Futuro promettente per quanto incerto

Vignetta di Niyaz Karim

Vignetta di Niyaz Karim

L'economia russa è chiamata alle sfide del 2013: un'analisi attenta sulla strada che il governo deve seguire

L'economia russa dovrebbe vivere una nuova fase nel 2013 mentre il Paese entra nel suo primo anno completo come membro dell'Organizzazione Mondiale del Commercio (Wto) e persegue ulteriori politiche di modernizzazione. Come il nuovo anno si giocherà, tuttavia, dipende in gran parte da come il governo risponderà alle mutevoli esigenze dell'economia globale.

Al culmine della crisi finanziaria del 2008, molti osservatori credevano che la Russia fosse destinata a essere intrappolata in un "ciclo economico alterno". Il ricordo del crash russo del 1998 non era ancora svanito e si era diffusa l'idea che gli effetti del 2008 sarebbero stati di gran lunga peggiori. E nonostante le due crisi fossero diverse nella sostanza, era difficile pensare che un'economia basata fortemente sulle materie prime e carente di diversi mercati finanziari, sarebbe stata in grado di rinascere una seconda volta. Quattro anni dopo, però, quello che abbiamo visto suggerisce il contrario e che le nostre più grandi paure non si sono realizzate.

In effetti, la crescita economica in tutto il mondo ha subito un rallentamento o è entrata in una fase di stagnazione per qualche tempo, come testimoniato dalla Cina, dall’India e dalla zona euro dal 2011. E mentre l'economia della Russia ha registrato un raffreddamento proprio dal secondo trimestre 2012, lo ha fatto nella maniera più ordinata. La Russia ha imparato molte lezioni dal 1998 e di conseguenza ha messo in atto le politiche e gli strumenti giusti per evitare un altro crollo della stessa entità.

La Banca centrale russa ha attuato una politica monetaria più robusta che ha permesso la flessibilità del tasso di cambio. Le esperienze di espansione e frenata degli anni Novanta e Duemila derivavano entrambe dai tassi di cambio fissi del rublo de jure (1998) o de facto (2008). Per combattere la crisi del 2008, la Banca centrale russa ha indotto importanti stress test per le condizioni di liquidità del mercato interno e, di conseguenza, "arresti improvvisi" del credito locale.

Per ora, però, questa è storia. A partire dal 2010 la Banca centrale russa ha dimostrato un crescente livello di tolleranza verso le fluttuazioni valutarie. Quindi, anche se le condizioni esterne dovessero peggiorare bruscamente, come alcuni analisti temono potrebbe accadere nel 2013, il deprezzamento del rublo dovrebbe agire da paraurti per le variabili reali. E mentre una parte di questo shock, se dovesse verificarsi, verrebbe avvertito nell'economia russa, (dopo tutto la Russia è davvero un'economia molto aperta, con il 75 per cento delle sue esportazioni rappresentato dalle materie prime), le conseguenze per l'economia nel suo complesso potrebbero essere molto più miti di quanto l’esperienza passata suggerisce.
 
Guardando al 2013, il Pil della Russia è atteso in progresso al 2-2,5 per cento. L'inflazione, che si è mostrata più alta all'inizio del 2012, ha visto ancora una volta nelle ultime settimane alcuni segnali di ribaltamento. Se così fosse, allora questo potrebbe consentire alla Banca centrale russa di aprire la porta a un allentamento della politica monetaria in primavera, o anche prima. Tale allentamento sarebbe possibile anche se la Banca centrale puntasse a portare l'inflazione Cpi (basata sull'indice dei prezzi al consumo, ndr) fino al 5-6 per cento nel 2013, ai minimi storici della Russia.

Entro la fine del 2013, la crescita economica molto probabilmente dovrebbe espandersi fino al 3,5-4 per cento, un dato che è ampiamente considerato dagli analisti come la stima corretta per l'attuale potenziale di crescita a lungo termine della Russia.
 
La vera questione cruciale che perdura è se la Russia sia in grado di raggiungere un tasso di crescita ancora più alto. In effetti, negli ultimi dieci anni, l'economia russa è cresciuta di oltre il 7 per cento all’anno per quasi un decennio. Tuttavia, una parte considerevole di questa crescita è stata successivamente attribuita al recupero dagli abissi della crisi del 1998. Così, questa ha implicato il reimpiego di risorse inutilizzate – ugualmente capitale e lavoro - in un processo che si è ripetuto ancora una volta dopo la crisi del 2008.

A partire da ottobre 2012, il tasso di disoccupazione nazionale della Russia si è arrestato al 5,3 per cento, un record nell’era post-sovietica. Pertanto, le prospettive di una maggior crescita della Russia possono contare su un significativo aumento della produttività grazie a un livello di occupazione relativamente forte della Russia.

Questo ha rappresentato un argomento chiave portato avanti dal Presidente Vladimir Putin dopo il suo insediamento a maggio 2012. Un aumento della produttività richiederà una maggiore espansione e un potenziamento del capitale sociale della Russia.

Il primo atto di Putin come Presidente è stato la firma di un decreto per aumentare gli investimenti in rapporto al Pil dal 20 per cento del 2011 al 25 per cento nel 2015 e al 27 per cento nel 2018. Questo decreto e le altre dichiarazioni pubbliche sono chiare manifestazioni del fatto che per raggiungere questo obiettivo è necessario con urgenza un miglioramento radicale del clima degli investimenti in Russia.

E l’obiettivo del governo è fornire i primi risultati tangibili di questo stato d’animo nel 2013, determinando per molti versi le prospettive di crescita strutturale e la natura del prossimo ciclo economico della Russia.

In realtà, il governo si è preso il merito dei risultati realizzati nel 2012 che hanno contribuito a spianare la strada a un'economia più moderna. Questi includono l'istituzionalizzazione della “regola del bilancio”, che impegna il bilancio federale a equilibrare i prezzi medi del petrolio degli ultimi dieci anni, la tanto attesa creazione del Central Depository, l'adozione del decreto governativo sul payout dei dividendi (rapporto tra le cedole distribuite e l'utile di esercizio, ndr) del 25 per cento per le imprese di proprietà statale e l’avanzamento del programma di privatizzazione delle imprese.

Tutti questi elementi rappresentano lodevoli passi lungo il percorso designato della modernizzazione. Il passo avanti nella lotta contro la corruzione negli ultimi mesi del 2012 è promettente. Detto questo, è ancora da dimostrare che l'impulso alla base di questi sforzi è inarrestabile. Finché tali misure non verranno pienamente realizzate, può sembrare possibile, ma ancora difficile da centrare un obiettivo di crescita più ottimistico del 5-6 per cento.

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