Le Memorie di Nazarov in mostra a Roma

Una delle opere in mostra

Una delle opere in mostra

ufficio stampa
Il pittore pietroburghese espone dal 16 al 27 novembre 2015 al Centro Russo di Scienza e Cultura

È una mostra dedicata alla memoria quella di Sergei Nazarov, pittore di San Pietroburgo, ospite dal 16 al 27 novembre 2015 al Centro Russo di Scienza e Cultura con la mostra personale “Memorie”, per l’appunto. L’artista ripercorre un itinerario visivo personale, una sorta di riepilogo che attraversa i suoi più intensi ricordi: immagini tratte dall’infanzia, degli affetti intimi e dei familiari amati, rappresentazioni dell’Armenia, sua terra natale e delle terre scoperte nei suoi numerosi viaggi. Un susseguirsi di luoghi, paesaggi e simboli, nel suo vissuto, nell’avventura che lo arricchisce, ma non lo cambia. 

La mostra è un viaggio nei ricordi dell’anima di Nazarov, tra cui l’Italia ha un posto d’onore: Venezia, una delle sue città preferite, Firenze, Roma, Amalfi, la campagna toscana o quella siciliana.

Nella diversità delle tecniche usate, il pubblico troverà uno sfarfallio che va dalla tempera su cartone all’olio su tela, la luminosità variabile del disegno a carboncino e dell’acquaforte, la velatura che diventa quasi una speciale foschia argentata, e un segno, a volte morbido e flessuoso, a volte duro, forte di una linea grafica marcata. Le sue nature morte, non prive di umorismo e teatralità, sono visioni stravaganti di uno strano agglomerato di elementi dal repertorio della Storia dell’Arte. Le diverse opere in mostra risultano così affascinanti per quanto capaci di mettere in luce la complessità e le sfaccettature, al di fuori dei luoghi comuni, proprie di Sergei Nazarov.

Acquista così forza il racconto che viene affidato ai paesaggi, piuttosto che ai ritratti; ammaliano i raggruppamenti di frutta, di ceramiche, di conchiglie, di bucrani che riportano alla memoria la tradizione della natura morta, cara ai celebrati maestri Olandesi. Opere che evocano per sobrietà e eleganza, una devozione per l’arte classica. Questa, oggetto indubbiamente di studio e ammirazione da parte di Nazarov, si rivela ancor di più dopo che l’artista ha avuto occasione di vederla e amarla durante le sue lunghe permanenze in Italia. 

Sono tre le tradizioni che segnano Sergei Nazarov, evidenti nelle opere in mostra: la scuola di San Pietroburgo, l'Armenia e l’Arte Europea. San Pietroburgo rappresenta lo stato d'animo contemplativo, della ricerca sulla fragilità e della perfezione musicale, di una cultura contraddistinta dal prudente equilibrio. L’Armenia, un simbolo di austerità, è l’arcaica incarnazione del dolore secco, espresso dalle note basse maschili, e dall’eroismo stoico. L’Europa sullo sfondo è l’oggetto di culto, impersona la ricchezza della cultura, i principi classici come l'armonia tra sentimento e ragione.

Nazarov coltiva l'estetica della quotidianità e il realismo, ma allo stesso tempo incoraggia il sogno e lascia trasparire frequentemente il suo romanticismo. L'artista volutamente dimentica il presente, con i suoi "dubbi" e "interrogativi" sulla posizione e le potenzialità reali dell’arte nel giorno d’oggi: per Nazarov, l’arte è indistruttibile, come la natura, mentre il suo linguaggio diventa trasparente sotto la pressione della luce e del silenzio.

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