Coloro che tu ami

Lo scrittore e drammaturgo Anton Cechov ha conquistato fin da piccola la poetessa Natalia Stepanova. Ecco il suo personale modo di augurare ai lettori un Buon 2013

Anton Pavlovich Cechov
in una delle sue ultime foto
scattata nel 1903

Usciti  indenni dall’ennesima fine del mondo, iniziamo l’anno nuovo con i libri. L’amore per la lettura lo devo a mia nonna, che s’addormentava seduta accanto alla stufa, con un libro in mano e gli occhiali sulla punta del naso.

Nei lunghi inverni russi, la radio e i libri erano il nostro salvacondotto per i mondi sconosciuti. Oltre all’amore per i libri, da mia nonna appresi il valore assoluto, e oggi, ahimè, obsoleto, dell’onore. Per  lei, una nobildonna polacca, il senso dell’onore era il senso stesso della vita. Così com’era dovere per  la szlachta polska.

Il resto di quel che so lo trovai nei libri e a scuola. La scuola, in primis, m’insegnò l’amore per la Russia. Dai libri appresi che la lealtà, l’onestà e l’amicizia pagano. Ma erano altri tempi! E altri autori!

La scelta di un libro per me è sempre stata istintiva. Lo capisci subito se un libro ti va a genio. Se poi nei personaggi c’è un po’ di te, allora è il tuo libro! Così fu per me con Cechov, Pirandello, Hesse, Plinio il Giovane, Bulgakov, Maupassant.

Cechov disse che i migliori scrittori ritraggono la vita com’è, ma in modo tale che leggendo si senta “come dovrebbe essere, ed è questo che vi avvince”. Senza discuterne la grandezza, non posso dire lo stesso di Dostoevskij. Sarò impopolare, ma Dostoevskij per me è stato, più che altro, un’imposizione.

Non starò qui a dire cosa non mi convince nella sua teoria della catarsi, sarebbe troppo greve… Ma vorrei riportare una coincidenza che ho notato leggendo “Odi e Epodi” di Orazio. Vi ricordate la celeberrima frase di Dostoevskij “la Bellezza salverà il mondo”? In “Odi  e Epodi” c’è “La bellezza che salva”… 

Con Cechov, invece, ho riso e mi sono commossa tante volte. Leggendo “Le ostriche” sentivo letteralmente i gusci dei pregiati molluschi spezzarsi sotto i denti del ragazzo mendicante. Lui e suo padre, stremati dalla fame, elemosinavano fuori da un ristorante e i mercanti ubriachi diedero loro delle ostriche. Il ragazzo le mangiò con i gusci!

Ho riso tanto perché conosco il sapore della fame. E “La morte dell’impiegato”? Povero impiegato nella stanza d’attesa di un generale e capo di dipartimento. Il generale, trovandolo  lì, per l’ennesima volta, a chiedere scusa per l’accidentale starnuto, finitogli in testa, lo caccia fuori! L’ira di Sua Eccellenza sarà la causa della morte dell’infelice.

Mi sono commossa nella “Stanza numero sei”. Vi ricordate  “Il maestro e Margherita”? Un bieco personaggio, fingendosi amico della coppia, s’appropria del seminterrato, dove abitava il Maestro. Già nell’Antica Roma i delatori prosperavano a spese del vicino, così nella “Stanza numero  sei” di  Cechov. Un giovane e rampante dottorino di campagna fa pervenire un rapporto, a chi di dovere, sullo strano comportamento del direttore dell’ospedale . Questo perché per il direttore l’unica persona interessante in  quel luogo dimenticato da Dio era un paziente del reparto psichiatrico. La stanza  numero  sei,  per l'appunto. Morale? Il direttore finirà, egli stesso, come paziente della  stanza numero sei…

“So che alla sera ti verranno a trovare coloro che tu ami…”, Il maestro e Margherita, Bulgakov

“… Ritrarre fedelmente la vita e nello stesso tempo mostrare come essa si scosti dalla norma. La norma mi è ignota, com’è ignota a ciascuno di noi. Sappiamo tutti che cosa sia un’azione disonorevole, ma cosa sia l’onore, non lo sappiamo. Mi atterrò allo schema che è più vicino al mio cuore e che è già sperimentato dagli uomini più forti e più intelligenti di me. Questo schema è l’assoluta libertà dell’individuo, la libertà dalla violenza, dai pregiudizi, dall’ignoranza, dal diavolo, la libertà dalle passioni, e via dicendo”, A. Cechov (29.01.1860- 2.07.1904)

Buon Anno e buone letture a tutti!

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