Chiude la stazione radar di Gabala

17 dicembre 2012 Viktor Litovkin, Russia Oggi
La Russia ha inoltrato al Ministero degli Esteri dell’Azerbaigian la richiesta d’interruzione d’uso di quello che è il suo sistema di primo allarme in caso di attacchi missilistici dal 1992. Le ragioni e gli sviluppi di una tale decisione
La stazione radar russa di Gabala, in territorio azero dal 1992, viene chiusa dal governo della Federazione (Foto: Itar-Tass)
La stazione radar russa di Gabala, in territorio azero dal 1992, viene chiusa dal governo della Federazione (Foto: Itar-Tass)

Il 9 dicembre 2012 la Russia ha inoltrato al Ministero degli Esteri dell’Azerbaigian una richiesta per l’interruzione immediata dell’uso della stazione radar di Gabala, facente parte del suo sistema di primo allarme in caso di attacchi missilistici, ponendo così fine all’accordo che dal 1992 legava i due Paesi.

 

Ricordiamo che la stazione radar “Darjal”, situata nel distretto azero di Gabala, entrò in funzione nel 1985 al fine di individuare l’eventuale lancio di un missile offensivo in un raggio di seimila chilometri, sulla terra o nello spazio. L’enorme struttura riusciva a coprire con le sue onde radio praticamente tutto il Medio Oriente, inclusi Siria, Israele, Turchia, Iran, Iraq, Afghanistan, la regione del Golfo Persico e anche una parte dell’India e i mari a essa adiacenti.

 

Nel 1991, dopo il crollo dell'Unione Sovietica, divenne di proprietà del Paese nel quale sorge oggi. Siccome, poi, per tutta una serie di motivi, l’Azerbaigian, non era in grado - e non lo è tuttora - di sfruttarla per gli scopi per cui era stata costruita, accettò di darla in affitto all’esercito russo, con un canone di locazione annuale pari a 7 milioni di dollari, più le spese di gestione.

 

In passato, l’Unione Sovietica possedeva più di 10 strutture simili a quella del distretto di Gabala, ma dopo il 1991, il loro numero si ridusse a quattro. Le altre sorgevano oltre i confini del Paese. E mentre Aleksandr Lukashenko decise di lasciare la stazione in Bielorussia nelle mani della Federazione Russa, le restanti divennero di proprietà dei nuovi Stati sovrani, sorti dopo il crollo dell’Unione Sovietica.

 

Come risultato, le due stazioni radar in Lettonia vennero fatte saltare in aria dalle autorità locali mentre le due in Ucraina furono affidate all’agenzia spaziale della Repubblica che negò gradualmente a Mosca la possibilità di utilizzarle per scopi militari. Il Kazakhstan, invece, non si rifiutò di concedere in affitto la sua stazione di Balchash.

 

Col passare del tempo, la Russia si rese conto che, al fine di evitare rischi inutili, sarebbe stato necessario creare delle stazioni simili anche sul proprio territorio e così nel primo decennio del XXI secolo a Lechtusi, nei pressi di San Pietroburgo, comparvero i primi super radar di allarme antimissile come il “Voronezh-M” (che opera nel campo della banda metrica VHF) o il “Voronezh-DM” (che opera nel campo della banda dei decimetri UHF), seguiti da quelli nei pressi di Armavir, a Pionerskij nella regione di Kaliningrad e a Usole-Sibirskoe, nella regione di Irkutsk.

 

Vi è inoltre in progetto la costruzione di stazioni simili in altre località e di sostituire i radar ormai obsoleti.Come mai Mosca e Baku, nonostante gli evidenti rapporti di amicizia che legano i due Paesi, non sono riuscite a trovare un accordo per l’estensione del contratto di locazione della stazione radar di Gabala?

 

Le nostre fonti presso il Ministero della Difesa russo sostengono che ciò non sia stato possibile “a causa dell'approccio non costruttivo dimostrato dall'Azerbaigian al momento di accordare le condizioni per il rinnovo del contratto di locazione”. Secondo i generali russi, “a causare le perplessità di Mosca sarebbe stato l’aumento ingiustificato del canone di affitto annuale - che sarebbe passato da 7 milioni di dollari a 300 milioni di dollari – e la breve durata del contratto di affitto stesso, limitato a tre anni”.

