L'elicottero russo-italiano

Il vice premier Dmitri Rogozin (Foto: Itar-Tass)

Il vice premier Dmitri Rogozin (Foto: Itar-Tass)

Nel 2013 tecnici della Difesa della Federazione e ingegneri dell'Agusta lavoreranno insieme a un nuovo velivolo militare

A gennaio-febbraio del 2013 la Difesa della Federazione inizierà, insieme agli ingegneri della società italiana Agusta, i lavori per realizzare un nuovo velivolo, come riferice il vice premier Dmitri Rogozin, responsabile dell’Opk (United Industrial Corporation, ndr).

Rogozin è andato in visita in Italia e ha riportato a casa alcune decisioni che imprimono una svolta per la difesa militare russa. In particolare, i famosi blindati “Rys” Iveco LMV ora saranno assemblati da Kamaz con una localizzazione dell’80 per cento. Russia e Italia progettano anche di costruire insieme un elicottero.

“L’umore dell’AgustaWestland è alto per come vanno le cose in Russia; per chi non lo sapesse, nell’azienda HeliVert, situata nella Podmoskove, è già quasi un anno che assemblano gli elicotteri AW139, di cui per ora non esistono analoghi tra i produttori russi, a eccezione del Ka-62, che però entrerà in produzione seriale soltanto tra un anno e mezzo o due. Si tratta di un velivolo più leggero del Mi-8 e più grande del Ka-226 e dell’Ansat”, ha spiegato Rogozin in un’intervista a Izvestia.

“Tra l’altro rendiamoci conto che l’Agusta 139 è in fondo quello che fabbrica la nostra Kamov (industria russa che produce elicotteri, ndr), visto che all’inizio degli anni Novanta (e sono in pochi a saperlo) alcuni nostri elicotteristi avevano portato questa tecnologia in Occidente e sostanzialmente, alla base del progetto del 139 dell’Agusta, c’è proprio l’elicottero della Kamov; anche dall’esterno assomiglia al Ka-62”, ha rilevato il vicepremier.

“Con l’Agusta ora ci stiamo avvicinando a una collaborazione più seria e stretta; non assembleremo soltanto elicotteri già pronti, ma ne progetteremo uno nuovo. Per farlo gli ingegneri italiani e russi si metteranno insieme per realizzare un velivolo dalla portata di 2-3 tonnellate. I lavori prenderanno il via tra la fine di gennaio e l’inizio di febbraio”, ha dichiarato Rogozin.

Il primo modello sperimentale dovrebbe nascere tra due anni e mezzo o tre. Bisogna considerare che non partiamo da zero; sia noi che gli italiani abbiamo già del materiale pronto, bisogna soltanto metterlo insieme e farne una sintesi”, ha sottolineato il vicepremier.

Le trattative di Rogozin in Italia hanno toccato anche gli autoblindo “Rys”, il cui processo di produzione dovrà passare in futuro a un livello di produzione. “L’obiettivo principale della mia visita è stato quello di comunicare alla parte italiana il nostro rifiuto a continuare la collaborazione con loro secondo i vecchi schemi, quando a Voronezh attaccavamo al loro Iveco un paraurti e lo chiamavamo autoblindo Rys. Una produzione del genere non ci va più bene”, ha chiarito Rogozin.

Il “Rys” deve essere perfezionato, ha un baricentro spostato in alto a causa della sovrastruttura sul tetto, come nei blindati del 1917. Per questo su un terreno accidentato la macchina diventa instabile”, ha spiegato il vice premier.

“Abbiamo raggiunto con Iveco un accordo per cui il veicolo sarà perfezionato tenendo conto delle nostre necessità. L’elemento principale è che la fabbrica Kamaz interverrà come partner diretto. Entro 4 anni inoltre il livello di localizzazione della produzione dovrebbe raggiungere l’80%, vale a dire, praticamente tutta la macchina, a eccezione di singoli blocchi e aggregati, verrà prodotta sul suolo russo”, ha fatto notare Rogozin.

A detta del vicepremier gli italiani sono pronti e vogliono collaborare con la Russia in questo ambito. “Nel territorio italiano non è vantaggioso produrre tecnologia per questo tipo di forniture. Da noi invece lo è, soprattutto se si tiene conto delle tax holiday per le start up annunciate dal Presidente Putin nella Russia orientale e in Siberia”, ha detto Rogozin.

“Quando ho comunicato questa notizia gli italiani si sono entusiasmati perché vivono in condizioni fiscali molto vincolanti. Per questo sono pronti a costruire fabbriche in Russia. Sono molto attratti anche dalle prospettive di sbocco su mercati di Paesi terzi con macchine prodotte sul nostro territorio”, ha concluso Rogozin.

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