Le sirene dell'Est

Stefano Cerioni (AFP/Eastnews)

Stefano Cerioni (AFP/Eastnews)

L'ultimo a cedere alle lusinghe della Russia, Stefano Cerioni, ex ct azzurro di fioretto. Si allunga così la lista dei mister italiani, emigrati d'oro, per riportare in auge lo sport della Federazione

Verso Oriente. Verso la Russia. Strutture e risorse, una cultura vincente nello sport. Con l’obiettivo di tanti ori nel medagliere alle Olimpiadi di Rio de Janeiro 2016.

Continua l’esodo di tecnici italiani verso la Federazione. Una volta i russi ci invidiavano gli artisti, il cibo, le griffes. Ora, a suon di rubli, ingaggiano i migliori allenatori nelle varie discipline. Un trend che non conosce ostacoli.

Stefano Cerioni è stato l’uomo per eccellenza della scherma italiana. Il tecnico di fioretto che ha portato tante medaglie azzurre ai Giochi di Londra 2012. Ha accettato la corte della Russia. La sua mission: riproporre nel Paese russo il miracolo italiano. Per lui, ingaggio da 300mila euro netti l’anno. Cinque volte la cifra che Cerioni guadagnava nello Stivale.

“È la legge del mercato”, commentava alla stampa Valentina Vezzali, la leggenda della scherma italiana. Cerioni finisce in Russia non solo per il conto in banca. Ci sono mezzi, idee, progetti. E la volontà politica di far crescere il Paese attraverso lo sport.

Un discorso da sviluppare nel prossimo e medio futuro. Tra le Olimpiadi invernali di Sochi 2014 e i Mondiali di calcio 2018. Il Presidente della Federazione russa Vladimir Putin lo ricordava nel suo discorso di fine anno. Nuovi investimenti nel settore. Cercando gloria in altre discipline, dopo aver dominato per una vita sportiva nell’atletica, nella ginnastica, negli sport invernali. Quindi, nuovi talenti, nuovi tecnici.

Poco prima di Cerioni, toccava a Fabio Capello sedere sulla panchina della nazionale di calcio in direzione Brasile 2014, con Ettore Messina tornato in Russia, al Cska Mosca, dopo un anno come assistent coach ai Los Angeles Lakers di Kobe Bryant. Con il club moscovita pronto a investire milioni di euro per rafforzare il roster. Merce rara, nell’Europa in crisi, con società che spendono sempre meno in ingaggi e cartellini.

E prima di Messina trovava spazio ai Giochi londinesi nella Nazionale di nuoto russa Andrea Di Nino. Sempre a Londra Putin si gustava le finali di judo. Il tecnico della squadra russa è Ezio Gamba, nella Federazione dal 2008. Ai Giochi ha portato tre ori al medagliere russo. Per “lo zar del tatami”, così ribattezzato dallo stesso Putin, cintura nera di judo, un contratto da 200mila euro annui.

Cifra che pochi Paesi al mondo possono permettersi. Senza dimenticare i 6,5 milioni di euro l’anno che finiscono nella tasche di Luciano Spalletti, tecnico dello Zenit San Pietroburgo, campione in carica nella Russian Premier League.

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