Sculture italo-russe da indossare

In passerella gli abiti-scultura di Marina Nekhaeva (Foto: Per gentile concessione di Marina Nekhaeva. Fonte: Facebook)

In passerella gli abiti-scultura di Marina Nekhaeva (Foto: Per gentile concessione di Marina Nekhaeva. Fonte: Facebook)

La fashion-designer Marina Nekhaeva plasma con la lana di Biella creazioni artigianali in continua trasformazione: "Per avere ogni volta un capo nuovo da portare", afferma dopo la sfilata moscovita della sua collezione Made in Italy

Una creatività alla Alexandr MacQueen, ma che ha radici più lontane e profonde, in Russia. Incontriamo per la prima volta la giovane fashion designer Marina Nekhaeva al termine della presentazione della sua collezione, a Mosca, in un caffè-store, Magazin 8, a due passi da Lubjanka. Stanca per il viaggio e la lunga giornata moscovita, riprende tutte le energie nel parlare dei suoi capi, abiti-sculture che lasciano senza fiato nella loro esplosione di forme e colori, decisamente Made in Italy ma con continui rimandi alla tradizione della Russia, sua terra natale.

È necessaria una breve presentazione per poter cogliere fino in fondo il messaggio della sua collezione moda.
Sono nata in Russia, ma avevo appena iniziato la scuola elementare quando i miei genitori si sono trasferiti da Mosca in Italia, e precisamente a Torino, per motivi di lavoro. Mia madre è una gallerista e già lavorava in Europa, tra Germania, Francia e Italia. A Torino ho quindi completato la mia formazione scolastica, frequentando anche l'Accademia Albertina di Belle Arti del capoluogo piemontese. Per questo percorso di vita la mia formazione artistica è metà russa e metà italiana.


Mi pare di capire che fin da piccola sia cresciuta a pane e arte.
Sì, assolutamente, sono nata in una galleria d'arte, si può dire.

Dall'arte alla moda il passo è stato breve?
Come detto, fin da piccola mi sono appassionata all'arte. Ho iniziato a dipingere a 4-5 anni, ho studiato grafica e tutte le tecniche di pittura e poi ho iniziato a specializzarmi in arte decorativa, scultura, scenografia, ma non ho mai studiato moda. Una volta, per caso, quasi scherzando, ho realizzato il mio primo progetto creativo legato al fashion design, quando mi hanno proposto di fare l'allestimento di un negozio a Torino, nel 2006. Allora fu una casualità: mi invitarono a partecipare a una mostra di Piero Chiambretti, "Fashion Art", inserendomi tra gli espositori e lo spazio a me dedicato era nel negozio Vertice di Torino. Lì ho proposto due-tre miei pezzi di abbigliamento: erano delle coperte da indossare, pezzi concettuali, erano una prova, una pittura da indossare... Ho avuto un certo successo, la mostra è stata prolungata e così ho iniziato a creare questi capi che tutt'ora realizzo.


La fashion designer italo-russa Marina Nekhaeva con una sua creazione (Per gentile concessione di Marina Nekhaeva. Fonte: Facebook)

Che tecnica usa?
Plasmo il materiale che uso di più, lana cotta e feltro. Non sapendo cucire nel modo classico, ho imparato a plasmare questo tipo di materiale, che poi si trasforma in un oggetto da indossare; da qui nasce la definizione di abito-scultura. Poi ci sono anche cuciture aggiunte, ma parto dal plasmare un pezzo unico, da cui nasce poi un abito.

Le sue creazioni sono tutte pezzi unici?
In questo momento lavoro con collezioni formate da pezzi unici, creati interamente a mano. Ogni pezzo per me è una scultura, unica, singolare, un'opera d'arte.

Foto: Diana Bograd

È anche difficile dare un valore commerciale a queste sculture.
Diciamo che il lavoro manuale è sempre difficile da stimare sul mercato. Ogni millimetro di ogni capo è stato creato a mano, per questo richiede ore e ore di lavoro; a volte ho bisogno di due-tre settimane per realizzare un capo. Poi, certo, ho trovato anche una soluzione per riuscire a realizzare rapidamente capi per il mercato, così ho pezzi che sono opere d'arte e costano abbastanza e altri pezzi che hanno una certa richiesta di pubblico, per i quali sto cercando di strutturare una piccola produzione in serie, il primo step verso l'industrializzazione delle mie collezioni.

Il marchio MH Design rappresenta le iniziali del suo nome.
Un logo curioso, che mischia l'alfabeto latino al cirillico: la M di Marina con H, che è la N russa del cognome, non l'H italiana.


Tutte le etichette riportano la scritta Made in Italy. Cosa c'è di italiano e cosa di russo nelle sue creazioni?
Tutti i materiali sono italiani. Uso la lana di Biella, quindi un prodotto locale; i tessuti sono di Chieri, la città dove vivo, a 15 chilometri da Torino; compro insomma materie prime italiane, piemontesi. Tutto quello che nasce dalle mie mani è, dunque, italiano, ma visto che nelle mie vene scorre sangue russo, l'idea di partenza, il pensiero iniziale delle mie creazioni è per forza russo. Basti pensare al modello dei miei guanti, un modello tradizionale russo. Alcuni capi hanno anche i colori che richiamano la Russia. Ma non è sempre così, perché studiando tanto in materia di fashion design e viaggiando parecchio, traggo ispirazione da tutte le parti del mondo.

