A San Pietroburgo in terza classe

Mosca vista dal basso di un'italiana
Credit: Niyaz Karim

1° gennaio 2013

Carte da gioco, semechki, qualche lattina di birra e un buon libro. È così che mi preparo al mio primo, affascinante, platskart. Il mio primo viaggio in notturna da Mosca a San Pietroburgo con il mezzo di trasporto più economico che ci sia: un trenino di terza classe dove tutti i russi, almeno una volta nella loro vita, hanno messo piede. Avanza con calma, mentre i passeggeri al suo interno si preparano a passare la notte. Tutti insieme. 

La particolarità di questo treno, infatti, sta nelle cuccette aperte dove tutti dormono con tutti, tutti sentono il russare di tutti. E tutti, volendo, conoscono tutti. Niente porte, niente séparé. Sembra di stare in un grande famiglia, dove la gente con grande naturalezza si cambia, si pettina, mangia e si mette a dormire.

Treno notturno di terza classe, che collega Mosca a San Pietroburgo (Credit: Eva Canta)

In mezzo al lungo corridoio di lettini, sistemati uno sopra l’altro, i passeggeri iniziano a organizzare le proprie brande, distendendo le lenzuola che trovo inaspettatamente bianche e pulite, chiuse dentro un sacchetto di nylon sistemato vicino al cuscino.

Una signora corpulenta e in divisa si avvicina a noi e ci chiede i biglietti, prendendo le ordinazioni per la colazione del giorno dopo. Tè o caffè? Ci chiede.

Attorno a noi si alza odore di piedi: ormai tutti hanno sfilato le scarpe. Qualcuno ha indossato il pigiama, altri si infilano sotto le coperte così, in jeans e maglione. C’è chi legge, chi lavora a maglia e chi mangia in compagnia, affrettandosi prima che vengano spente le luci. Non lontano da dove siamo noi qualcuno beve del tè, appoggiando sul tavolino un bicchiere di vetro, infilato dentro un raffinato contenitore di metallo. Un pezzo da museo, di quelli sopravvissuti al periodo sovietico. “In questi treni quasi tutti i bicchieri sono così, come quelli che usava mia nonna 40 anni fa”, mi spiega un ragazzo che occupa il posto vicino al mio.

Agli occhi di un occidentale non abituato alla Russia, questo treno di terza classe potrebbe risultare alquanto strano, o perlomeno poco discreto. Niente poltrone, solo lettini a vista. Dove pian piano la gente si assopisce, al cullare del treno che sfreccia in mezzo a distese di betulle ricoperte di neve.

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