Il mio sguardo su Mosca

Per quattro anni Console Generale nella capitale russa, ora Ambasciatore d'Italia a Chisinau, in Moldavia, Enrico Nunziata racconta la sua esperienza in Russia e una città che lui stesso definisce "unica al mondo"

L'ex Console Generale a Mosca,

Enrico Nunziata, ora

Ambasciatore d'Italia a Chisinau,

in Moldavia

(Foto: Ambasciata d'Italia a Chisinau)

“Le relazioni tra l’Italia e la Russia hanno raggiunto un livello eccezionale. E sono destinate a migliorare”. Dopo quattro anni di mandato, l’ormai ex Console Generale a Mosca Enrico Nunziata ha detto addio alla capitale russa. Dove, da dicembre 2008, ha curato i rapporti tra il Belpaese e la Federazione.

 

Dalla Moldavia, dove ricopre ora la carica di Ambasciatore d’Italia a Chisinau, racconta la sua Russia e quei quattro anni che gli hanno permesso di conoscere, da vicino, un popolo “molto simile a quello italiano”. 

Dopo quattro anni a Mosca, è terminato il Suo mandato da Console Generale. Come valuta questa Sua esperienza in Russia?
Dal punto di vista professionale, l’esperienza moscovita è stata sicuramente molto impegnativa e formativa. Dal punto di vista personale, ho trascorso in Russia un periodo della mia vita senz’altro molto attivo, circondato da nuovi amici, sia italiani sia russi. Mi sono sentito fin da subito a mio agio. D’altronde Mosca è una città che, dal punto di vista culturale, offre tanto: dal teatro ai concerti, senza dimenticare il balletto. Tutti spettacoli di altissimo livello.

Quali sono, secondo Lei, le cose più importanti che sono state fatte durante questo periodo per rafforzare i rapporti bilaterali tra Italia e Russia?
Nel settore consolare e dei visti, che è quello di cui mi sono occupato in questi ultimi anni, si è cercato di portare avanti una politica proattiva, capace di sfruttare tutte le “flessibilità” insite nella normativa Shengen e nazionale, al fine di facilitare al massimo le procedure per il rilascio dei documenti di ingresso. Inoltre, con oltre un milione e 800mila visti rilasciati durante il mio servizio a Mosca, si può avere un’idea dell’ingente flusso di turisti russi verso l’Italia: un toccasana per l'erario, grazie alle percezioni consolari incamerate, per il comparto turistico nazionale e per tutto l'indotto.

Cosa si potrebbe fare ancora?
A mio avviso, sul piano consolare, sarebbe necessario intensificare gli sforzi per razionalizzare le procedure e renderle sempre flessibili per le esigenze dell’utenza, in relazione soprattutto al costante incremento di richieste di visti per l’Italia: è una sfida continua, anche tenendo conto dei limiti del bilancio pubblico. A tal proposito, il Consolato Generale si è servito di un provider esterno per allargare il front office e rendere il servizio dei visti accessibile a un numero sempre maggiore di utenti.

L'ex Console Generale a Mosca, Enrico Nunziata, insieme alla gallerista Teresa Mavica (Foto: Alan Vouba)

Le relazioni tra Italia e Russia sono molto strette e continuano a consolidarsi. Come ha visto cambiare i rapporti tra questi due Paesi, durante i Suoi anni di mandato?
Le relazioni in questi anni hanno raggiunto un livello eccezionale. Basti pensare all’Anno di Interscambio Culturale, organizzato nel 2011: un riscontro che si vede ancora e soprattutto oggi nei dati statistici sull’interscambio commerciale.

C'è un luogo di Mosca che ricorda con particolare nostalgia?
Sono tantissimi. Generalmente mi affeziono soprattutto ai posti dove abito. Per quanto riguarda Mosca, direi Park Kultury e il Gorky Park. Sono affezionato molto anche a ciò che si vedeva dalle finestre del Consolato: la Chiesa di Cristo Salvatore, le cupole del Cremlino, la Moscova. Mi rimarranno sempre nel cuore anche le cupole delle chiesette che svettano in una giornata di neve, o nel cielo terso dell’estate. Mosca è una città unica al mondo e piena di storia.

C'è qualche personaggio, non per forza politico o di rilievo, che ha incontrato a Mosca e Le è rimasto nel cuore?
Grazie al mio lavoro  ho conosciuto moltissime persone meravigliose, quasi tutte attive nelle relazioni tra i nostri due Paesi. Da loro ho appreso moltissimo. In particolar modo, ricordo con piacere gli italianisti russi, che rappresentano una parte importante dell’intellighenzia russa e conoscono appieno la cultura dei nostri due popoli. Nutro particolare affetto anche nei confronti di quegli imprenditori italiani che ho avuto modo di conoscere in questo periodo, molti dei quali lavorano nella Federazione da oltre quarant’anni. È anche grazie a loro che ho imparato a conoscere questo grande Paese.

Durante questi anni si sarà sicuramente fatto un'idea sul popolo russo. Cosa dovremmo imparare dalla Russia?
Sono convinto che i russi e gli italiani abbiano molte cose in comune. L’influenza reciproca nella musica, nella letteratura e nella pittura sono forse il massimo esempio di queste affinità. Più che imparare gli uni dagli altri, preferirei parlare di una sorta di “osmosi”, che ha influenzato le nostre culture nei secoli e che deve continuare ancora oggi.


Cosa ha portato con sé in valigia dalla Russia?
Senza ombra di dubbio i ricordi di un'esperienza unica. Di lavoro e di vita. 


Cosa augura a chi ricoprirà la carica di Console a Mosca dopo di Lei?
Al collega che ha preso il mio posto auguro di centrare tutti i suoi obiettivi. E spero che, come me, porti a termine questa missione con soddisfazione. Con la consapevolezza di aver fatto un buon lavoro per l’Italia e per le relazioni del nostro Paese con la Russia.

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