I russi non temono l'inflazione

Gli amanti dello shopping a Mosca sono stati classificati al 41mo posto a livello mondiale in termini di potere d'acquisto, sulla base di un sondaggio di Ubs (Foto: Corbis / FotoSA)

Gli amanti dello shopping a Mosca sono stati classificati al 41mo posto a livello mondiale in termini di potere d'acquisto, sulla base di un sondaggio di Ubs (Foto: Corbis / FotoSA)

Stando a un sondaggio, l’euforia del consumatore della Federazione è più forte dell’aumento dei prezzi. Ecco per quali ragioni

Dai dati raccolti nel corso di uno studio del centro sondaggi Romir emerge che circa un terzo dei russi non si astiene dallo spendere, a eccezione di acquisti importanti e molto costosi. I sociologi spiegano questa situazione con l’aumento dei salari e un’inflazione debole in rapporto agli anni precedenti. Tuttavia, alcuni esperti ritengono che il sondaggio possa non aver tenuto debito conto dei cittadini a basso reddito.

I russi non temono più l’aumento dei prezzi. Secondo il centro sondaggi Romir, il 16 per cento di loro si considera benestante e si rifiuta di ridurre le spese a causa dell’inflazione. Il 27 per cento dei russi è disposto a rinunciare soltanto agli acquisti più costosi, ma per tutto il resto non conosce freni nello spendere.

Nel 2005 era stato realizzato un sondaggio simile a quello di Romir. All’epoca soltanto il 5 per cento degli intervistati aveva affermato che l’aumento dei prezzi non aveva avuto influenza alcuna sui propri consumi. Questo trend positivo degli ultimi sette anni si spiega con due fattori: lo assicura l’esperto capo della holding Romir, Igor Berezin. “Il salario medio è aumentato nel Paese in maniera significativa nel corso degli ultimi sette anni e la crescita dei redditi ha superato l’aumento dei prezzi, pur tenendo conto dei periodi sfavorevoli, per esempio quelli nei quali i prezzi si impennavano repentinamente. In secondo luogo, se pensiamo alla metà degli anni Duemila, ricordiamo che furono anni di inflazione relativamente alta, dal 12 al 16 annuo. In questi ultimi due anni, l’inflazione è rimasta contenuta tra il 6 e l’8 per cento”, ha spiegato Berezin.

Il 20 per cento degli intervistati ha risposto che in genere ripartisce il budget che ha a disposizione in spese destinate all’acquisto di generi alimentari e di prodotti di prima necessità. In confronto, nel 2005 questo modo di lottare contro l’inflazione era adottato da quasi il 40 per cento della popolazione russa.

Gli esperti di Romir probabilmente non hanno studiato bene la categoria dei cittadini a basso reddito, per i quali anche il più piccolo aumento dei prezzi resta decisivo, afferma l’analista politico Serguei Ryjenkov. “L’aumento dei redditi è un dato di fatto, certo, ma non se ne può tener conto tralasciando  il problema del divario dei redditi che non fa che aumentare tra la popolazione. L’inflazione è misurata come se fosse la temperatura media dei malati di un ospedale, mentre in realtà per la gente che si trova più in basso nella piramide dei consumi, sotto alla soglia di povertà o di poco al di sopra, l’inflazione dei beni di prima necessità come per esempio i generi alimentari di tutti i giorni  è tangibile. E questa inflazione, naturalmente, è superiore al 6-8 per cento”, spiega Ryjenkov.

Secondo Romir, l'inflazione si ripercuote in modo più forte sui russi sposati che sui single.

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