La Circe russa di Venezia

La contessa Tarnovskaja va in tribunale (Fonte: http://www.svoboda.org/content/article/388128.html)

La contessa Tarnovskaja va in tribunale (Fonte: http://www.svoboda.org/content/article/388128.html)

La vicenda di amore e sangue della contessa Maria Nikolaevna Tarnovskaja, che appassionò il mondo agli inizi del Novecento, diventa un museo in Laguna

Nel centralissimo quartiere veneziano di san Marco, nell’edificio al n. 2497, si trova l’hotel Ala, al cui interno è appena stato aperto il bar-museo “Tarnowska”. Il concept del bar-museo è firmato da Andrea Salmaso, direttore di una catena di alberghi veneziani tra cui l’hotel Ala. Salmaso assicura: il successo del nuovo locale è assicurato, in fondo è stato chiamato così in onore della contessa di Kiev Maria Nikolaevna Tarnovskaja, che un secolo fa fece parlare di sé tutto il mondo.

 

Nel 1910 la Russia fu al centro dell’interesse della stampa mondiale: Lev Tolstoj era fuggito da Jasnaja Poljana verso la stazione di Astapovo. A Parigi riscuoteva un successo straordinario la tournée delle “Stagioni russi” di Sergej Djagilev. E infine il “caso russo” di Venezia, il processo in tribunale che aveva radunato centinaia di reporter da ogni angolo del mondo.

 

Al banco degli imputati c’era la contessa russa che annoverava tra i suoi antenati Maria Stuart. La contessa Maria Niklaevna O’Rourke (sposata Tarnovskaja) discende da un’antica stirpe irlandese. Snella, capelli rossi, occhi azzurri, fin dalla giovane età aveva attirato l’interesse degli uomini. I corteggiatori dicevano che la Tarnovskaja avesse degli occhi che mandavano in visibilio.

 

A 17 anni Maria terminò gli studi all’istituto Poltavskij per ragazze nobili dove venne ribattezzata “demivierge”, mezza vergine. Così chiamavano in quegli anni le ragazze che rimanendo fisicamente vergini, avevano conosciuto i misteri dell’amore carnale. Negli ultimi anni all’istituto Maria scoprì che il bellissimo e ricco Vasilij Tarnovskij, il partito più in voga di Kiev, si era innamorato follemente di lei. Sposandolo, Maria non smise di prestare attenzione agli altri uomini. Preferiva cercare i suoi spasimanti tra i duellisti, come se volesse costringere il marito a un duello mortale.

 

Tarnovskij dovette incrociare le spade con l’amante della moglie Pavel Golenishev-Kutuzov-Tolstoj. Poi comparve Stefan Borzhevskij che viveva con la Tarkovskaja nella tenuta, mentre il marito si trovava a Kiev. Un giorno la Tarnovskaja invitò il marito e l’amante a cena in un ristorante. Quando  Borzhevskij accompagnò Maria Nikolaevna all’uscita davanti all’hotel e, sotto gli occhi del marito, si chinò a baciarla, Vasilij Tarnovskij estrasse la pistola. La pallottola si conficcò nel collo di Borzhevskij.

 

Mentre il marito si trovava sotto indagine e agli arresti domiciliari, comparve un altro corteggiatore di Maria Nikolaevna, il barone Vladimir Shtal. L’uomo aveva lasciato per lei la moglie, ma la Tarnovskaja spiegò a Shtal che ricambiarlo gli sarebbe costato caro. Shtal fece un’assicurazione sulla vita a vantaggio della Tarnovskaja e dopo due giorni si sparò a Kiev.

 

Nella cerchia delle innumerevoli conoscenze altolocate della contessa rientrava anche Donat Prilukov, avvocato moscovita, esperto nei rami commerciale e civile. Nel Natale del 1906 Prilukov ricevette una lettera della Tarnovskaja in cui inaspettatamente la donna confessava il suo amore per l’avvocato. Per quanto l’uomo avesse provato a resistere, alla fin fine, come tutti gli altri uomini della Tarnovskaja, venne trascinato nel vortice. La Tarnovskaja e la sua passione per il lusso costavano molto a Prilukov. A poco a poco l’avvocato iniziò a intascarsi i soldi dei clienti, sottraendo loro 80.000 rubli che gli erano stati affidati e scappando con Maria in Algeria. Presto anche quei soldi finirono.

