Lavrov: Siria, intervento possibile

Il ministro russo degli Esteri, Sergei Lavrov (Foto: Itar-Tass)

Il ministro russo degli Esteri, Sergei Lavrov (Foto: Itar-Tass)

Il ministro russo degli Esteri, in un'intervista tv, ha definito l'eventuale uso di armi chimiche da parte del regime di Assad "un suicidio politico" e non ha escluso l'azione di truppe esterne

L'utilizzo di armi chimiche potrebbe trasformarsi in un suicidio politico per i governanti della Siria, ha affermato il ministro degli Esteri russo Sergei Lavrov in un'intervista all'emittente televisiva Russia Today. Lavrov non ha escluso la possibilità di un intervento militare esterno in Siria e ha osservato che esso potrebbe svilupparsi secondo lo scenario già visto in Iraq o in Jugoslavia.

"Non penso che la Siria impiegherà le armi chimiche. Se ciò dovesse accadere, sarebbe un suicidio politico per il governo siriano... Ogni volta che ci giungono delle voci o delle informazioni frammentarie secondo cui i siriani starebbero maneggiando armi chimiche, verifichiamo più e più volte queste informazioni, ci mettiamo in contatto diretto con il governo (della Siria), e ogni volta riceviamo ferme assicurazioni che la Siria non ha intenzione di impiegare queste armi in nessun caso", ha dichiarato il ministro. 

Alla domanda se si senta di escludere la possibilità di un intervento militare dall'esterno nel conflitto siriano, bypassando l'Onu, come avvenne già in Iraq, Lavrov ha risposto: "L'intervento è possibile". Il ministro ha inoltre precisato che un intervento militare esterno in Siria potrebbe svilupparsi "non solo come nel caso dell'Iraq, ma anche come in Jugoslavia". 

D'altro canto, Lavrov ha affermato che la Russia non ha intenzione di esortare il presidente siriano Bashar Assad ad andarsene, dal momento che "noi non ci occupiamo della sostituzione dei regimi". Il ministro degli Esteri russo ha ricordato come lo stesso Assad abbia più volte dichiarato di non voler rinunciare al proprio incarico.

Non esistono dati ufficiali circa la quantità di armi chimiche in possesso della Siria. Secondo le informazioni dei servizi speciali americani, i siriani dispongono di scorte di gas neuroparalizzanti (Sarin e iprite). Non è escluso che nel Paese sia stato prodotto del gas nervino VX. Le scorte di queste sostanze si trovano in bunker e depositi nei pressi delle città di Aleppo, Hama, Homs e Latakia. Secondo i dati pubblicati in passato dal Centro canadese per la non proliferazione delle armi di distruzione di massa "James Martin" di Monterey (Cns), si tratterebbe di un centinaio di tonnellate di proiettili chimici e di bombe aeree chimiche.  

Il 24 dicembre 2012 il periodico tedesco Focus-Online, riferendosi a fonti proprie, ha reso noto che reparti scelti delle forze armate francesi e statunitensi posizionati al confine tra Giordania e Siria starebbero compiendo preparativi per un possibile intervento nel Paese, per proteggere i depositi di armi chimiche dagli islamisti in caso di caduta del regime di Assad. Il giornale tedesco afferma che anche i soldati dei corpi speciali americani Delta Force e Ranger, appositamente addestrati a combattere nel deserto, sono pronti a partecipare all'eventuale operazione.

Nella sua intervista, Lavrov ha anche commentato la dislocazione da parte della Nato dei sistemi antimissilistici Patriot al confine turco-siriano. Secondo il ministro, i Patriot sono volti a neutralizzare non solo le minacce provenienti dalla Siria, ma anche dall'Iran.

"Ho letto e ascoltato ciò che dicono gli esperti: se il sistema fosse stato dispiegato per contrastare il fuoco proveniente dal territorio siriano, avrebbe dovuto essere posizionato in maniera diversa. La sua presupposta collocazione, come dicono gli esperti, testimonia che sarà impiegato per difendere il radar americano che fa parte del sistema antimissilistico Usa, creato per difendersi dalle minacce provenienti dall'Iran", ha affermato Lavrov.    

Lunedì 24 dicembre 2012 a Damasco il rappresentante speciale dell'Onu e della Lega Araba, Lahdar Brahimi, ha esaminato con i governanti siriani le possibilità di siglare un accordo di pace per uscire dalla crisi. Il diplomatico algerino è stato ricevuto da Assad e ha avuto poi un incontro con i leader dell'opposizione.

Come rende noto l'agenzia Itar-Tass, Brahimi sta lavorando a una "carta stradale" per la risoluzione del conflitto basata sul documento approvato a Ginevra il 30 giugno 2012 durante una riunione del "Gruppo di azione". Al quartier generale della Lega Araba il piano viene chiamato informalmente "Ginevra-2". La sua realizzazione però dipende in buona parte dalla disponibilità del regime al potere e dell'opposizione a raggiungere un compromesso storico che ponga fine allo spargimento di sangue. Il Comunicato di Ginevra prevede la formazione in Siria di un governo di transizione, composto da rappresentanti del potere e dell'opposizione, che faccia svolgere nuove elezioni parlamentari e presidenziali. 

I disordini scoppiati in Siria nel marzo 2011 sono poi degenerati in scontri armati tra i gruppi dell'opposizione e le forze governative. Le autorità siriane affermano che le forze antigovernative attive nel Paese ricevono sostegno dall'esterno. Ria Novosti ha reso noto che fino ad oggi, secondo i dati pervenuti all'Onu da diverse fonti, sono cadute vittime della violenza nel paese da 20 a 30 mila persone.

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