Difficile, allora, dare una percentuale di quanto c'è di italiano e quanto di russo nei suoi capi?
È difficile davvero fare una percentuale, perché l'idea arriva dalla Russia, ma anche dall'Italia e pure da tutto il mondo. È un mix internazionale, l'ispirazione può arrivare da Messico o Africa o anche dall'India, persino alla fredda Finlandia. Ho già dato vita, per esempio, una collezione messicana e una africana, partendo sempre dal capo che amo di più, la cappa: partendo sempre dalla struttura in feltro, ho creato un capo caldo, da indossare quando fa freddo, anche se l'ispirazione arriva da un Paese caldo.

Quanto è stata influenzata da stilisti come Alexandr McQueen?
Adoro McQueen, è stato un grande artista e per me è stato anche importante negli studi che ho fatto, dal punto di vista dell'immagine che ha creato. Non posso dire che mi ispiro a lui, ma rispetto il suo stile e posso dire che lo conosco bene. Ho partecipato anche a una mostra-tributo dopo la sua scomparsa. In quel periodo lavoravo in Messico e con i miei studenti ho organizzato una sfilata in suo nome; tanti di quei ragazzi, poi, si sono ispirati a lui anche per la tesi.

Foto: https://www.facebook.com/pages/MH-Design/190456047649935

Un momento di una sfilata della collezione MH Design di Marina Nekhaeva (Per gentile concessione di Marina Nekhaeva. Fonte: Facebook)

Tornando ai suoi capi, sono pezzi in continua trasformazione.
Questa è la parte più importante del mio lavoro. Ogni capo si trasforma. Una cappa corta può diventare un cappottino lungo, aggiungendo una parte sotto; anche un abito può diventare un cappottino, o un gilet un abito o una gonna o un coprispalle. Ogni capo, insomma, è molto trasversale; si può utilizzare in mille modi, con mille modifiche e può essere trasformato ogni giorno e diventare così ogni volta un capo nuovo da indossare.

Foto: Diana Bograd

Negli anni ha fatto conoscere le sue creazioni anche a Roma e in altre parti d'Italia. Fino all'8 dicembre 2012, a Mosca, si potranno ammirare, fino alle ore 22, al Magazin 8, ulitsa Myasnizkaya 26. Quali altri progetti la attendono in futuro?
Concluso l'evento moscovita, entro fine 2012 vorrei organizzare una piccola presentazione a Roma. La capitale italiana, al momento, per me, sta diventando una meta molto interessante. Poi, ho un progetto a Milano e sicuramente a metà febbraio 2013 a Torino presenterò un piccolo concetto della nuova collezione. Quindi al momento penso ai tre appuntamenti di Roma, Milano e Torino.

A quale personaggio vip farebbe indossare le sue creazioni?
Non c'è una persona in particolare che su due piedi mi viene in mente. Sia in Italia che in Russia ci sono tantissime donne che potrebbero indossare i miei capi. Penso a una ballerina di danza classica o a una cantante alternativa. Ma in generale, la mia donna è pronta a sperimentare, è una persona creativa, non per forza giovane, ma di qualsiasi età. È una donna che vuole essere diversa rispetto al mondo della moda tradizionale, creandosi un proprio stile unico. Potrebbe avere il corpo perfetto di una modella, ma avere anche altre taglie, perché riesco sempre a nascondere i difetti e valorizzare i punti forti di ognuna. Questi capi mi permettono di farlo.

È più facile per lei soddisfare i gusti delle donne russe o italiane?
La donna che sceglie i miei abiti è una donna particolare, che può vivere sia in Russia sia in Italia, ma anche in qualsiasi altra parte del mondo. Le persone creative che possono cogliere il mio messaggio vivono ovunque, loro non vogliono un abito classico, anche se io amo la moda classica e la indosso spesso. Ma funziona proprio il discorso di unire al capo classico perfetto la mia creazione imperfetta rispetto alla regola d'arte. Quindi, questo mio capo imperfetto, indossato con abiti lineari e perfetti, crea lo stile di una persona che ama la linea classica minimale e sperimenta la mia forma assolutamente fuori dagli schemi. Nasce un conflitto che si fa interessante.

Ormai si sente piu russa o italiana?
Mi sento a casa sia in Italia che in Russia, anche se la cosa per me abbastanza strana è che sia in Italia che in Russia si capisce che non sono proprio di casa. In Italia, lo sento, perché i miei colori sono diversi, l'accento straniero è marcato. In Russia accade la stessa cosa: sembro una di loro, ma non lo sono. Mi sento a casa, sì, ma mi sento anche un po' diversa dagli altri. Non so se sia un pregio o un difetto. Magari è un valore.

Per quanto riguarda la sua esperienza, si è accorta che nel campo della moda sia più difficile sfondare in Italia o in Russia per una giovane come lei?
È un periodo complicato per tutti. Sappiamo benissimo che in Italia stiamo attraversando un momento di crisi, non solo nel campo della moda. È un po' complesso emergere a livello generale. Mentre la Russia offre più possibilità, perché è un Paese in crescita e la moda, come organizzazione strutturata, sta nascendo adesso. Per questo credo che per un giovane talento qui sia più facile intraprendere un percorso professionale. In Italia, invece, dove il sistema moda è già strutturato, ci sono meno spazi liberi.


Per maggiori informazioni visitate la pagina Facebook

Tutti i diritti riservati da Rossiyskaya Gazeta