 

All’estero la Tarnovskaja incontrò casualmente alcune sue vecchie conoscenze, il conte Paver e la contessa Emilija Komarovskij. Emilija era gravemente malata. Facendo rapidamente due conti, la Tarnovskaja divenne l’amante del marito e la crocerossina della moglie inferma. Ben presto Emilija Komarovskaja si spense; il giorno seguente la scomparsa della moglie il conte Komarovskij chiese ufficialmente la mano della Tarnovskaja e i due si diressero a Orel. Nella città vivevano poche persone degli ambienti di Komarovskij, a parte Nikolaj Naumov, una sua giovane conoscenza, in qualche modo un allievo. Questo elegante ventiquattrenne, di famiglia nobile, si innamorò subito e con passione della Tarnovskaja.

 

Komarovskij intanto era partito per Venezia per comprare un palazzo dove aveva intenzione di sistemare l’amata. Lei invece si era trattenuta a Orlev. Naumov divenne presto l’ennesimo giocattolo sessuale, e il più devoto, della Tarnovskaja. La contessa compiva con il giovane vari esperimenti: gli spegneva le sigarette sulla pelle, lo costringeva a incidersi le iniziali del suo nome come un tatuaggio, lo frustava con una corda, cavalcandolo come fosse un cavallo. Naumav ne era entusiasta.

 

Quando la Tarnovskaja si fu ambientata a Orel il pensiero di un matrimonio con Komarovskij le iniziò ad apparire molto meno allettante. Il conte non era poi così incredibilmente ricco come aveva creduto. La contessa non provava alcuna simpatia per il conte e pertanto iniziò a discutere con il fedele Prilukov un modo per lasciare Komarovskij senza un soldo e poi ucciderlo senza creare sospetti. Il piano era utilizzare Naumov come assassino. Convennero che, nel caso fosse stato catturato, il delitto sarebbe passato per un gesto di gelosia.

 

Quattro settembre 1907. Venezia. Appartamento del conte Pavel Komarovskij. Di prima mattina un giovane con un cappello marrone e un cappotto grigio suona alla porta. La donna di servizio, un’italiana, apre. Dopo qualche minuto il conte in vestaglia esce in corridoio per andare incontro allo sconosciuto. Secondo quanto riferito dalla donna di servizio, Komarovskij conosceva senza dubbio il visitatore, era sorpreso ma contento.

 

L’italiana uscì. In quel momento dall’ingresso si sentirono quattro spari. Quando la servitù accorse vide Komarovskij accasciato a terra in una pozza di sangue e il visitatore chino su di lui, in lacrime. Quindi il giovane si alzò e scappò fuori. Komarovskij, gravemente ferito, fu portato su una gondola all’ospedale di Venezia, dove fece testamento, lasciando tutti i suoi averi alla Tarnovskaja. Il testamento terminava così: “Chiedo a Maria Nikolaevna di lasciare il braccialetto e le lettere nella mia bara”. Komarovskij spirò il giorno seguente.

 

Dopo appena qualche ora dall’aggressione Naumov venne trattenuto e consegnato alla polizia di Verona. In questura scoppiò a piangere e rilasciò un’esaustiva ammissione di colpevolezza. Il giorno dopo l’omicidio la polizia austriaca arrestò in un hotel viennese Donat Prilukov. Sul treno che stava andando a Vienna presero Maria Tarnovskaja e la governante Elisa Perrier. L’indagine si protrasse per due anni e mezzo. Furono interrogati 250 testimoni, convocati 22 esperti, tra cui nove psichiatri. Soltanto il 4 marzo 1910 a Venezia iniziò il processo contro Nikolaj Naumov, Maria Tarnovskaja, Donat Prilukov ed Elisa Perrier.

 

Non c’era un giornale famoso nel mondo che non avesse accreditato un proprio corrispondente al processo. Per tutta la primavera i reportage da Venezia aumentarono le tirature del New York Times, del Matin e della Russkoe slovo (La parola russa, ndr).

 

Il processo terminò il 20 maggio. La Perrier venne assolta, Naumov fu condannato a 3 anni e 4 mesi di carcere, la Tarnovskaja a 8 anni e 4 mesi e Prilukov a 10 anni. Il processo contro la Tarnovskaja è motivo di dibattito su questioni scottanti: psicoanalisi, masochismo, la misteriosa anima slava e in generale i costumi russi.

 

In Italia il nome di Maria Nikolaevna rimase indelebile: il libro di Anna Vivanti “Circe” ebbe diverse ristampe, Visconti e Antonioni avevano in mente di fare un film sulla contessa con Romy Schneider nei panni della protagonista. Oggi invece, al piano terra di palazzo Maurogonato, con vista sulla famosa chiesa barocca di Santa Maria del Giglio, all’“inchiesta russa” è stato dedicato un intero museo.

 

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