Il ritorno delle api

Gli scienziati stanno studiando varie specie di api, in particolare quelle della Russia centrale (Foto: Alamy/Legion Media)

Gli scienziati stanno studiando varie specie di api, in particolare quelle della Russia centrale (Foto: Alamy/Legion Media)

Alcuni scienziati di Tomsk reintrodurranno questi insetti, sperando che resistano alle temperature siberiane. Quale l'obiettivo?

La piccola e innovativa azienda agricola ApiMaster, sorta sui terreni dell’Università pubblica di Tomsk (Tgu), introdurrà da qui a breve api rustiche che si adatteranno alle difficili condizioni della Siberia: lo ha appurato Ria Novosti dall’ateneo stesso.

Nel centro universitario si fa presente che grazie a questo progetto nella regione potrà rinascere l’apicoltura. Secondo gli studiosi, infatti, il territorio di Tomsk si presta ed è propizio alla produzione di miele. Il miele delle foreste è infatti considerato della qualità migliore.

Api mutanti
Yuri Pogorelov, direttore del centro di ricerche pratiche Apis della Tgu e uno dei membri fondatori dell’azienda, ha spiegato a Ria Novosti che la Russia ha un bisogno immediato di colonie di api sane e gran produttrici di miele.

Le api si dividono in varie specie: quelle della Russia centrale, dei Carpazi, italiane, caucasiche e così via. Vi sono poi alcune specie mutanti, che arrivano da luoghi diversi del Paese e secondo lo specialista possono portare malattie.

Secondo Pogorelov è importante che gli esperti debellino completamente  queste specie di api, affinché “non diventino cattive, imparino a  resistere alle difficili condizioni della Siberia e non alimentino soltanto l’apicoltore,  ma anche loro stesse. È fondamentale comprendere che l’uomo non ha addomesticato le api, ma si è solo abituato a esse, e non il contrario. Oltre tutto, l’uomo non ha creato un’unica specie di api”.

La scelta delle specie
Secondo gli esperti, i ricercatori si ripropongono di studiare attentamente le varie specie di api, in primo luogo quelle della Russia centrale più abituate a sopportare le ardue condizioni ambientali dell’inverno siberiano.

“Le studieremo, osserveremo come si comportano e come vanno in letargo. Poi analizzeremo quale famiglia ha prodotto miele nelle arnie e quali altre non ne hanno prodotto. A quel punto disporremo degli elementi di base per poter esaminare le varie specie e facilitare la riproduzione della specie di api che dall’inizio dello studio si sarà dimostrata più soddisfacente sotto vari punti di vista. Poi, grazie all’analisi molecolare e genetica e allo studio esterno delle api, apporteremo tutte le modifiche necessarie per svolgere al meglio il nostro lavoro di selezione”, ha concluso Pogorelov.

Stando a quanto ha reso noto l’ateneo, sotto l’egida dell’università imperiale di Tomsk, nel 1903, si realizzò un alveare, mentre al momento la sede accademica ne possiede due. Il primo è un progetto pilota di 70 colonie di api, situato nel paese di Liazguino, nella regione di Tomsk. Il secondo si trova nella sezione sperimentale del giardino botanico della Tgu.

La Tgu fu fondata nel 1878 in seguito a un editto di Alessandro II e assunse il nome di Università imperiale di Tomsk: fu il primo istituto di studi superiori al di là degli Urali. Nel 1998 per ordinanza presidenziale la Tgu è entrata  a far parte del patrimonio culturale russo. Nell’aprile 2010, infine, la Tgu è diventata un centro universitario nazionale dedito alla ricerca.

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