Il pericolo che piomba dall'alto

Mosca vista dal basso di un'italiana
Credit: Niyaz Karim

5 gennaio 2012
Il pericolo, in Russia, piove dall’alto. Camminando per strada in una grigia giornata invernale, scorrendo con gli occhi le vetrine dei cambio valuta e dei produkti, non ci si accorge che sopra le nostre teste, traballanti, penzolano grosse stalattiti di ghiaccio, lunghe anche un paio di metri. Enormi coni con la punta affilata, sospesi a diversi metri di altezza, che spiano dall’alto i passanti.

È di pochi giorni fa la notizia della morte di una donna di 44 anni, colpita alla testa da un enorme pezzo di ghiaccio, staccatosi da un tetto in pieno centro a San Pietroburgo.

Cose da matti, per me che in inverno, al massimo, devo fare fronte alle noiose nebbie milanesi. Qui in Russia, invece, notizie di questo genere sono quasi all’ordine del giorno. Da novembre 2012 a San Pietroburgo sono state oltre una decina le persone colpite, in maniera più o meno grave, da questi pericolosi blocchi di ghiaccio. Tre di loro in uno stesso giorno.

Grossi pezzi di ghiaccio pendono
dai tetti 
e dalle grondaie delle case
di Mosca 
(Foto: Eva Canta)

È per questo motivo che anche a Mosca si fa sempre attenzione a dove si mettono i piedi. Cercando, per quanto possibile, di camminare lontano dagli edifici.

È impressionante alzare gli occhi al cielo e rendersi conto delle dimensioni di queste stalattiti di ghiaccio che, gocciolina dopo gocciolina, hanno preso la forma di enormi mazze da baseball con la punta affilata.

Intere squadre di operai puliscono instancabilmente tetti e grondaie in un lavoro senza fine, perché laddove si toglie il ghiaccio, in breve tempo se ne forma dell'altro. Indurito dalla neve e dal gelo.

Nei periodi meno freddi molti marciapiedi vengono recintati per evitare che la gente cammini troppo rasente ai muri. È soprattutto in giornate come quelle, quando la temperatura si alza di qualche grado, che il disgelo rischia di far staccare pesanti blocchi di ghiaccio, che potrebbero finire dritti dritti sulle teste dei malcapitati passanti.

Io, infatti, ho ormai preso la bella abitudine di camminare con un piede su e uno giù dal marciapiedi. Con un occhio rivolto verso la strada, schivando le auto che sfrecciano, e uno rivolto al cielo. Fissando con sospetto quei grandi spilli che mi spiano. A penzoloni sul vuoto.

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