I governatori che contestano il Cremlino

Il Presidente russo Vladimir Putin insieme al governatore della regione di Kirov, Nikita Belykh (Foto: Alexei Nikolsky / RIA Novosti)

Il Presidente russo Vladimir Putin insieme al governatore della regione di Kirov, Nikita Belykh (Foto: Alexei Nikolsky / RIA Novosti)

Nell'ultima classifica mensile sulla stabilità politica e sociale delle regioni russe, gli esperti della Fondazione “Peterburgskaja politika” evidenziano alcuni cambiamenti significativi nei comportamenti delle élite regionali, che sembrano discordare con il governo sulle questioni di maggior risonanza

La principale sorpresa di dicembre 2012 è stata la propensione dei governatori a difendere pubblicamente la propria posizione su una serie di questioni di grande risonanza, anche nei casi in cui essa è in contrasto con quella delle élite federali. Gli esempi più vividi sono state le controversie circa l'elezione dei capi delle repubbliche nazionali e la questione delle adozioni.

Nei mesi di novembre e dicembre del 2012, la ripresa del dibattito sulla possibile abolizione delle elezioni dirette dei leader delle regioni (o almeno delle repubbliche nazionali), si è svolta suscitando la simpatia (o quanto meno la neutralità) delle Autorità federali.

Le dichiarazioni di Putin circa la possibilità di “regimi speciali” per le repubbliche nazionali sono stati interpretati come un modo per ritirare una serie di concessioni fatte nel corso della riforma politica del dicembre del 2011, almeno per quanto riguarda le repubbliche nazionali. I capi di molte regioni hanno percepito lo scenario proposto come qualcosa di ostile e pregiudizievole nei confronti della loro influenza politica nelle varie regioni.

Di conseguenza, contro l’abolizione delle elezioni dirette si sono pronunciati non solo i leader del Tatarstan e del Bashkortostan, ma anche, ad esempio, il capo del Daghestan, nonostante proprio questa repubblica fosse considerata, più di chiunque altra, una potenziale sostenitrice del ritorno alla nomina presidenziale.

L’unico a essersi pronunciato a favore dell’abolizione delle elezioni è stato il capo dell'Ossezia del Nord, Tajmuraz Mamsurov, anche se ciò è sembrata un’ulteriore dimostrazione della debolezza delle autorità di questa repubblica, che non è stata in grado di raggiungere risultati convincenti per Russia Unita nelle elezioni dell'autunno 2012 per il parlamento regionale.

Ha riservato delle sorprese anche il coinvolgimento delle élite regionali nella campagna a sostegno della legge che vieta l'adozione di orfani da parte di cittadini statunitensi. I parlamenti regionali hanno espresso formalmente il loro sostegno, tuttavia il fatto di partecipare a una campagna attorno a un’iniziativa considerata controversa e poco popolare da molti senatori e deputati regionali si è rivelata per loro una spiacevole sorpresa.

In una riunione della duma dell’oblast di Pskov, la decisione di sostenere la campagna è stata approvata, ad esempio, solo alla seconda votazione, ma con un numero minimo di voti, dal momento che una parte significativa dei senatori (soprattutto quelli sensibili ai rischi reputazionali) si è rifiutata, con vari pretesti, di partecipare al voto.

Anche un gruppo cospicuo di governatori hanno espresso i loro dubbi circa la legge in questione. Tra di loro, spiccano, oltre a Nikita Belych (dell’oblast di Kirov), anche i capi delle regioni di Kaliningrad e di Novosibirsk, Nikolaj Cukanov e Vasilij Jurchenko, che prima di allora non si erano mai dimostrati inclini a questo tipo di dichiarazioni pubbliche.

Come hanno dimostrato gli eventi degli ultimi mesi del 2012 (e le notizie relative all’inizio del 2013, che non sono state, però, incluse nella classifica), nelle prossime settimane ci si potrebbe aspettare un'altra tendenza: la volontà dei leader regionali di dimostrare una certa inclinazione “patriottica”, in linea con la loro agenda, scaturita dal discorso annuale del Presidente della Federazione Russa.

Mentre a dicembre 2012 l'iniziativa di Ramzan Kadyrov di invitare Gérard Depardieu in Cecenia era stata vista come qualcosa di particolarmente esotico, l'attività della Mordovia in questo ambito, nel mese di gennaio 2013, ha ricevuto, invece, il sostegno esplicito delle autorità federali. Dal momento che i criteri di “patriottismo” rimangono molto vaghi, è più che probabile che le regioni evidenzieranno prossimamente una certa attività creativa, nel tentativo di dimostrare la propria dedizione alla tematica “patriottica”.

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