Trifonov: "Grato all'Italia"

Il giovane pianista russo, in tour nello Stivale dal 4 gennaio 2013, confessa il suo amore per il Belpaese, che, parole sue, "lascia tante esperienze in un artista"

Ha stretti legami artistici e culturali con l’Italia Daniil Trifonov, il nuovo astro russo del pianoforte. Dalla vittoria del 2011 al “Concorso Tchajkovskij” di Mosca, il ventunenne pianista, nato a Nizhnij Novgorod, ha un’agenda fittissima di concerti, che sempre più spesso lo porta nel nostro Paese.

L’incontro a Milano, in occasione di un trionfale recital al Conservatorio, restituisce l’immagine di un giovane colto e sensibile, amante dell’arte e della natura, appassionato di trekking e cartografia. E anche dell'Italia.

I suoi soggiorni italiani la influenzano artisticamente?
L’Italia è il Paese che può lasciare l’esperienza più determinante su un artista in crescita. Non potrò mai dimenticare lo shock provato davanti ai dipinti di Leonardo da Vinci, Michelangelo, Raffaello alla Galleria degli Uffizi di Firenze. Se invece parliamo di musica Le Poème de l’extase di Aleksandr Scrjabin, per esempio, è stato composto sulle coste della Liguria. Recentemente poi ho camminato in un bosco nel Nord dell’Italia e tra le tante sensazioni che mi hanno ispirato è stato bello vedere gli alberi utilizzati in passato da Stradivari per fabbricare i suoi strumenti e oggi da Fazioli per i suoi pianoforti.

La storia e il repertorio musicale italiani la affascinano?
Innanzitutto noi musicisti dobbiamo essere grati all’Italia perché è il Paese che ha visto nascere il moderno sistema di annotazione musicale di Guido d’Arezzo e l’invenzione del pianoforte da parte di Bartolomeo Cristofori. Anche il melodramma mi affascina molto: appena riuscirò ad avere una vacanza verrò alla Scala di Milano e all’Arena di Verona per assistere alle vostre grandi opere.

Che impressione ha del pubblico italiano che affolla i suoi concerti?
Il vostro è un Paese così vario che in ogni regione si trova un pubblico nuovo e unico. Quando ho suonato a Parma, per esempio, il Teatro Regio era pieno di studenti, venuti in autobus e in treno anche da altre città: tutti mostravano una grande passione per la musica.

Come giudica le nostre istituzioni musicali presso le quali ha suonato?
È veramente una delle collaborazioni più affascinanti… se non ci sono scioperi!

Ricorda il suo primo concerto italiano?
Fu a Fabriano, molti anni fa. Passai l’intera giornata a visitare i musei e assaggiare specialità, fino a quando, tutto a un tratto, mi resi conto che mancavano solo 15 minuti al concerto! Ricordo come già allora fu grande la sorpresa nel constatare che in Italia anche nelle piccole città ci sono meravigliose sale da concerto e pianoforti di ottimo livello.

Quali sono i suoi migliori ricordi dei suoi concerti in Italia?
Le tante richieste di bis da parte del pubblico.

Considera un traguardo suonare al Teatro alla Scala di Milano?
A Milano ho già avuto il piacere di suonare con l’Orchestra Verdi e per le Serate Musicali al Conservatorio. Il mio calendario è ancora in via di sviluppo e per il momento posso dire che per un musicista è un onore esibirsi alla Scala.

Trova il tempo, in occasione dei suoi concerti italiani, di visitare le città che la ospitano?
Con l’agenda che ho attualmente è complicato combinare i concerti e le visite, non solo ai monumenti e ai musei, ma anche alla natura circostante, visto che preferisco esplorare i luoghi a piedi e per questo occorre tempo. Forse dovrei imparare a guidare il deltaplano… sarebbe più veloce!

Quali tra le nostre città preferisce?
Direi un caleidoscopio di città, tra le quali includo Firenze, Roma, Gubbio.

Dove ha imparato ad amare la storia dell’arte italiana?
Quando studiavo in Russia, alla Scuola musicale Gnessin di Mosca, per alcuni anni ci siamo concentrati esclusivamente sugli artisti italiani. Gli esami erano molto impegnativi e noi allievi non dovevamo solo riconoscere i capolavori dell’arte italiana, ma anche scrivere lunghi saggi su di essi.

Lei ama molto anche il cinema: le piacciono i registi italiani?
Credo che l’arte di Federico Fellini e Michelangelo Antonioni resti insuperata: per la grande attenzione ai dettagli, il disegno delle inquadrature, la purezza dei voli di fantasia, il gusto della scoperta. Solo il regista sovietico Andrei Tarkovskij può essere paragonato a loro.

Le date italiane del 2013
4 gennaio: Bologna, Auditorium Manzoni
8 gennaio: Verona, Teatro Ristori
12 gennaio: Mestre, Teatro Toniolo
3 marzo: Catania, Teatro Bellini
4 marzo: Udine, Teatro Giovanni da Udine

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