 

Il canone d’affitto proposto era paragonabile ai costi di costruzione di due nuove stazioni simili sul territorio russo. L’Azerbaigian, a sua volta, stando alle parole del capo del servizio stampa del Ministero degli Affari Esteri, Elman Abdullayev, non avrebbe mai menzionato l’importo esatto che avrebbe voluto ottenere per l’affitto della struttura, sottolineando invece che il denaro sarebbe dovuto servire a compensare i danni causati a livello ambientale dal radar di Gabala, motivo per cui il Paese non potrebbe utilizzare l’area per fini turistici.

 

Il fatto interessante è che gli stessi argomenti furono utilizzati dalle autorità lettoni quando chiusero una stazione radar simile a Skrunda, solo che poi, dopo averla fatta saltare in aria, al suo posto venne costruita una stazione radar americana diretta sul territorio russo e dei danni causati all'ambiente ormai non parla più nessuno.

 

Il Ministero della Difesa russo ha dichiarato che il problema non è solo il prezzo del contratto di locazione. Anche qualora la cifra avesse soddisfatto Mosca, il nuovo accordo sarebbe dovuto durare almeno15-20 anni. Solo così avrebbe avuto senso investire denaro nella stazione per avviare un’operazione di modernizzazione della struttura alla luce delle crescenti esigenze di controllo delle traiettorie di missili offensivi provenienti dal Medio Oriente e dall'Oceano Indiano.

 

Baku proponeva, invece, di stipulare un contratto di soli tre anni, e poi, eventualmente, negoziare una proroga. In questo caso, tutta la tecnologia e le apparecchiature introdotte dalla Russia in Azerbaigian, al fine di modernizzare il “Darjal”, sarebbero state considerate di proprietà di Baku (la stazione, dopotutto, appartiene all’Azerbaigian, e di conseguenza anche le relative attrezzature).

 

L’esercito russo non ha tuttavia bisogno di simili rompicapi. La stazione radar di Gabala è sì un elemento importante nel sistema di allarme rapido del Paese, ma non critico. Mosca possiede una nuova stazione radar, simile a quella di Gabala; si tratta del sistema di allarme radar ad alta operatività “Voronezh-DM” ad Armavir, nel territorio di Krasnodar. Anche la struttura in questione copre un raggio d’azione pari a seimila chilometri ed è in grado di individuare il lancio di un missile offensivo proveniente dal Vicino e Medio Oriente, inclusa una parte significativa dell'Oceano Indiano.

 

Inoltre è molto più economica a livelli di gestione. Ma perché, allora, il Ministero della Difesa russo era così interessato alla stazione azera? I militari volevano unire in un unico sistema il “Darjal” e il “Voronezh” così da raddoppiare le loro capacità. In questo modo, ad esempio, durante i lavori di manutenzione nel settore di Armavir, la stazione di Gabala avrebbe continuato controllare anche il territorio coperto da Armavir e viceversa. A quanto pare, però, ciò non sarà possibile.

 

Ma i problemi in questo caso non sono così gravi. Il “Voronezh-DM” è facilmente aggiornabile. I professionisti, con i quali ho avuto la possibilità di parlare recentemente, sostengono che compensare la perdita del “Darjal” dell'Azerbaigian non sarà un problema. Costerà sicuramente molto di meno rispetto al denaro richiesto su base annuale da Baku. E non si parla di cifre di due volte inferiori, bensì di tre o quattro volte.

 

Gli specialisti hanno inoltre confutato la nostra ipotesi secondo cui Baku vorrebbe offrire la stazione di Gabala a Washington per monitorare i test missilistici iraniani e tagliare fuori Mosca. “Senza il know-how russo e i software della stazione, che possediamo solo noi e che verranno immediatamente distrutti non appena l’ultimo ufficiale russo lascerà la struttura, il Darjal sarà solo un mucchio di metallo. Costoso, ma inutilizzabile per fini militari”, dicono.

 

Lo stesso era avvenuto in Ucraina, dove Kiev aveva intavolato dei lunghi negoziati per il rinnovo del contratto di locazione delle stazioni radar di Mukacheve e Sebastopoli e poi offerto alla Nato di utilizzarle. Alla fine tutto si era concluso con un grosso buco nell’acqua. Tanto per Kiev quanto per Bruxelles.

 

A quanto pare, i politici azeri avevano le loro ragioni per respingere le proposte di Mosca. E noi non staremo qui a cercare di indovinare quali siano. È chiaro, in ogni caso, che l’Azerbaigian non ha ricevuto i dividendi per la chiusura della stazione di Gabala.

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