Calcio, Baltacha anticipò la perestrojka

Di origini ucraine, il calciatore, perno difensivo della Dinamo Kiev e della Nazionale sovietica, fu il primo a emigrare in Inghilterra durante la cortina di ferro. Dopo di lui, le meteore della Serie A italiana

Appena arrivato in Inghilterra, un giornalista gli chiese: “Sei comunista?”. Senza ottenere risposta. Sergei Baltacha non capì la domanda. Forse non comprendeva fino in fondo l’importanza della sua presenza nel Regno Unito.

Primo calciatore sovietico professionista a giocare nella patria del football. Trecento partite nelle file della Dinamo Kiev di Valeri Lobanovsky. E 45 presenze nella Nazionale russa. Baltacha è uno dei calciatori simbolo dell’Urss di fine anni ’80.

Perno difensivo del club ucraino, laboratorio delle teorie rivoluzionarie del calcio del Colonnello russo. Resistenza, velocità, schemi. Il pallone robotizzato, che rese la Dinamo Kiev uno dei club più forti nel panorama europeo.

Erano gli anni della perestrojka, degli ultimi colpi di coda della Guerra Fredda. I blocchi contrapposti cominciavano a sciogliersi. E lo sport, come sempre, lavorava per i grandi cambiamenti storico-politici.

Nel 1989 il partito comunista sovietico, dopo lo straordinario Europeo in Germania disputato l’anno prima dalla Nazionale – finale persa contro l’Olanda di Van Basten, Gullit e Rijkaard dopo aver superato l’Italia in semifinale -, decise di stilare una lista di calciatori, circa sei o sette, che avrebbero potuto lasciare il Paese per i campionati nazionali più importanti del Vecchio Continente.

Un premio per la gloria sportiva concessa all’Urss. In Inghilterra sbarcò Baltacha. In Italia finirono Sasha Zavarov e Sergei Aleinikov, alla Juventus. Igor Belanov, attaccante che vinceva il Pallone d’Oro tre anni prima, criticato nel Paese per aver fallito un calcio di rigore nella finale dell’Europeo contro gli olandesi, sceglieva il Borussia Moenchengladbach, in Bundesliga.

Meteore, specie Zavarov, che mai si adatterà ai ritmi della serie A. Baltacha falliva all’Ipswich Town, Division Two, la terza serie inglese. Una ventina di presenze nei due anni inglesi, con una sola rete.

In verità poco dopo la fine della Seconda Guerra Mondiale un attaccante ucraino, Adam Wolanin, si era allenato con il Blackpool. E il portiere Pavel Sidelnyk aveva giocato a livello amatoriale con il Nottingham Forest.

Per portare Baltacha in Inghilterra, l’Ipswich contattò il Goskomsport, il comitato sportivo dell’Urss. C’era però da siglare l’accordo, firmare il contratto. Che il calciatore di origini ucraine sottoscrisse dopo ore di colloqui e svariate bottiglie di vodka bevute con i dirigenti britannici. Per lui, privilegi sconosciuti. Un’automobile, una residenza per le vacanze. Tra sospetti e pregiudizi, negli agi dell’Occidente.  

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