voce, quando era ancora attore del teatro Taganka a Mosca. “Ero a casa di alcuni amici artisti e uno di loro volle registrarmi. E così la cassetta ha iniziato a circolare”. In Unione Sovietica le sue canzoni sono sempre state vietate e Vladimir Vysotski sarà conosciuto ufficialmente soltanto come attore di cinema e di teatro.

Sulle scene rivoluzionò l’ “Amleto” di Shakespeare – recitando in pullover – e sul grande schermo, nel 1979, lasciò il segno nell’anima degli spettatori con “Impossibile cambiare il luogo dell’appuntamento”. 

Ogni canzone è un testo di teatro

Vladimir Shakhrin, leader del gruppo Chaif, non ha scoperto Vladimir Vysotski dalle cassette clandestine: suo padre gli insegnò a suonare la chitarra con brani di canzoni di quando era piccolo lui (Foto: Benjamin Hutter)

I suoi dischi non potevano essere incisi legalmente? Che importa… “Anche se non c’erano in giro poster o pubblicità, tutti sapevano dove e quando si sarebbe tenuto il suo prossimo concerto clandestino”, racconta l’attore Sergei Bezrukov, che lo ha incarnato nel film "Vysotski, grazie di esistere" (2011).

Vladimir Shakhrin, leader del gruppo Chaif, non ha scoperto Vladimir Vysotski dalle cassette clandestine: suo padre gli insegnò a suonare la chitarra con brani di canzoni di quando era piccolo lui, confida a Russia Oggi. Nel 2013 Shakhrin compirà 54 anni e la sua band fa sempre il tutto esaurito negli stadi. “Ogni sua canzone è come un testo di teatro: un testo drammaturgico che si può leggere e rileggere, ancora e ancora, trovandovi di continuo nuove sensazioni e nuovi significati”, osserva Shakhrin.

Il primo rocker russo


Elena Kamburova, fondatrice del Teatro della Musica e della Poesia di Mosca, interpreta un repertorio composto da canzoni di Vysotski e di Jacques Brel (Foto: Benjamin Hutter)

Da giovane, il leader di Chaif ha partecipato alla costruzione di un nuovo quartiere a Ekaterinburg. A indurlo era l’accordo che finiti i lavori avrebbe potuto abitare in uno di quegli appartamenti. “Con alcuni amici ci siamo battuti affinché la strada nella quale siamo andati ad abitare fosse intitolata a Vladimir Vysotski e ci siamo riusciti! Ero orgoglioso di avere un passaporto che riportava quell’indirizzo”, sorride. Poi aggiunge: “L’Europa ha avuto la Beatlemania. Noi, a quell’epoca non avemmo i Beatles, ma Vysotski”.

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Ilya “Chjort” Knabengof, leader della band Pilot, non ha conosciuto quel periodo. Per lui, in ogni caso, l’eredità di Vysotski è ancora più grande, se possibile: “Con il suo atteggiamento e i suoi testi così profondi, intellettuali, ha creato il rock russo, quello che esiste ancora oggi. Vysotski è stato il primo rocker russo”.

Malgrado tutta l’intensità della sua eredità, alcuni credono che nessun artista oggi sia alla sua altezza. “La canzone russa soffre di un grande vuoto. Tutti sprecano tempo a cercare di ripetere quello che Vysotski ha già detto ad alta voce e chiaramente”, fa notare la cantante Elena Kamburova, fondatrice del Teatro della Musica e della Poesia di Mosca. Sulla scena interpreta un repertorio di canzoni di Vysotski e di Jacques Brel, che considera suo fratello spirituale.

Anche nel  pubblico si registra un passaggio del testimone: gli spettatori  brizzolati e canuti, pur essendo coetanei del cantante, si contavano sulle dita di una mano. Per questo anniversario, sono accorsi  migliaia di giovani moscoviti che hanno offerto a Vysotski ciò  che egli desiderava più di ogni altra cosa, quando era vivo: l’immortalità. 

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