La Rivoluzione scoppiò a Capri

Gennaro Sangiuliano, giornalista e autore del libro: “Scacco allo zar 1908-1910: Lenin a Capri, genesi della Rivoluzione” (Foto: Ufficio stampa)

Gennaro Sangiuliano, giornalista e autore del libro: “Scacco allo zar 1908-1910: Lenin a Capri, genesi della Rivoluzione” (Foto: Ufficio stampa)

Del buen retiro di Vladimir Ilich sull'isola campana, prima delle vicende del 1917, racconta Gennaro Sangiuliano, vicedirettore del Tg1, in “Scacco allo zar 1908-1910: Lenin a Capri, genesi della Rivoluzione” (Mondadori)

Il mare, lo svago, il lusso. Partite a scacchi e mosse decisive per il futuro politico dell’Urss. Lenin a Capri. In vacanza, nel rifugio lontano dalle pene del mondo, meta di nobili e teste coronate già ai tempi dei cesari romani. Tra pesca, gite in barca, incontri con intellettuali. Sullo sfondo, il progetto politico della Rivoluzione d’Ottobre.

 

Gennaro Sangiuliano, vicedirettore del Tg1, racconta la duplice vacanza del politico russo sull’isola campana in “Scacco allo zar 1908-1910: Lenin a Capri, genesi della Rivoluzione” (Mondadori, 18,50 euro). Un ritratto del Lenin privato, amante dei piaceri, della bella vita.

 

Lo statista della Rivoluzione d’Ottobre raggiunge Capri per un periodo di riposo assieme all’amante Inessa Armand, una franco-russa sofisticata e impegnata politicamente, cui sarà riservato un posto di primo piano nella nomenklatura del partito. Sull’isola c’è da tenere sott’occhio un manipolo di intellettuali russi, un circolo rivoluzionario guidato dallo scrittore Maksim Gorky, che s’incontra di sera a Villa Blaesus.

 

Vista sui Faraglioni, obiettivo, dopo il fallimento della Rivoluzione del 1905, la leadership del partito attraverso una concezione antiautoritaria del marxismo. Per Lenin, uno schiaffo all’ortodossia. Sull’isola il politico russo stringe anche contatti con l’aristocrazia militare europea. In particolare con la famiglia tedesca Krupp, gigante dell’acciaio e delle armi. Alcuni anni dopo lo stato maggiore prussiano finanzierà la rivoluzione bolscevica di Lenin.

 

La copertina del libro

Direttore Sangiuliano, Lenin a Capri, tra pesca, scacchi, la Grotta Azzurra. Perché la storiografia ha spesso taciuto sui viaggi sull'Isola del politico russo?
Le presenze di Lenin a Capri o sono state del tutto eliminate oppure derubricate a fuggevoli vacanze. Per un motivo preciso. Oserei dire estetico: non era coerente con l’iconografia rivoluzionaria il fatto che il grande capo del bolscevismo e riconosciuto come l’icona del comunismo mondiale avesse preparato la Rivoluzione d’Ottobre fra gli agi e i lussi di una Capri aperta solo alla grande nobiltà. Lenin era un aristocratico e viveva secondo gli stili di vita dell’aristocrazia dell’epoca. L’immaginario socialista vuole credere a una rivoluzione proletaria nata nelle officine, così non è stato; tutto fu determinato da un’élite capace e determinata che seppe operare bene nelle dinamiche del potere volgendole a suo favore.

 

Perché proprio Capri? Qui il leader bolscevico si recò due volte. 
Sul terreno delle dinamiche storiche il fatto più rilevante dei soggiorni capresi è stato il contatto con lo stato maggiore militare tedesco, vero depositario della politica estera del Kaiser, che in quegli anni tentava di capire quale potesse essere il riferimento politico rivoluzionario da supportare e finanziare. Per due volte nel Novecento la Germania si è alleata con il “nemico ideologico” comunista, la prima volta per sovvertire la monarchia zarista, la seconda con il patto scellerato Molotov-Ribbentrop ai danni della Polonia. Capri era l’isola dei Krupp, i grandi industriali degli armamenti, che ospitavano per vacanze i vertici della casta militare tedesca. La Germania voleva capire, nel marasma delle correnti socialiste russe, chi fosse l’uomo su cui puntare per scardinare dall’interno l’Impero. Forse, a Capri si comprese che l’uomo giusto era Lenin. Da quel momento, infatti, un fiume di denaro passò da Berlino ai bolscevichi, e qualche anno dopo la Germania si impegnò a organizzare il trasferimento di Lenin dalla Svizzera alla Russia per far scattare la Rivoluzione.

 

Qual è stato il suo rapporto con l'aristocrazia europea?
La Rivoluzione bolscevica è il prodotto di una élite aristocratica e tali i rivoluzionari si pensavano, un gruppo ristretto che si vedeva investito da una missione storica, i proletari erano solo massa di manovra. Parlerei, dunque, di socialismo aristocratico. Un ossimoro, all’apparenza, ma questo era il senso profondo delle parole di Gorky. 

 

Lenin in vacanza, ma non solo. Lei scrive in sostanza di genesi della Rivoluzione d'Ottobre.
Si reca a Capri con la sua amante, la russo-francese Inessa Armand, che con grande sorpresa degli altri rivoluzionari assumerà un incarico di rilevo nel Partito.

 

Insomma, un gruppo di intellettuali che prende il potere. Un fenomeno attuabile nell'attuale scenario politico europeo e mondiale, dominato dalla finanza, dai grandi gruppi bancari?
Non è cambiato nulla. Lenin fu manovrato dalla grande finanza internazionale che lo allevò. Oggi la finanza ha altri pupi.

 

Come spiegare il sostanziale silenzio delle autorità italiane sulla presenza di questo circolo rivoluzionario russo a Capri?
A quel tempo l’Italia era governata dal liberale Giovanni Giolitti, che oltre a guidare il governo aveva l’interim del Ministero dell’Interno. Indubbio statista ma anche grande manovratore che sapeva muoversi abilmente fra interessi e contrapposizioni. La sostanziale accettazione di Gorky e poi di Lenin, nemici di una potenza come la Russia, con la quale la monarchia sabauda intratteneva rapporti di amicizia, si può spiegare come un piccolo prezzo pagato ai socialisti italiani che stavano diventando una forza politica importante e popolare.

 

Ci sono aspetti di Lenin che lei descrive nel suo libro e che potrebbero risultare sconosciuti ai russi?
Lenin è lì ufficialmente per un periodo di riposo, dopo le tensioni del congresso di Londra, dove ha fissato la sua egemonia e quella dei bolscevichi sui menscevichi. In realtà è sull’isola per affrontare questioni cruciali che devono essere risolte proprio a Capri, le dispute ideologiche e politiche con Aleksandr Bogdanov, coltissimo e stimatissimo intellettuale che minaccia la sua leadership nel partito. C’è una spinosa questione economica legata alla divisione fra le varie fazioni dei proventi delle rapine organizzate da Stalin, somme ingenti che garantiscono agiatezza ai capi bolscevichi e controllo politico del partito.

 

A Capri ci sarebbe stato anche Stalin. Dettaglio spesso ignorato dai biografi. 
Se Stalin è stato a Capri (nel mio libro lascio aperta l’ipotesi che alcuni autori sostengono) fu per capire come era finita la vicenda della spartizione dei fondi provenienti dalla rapina di Tiflis e soprattutto per richiamare un distratto Lenin ai suoi doveri rivoluzionari. I bolscevichi si finanziavano con le rapine e i soldi erano decisivi per l’egemonia politica nel movimento socialista.

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