Shopping, impennata dei prestiti

Il centro commerciale Evropejskij di Mosca (Foto: RIA Novosti / Maria Alexeeva)

Il centro commerciale Evropejskij di Mosca (Foto: RIA Novosti / Maria Alexeeva)

I russi sottoscrivono pagamenti a rata per ogni cosa, dalle tv a schermo piatto alle case, ma gli esperti mettono in guardia: c’è il rischio che la bolla esploda

È sabato pomeriggio nel centro commerciale di Evropejskij di Mosca, situato sulle rive della Moscova, a pochi passi dal Casa Bianca russa, sede del governo. Quello che fino a  pochi anni fa era soltanto uno spiazzo desolato non utilizzato, che ospitava un mercato di sigarette di contrabbando, oggi è un centro commerciale nuovo ed elegante, che accoglie centinaia di negozi e di boutique, che attirano folle in costante aumento di clienti impazienti di fare acquisti.

La scena a cui si assiste a Evropejskij non parrebbe fuori luogo in nessuna grande città del mondo, se si eccettua una sola cosa: in termini di clienti per metro quadrato, e di traffico di consumi, Evropejskij è il centro commerciale più operoso del mondo. Con 811 clienti per metro quadro può infatti vantare il sestuplo dell’afflusso rispetto al secondo centro commerciale più frequentato al mondo, il Dubai Mall.

Malgrado la recente recessione economica, lo shopping è in pieno boom in Russia, trainato per lo più da un crescente credito al consumo. Pur togliendo Evropejskij dalle statistiche, i centri commerciali più importanti in Russia ormai hanno un livello di presenza di clienti paragonabile a quello dei migliori centri commerciali di qualsiasi altro Paese al mondo.

Sembra proprio che dopo 70 anni di privazioni, i russi abbiano intenzione di  sfruttare la loro crescente prosperità per iniziare a fare scorta di alcuni di quei piccoli lussi che la maggior parte degli occidentali dà ormai per scontati.

Mentre il resto dell’economia stenta ad andare avanti, le vendite si impennano grazie al credito al consumo. A ottobre 2012 il settore bancario russo ha stupito nuovamente la nazione, annunciando un’accelerazione del 43 per cento rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente per ciò che concerne la crescita dei prestito per gli acquisti, soglia varcata la quale la Banca Centrale russa ritiene  che si entri in territorio “surriscaldato”.

Le società e le banche erano in prima linea dopo il fallimento della Lehman Brothers nel 2008, ma il Cremlino si è adoperato moltissimo per proteggere la popolazione dalle ricadute del fallimento, salvando in extremis le banche che si sono trovate nei guai e puntellando e sostenendo le aziende statali. I salari hanno continuato ad aumentare durante tutta la crisi, mentre la disoccupazione è attualmente al minimo storico degli ultimi 20 anni, ovvero al 3,8 per cento.

A ciò va aggiunto il fatto che il russo medio non ha debiti a proprio carico: tutti nel 1991 hanno ricevuto un appartamento dallo Stato e mutui e carte di credito sono stati semplicemente cancellati. Il russo medio è ora libero di contrarre prestiti a suo piacere, anche per cifre ingenti, avendo a disposizione buona parte dei propri introiti.

Nell'ottobre 2012 la crescita dei prestiti per gli acquisti si è accelerata, cogliendo di sorpresa gli stessi economisti che nella seconda metà dell’anno si aspettavano un calo. “Si tratta di una sorpresa positiva per i commerci e di una sorpresa che di fatto avvalora la nostra previsione di un’accelerazione della crescita degli scambi commerciali, dal 4,4 per cento a settembre su base annua al 5 per cento a ottobre sempre su base annua”, ha detto Evgeny Gavrilenkov, capo economista della Sberbank Cib. 

La frenesia dei prestiti per i consumi si sta riversando anche in altri settori economici direttamente collegati allo shopping. Le catene dei supermercati sono le prime a beneficiarne: l’ultima cosa che anche in tempi difficili i consumatori russi sono disposti a cancellare dal proprio elenco della spesa sono i generi alimentari. La maggior parte dei più importanti supermercati russi registra una crescita degli utili per il 2012 del 33 per cento rispetto al 2011.

Anche la vendita di automobili registra un consistente aumento del 13 per cento rispetto all’inizio del 2012 e a riferirlo è l’Associazione delle aziende automobilistiche europee. La Russia si avvia così a diventare entro i prossimi cinque anni il secondo mercato dell’auto più importante in Europa.

La spesa guida gli investimenti anche nelle proprietà immobiliari: a novembre 2012 Mosca si è classificata al terzo posto in Europa tra le mete di investimento immobiliare più importanti, classifica stilata da Jones Lang LaSalle. James Brown, capo di Jones Lang LaSalle, società di ricerche e consulenze Emea, ha detto che “oltre il 90 per cento dei brand europei più importanti opera già nel mercato russo, mentre il restante 10 per cento sta prendendo in considerazione l’idea di entrarvi. Nei prossimi anni l’alto livello di reddito disponibile e una middle-class in rapida ascesa renderanno il mercato al dettaglio uno dei più importanti in Europa in termini di giro d’affari”.

Dato che i consumatori russi stanno acquistando quantità sempre più ingenti  di oggetti molto costosi, i servizi finanziari tradizionali stanno già iniziando a decollare. Il potenziale del mercato dei mutui in Russia è senza eguali nell’Europa orientale, dicono gli analisti di UralSib. Il numero complessivo delle unità abitative è tra i più bassi della regione, ma così pure i rapporti del debito ipotecario rispetto al Pil, pari soltanto al 3 per cento, rispetto al 9 per cento dell’Ucraina, al 12 per cento della Polonia, al 34 per cento della Lettonia e al 36 per cento dell’Estonia, fa notare UralSib.

Prestiti immediati  sottoscrivibili  al momento della vendita hanno indotto la maggior parte dei russi a fare acquisti a piccolissime e incalcolabili rate, e a ciò si deve l’acquisto di circa un terzo dei grandi elettrodomestici e dei mobili.

L’uso delle carte di credito in quest’ultimo anno è decollato: il mercato delle carte di credito russe infatti è aumentato del 60,3 per cento nei primi nove mesi del 2012, arrivando a ben 590 miliardi di rubli (pari a 19 miliardi di dollari), e non dà segno di voler rallentare.

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