Taglio del nastro per South Stream

Vignetta di Sergei Iorch

Vignetta di Sergei Iorch

Il 7 dicembre 2012, alla presenza del Presidente Vladimir Putin, sarà inaugurato il cantiere del gasdotto che, attraversando il Mar Nero, arriverà a Tarvisio

La cerimonia di inizio dei lavori di South Stream si terrà il 7 dicembre 2012 nei pressi di Anapa. Il Presidente Vladimir Putin in persona dovrebbe presenziare. La partecipazione del capo di Stato è motivata dal fatto che non si tratta di un cantiere ordinario. Per il Cremlino, South Stream è uno dei principali progetti energetici e politici del decennio.

Era il 2005 quando per la prima volta si parlò della necessità di costruire South Stream. Come nel caso di Nord Stream, inaugurato di recente, il progetto si configura come la risposta alle numerose guerre per il gas con l’Ucraina, che detiene il monopolio di transito in Europa: dei 150 miliardi di metri cubi esportati ogni anno da lì ne passano 100 miliardi.

Nel 2007 la russa Gazprom e l’italiana Eni firmarono un memorandum d’intesa per la costruzione del nuovo gasdotto. Da allora il progetto ha cessato di essere soltanto russo-italiano e ora gli azionisti della società South Stream Transport AG (registrata nei Paesi Bassi) sono Gazprom (50 per cento), Eni (20), la francese EDF e la tedesca Wintershall (15 per cento ciascuna).

South Stream deve diventare il più costoso e importante progetto di pipeline mai pianificato e realizzato in Russia nel corso dell’era putiniana. I tubi partiranno da Dzubga, correndo sul fondale del Mar Nero. La linea principale del gasdotto finirà nel Nord Italia, a Tarvisio, dopo aver attraversato la Bulgaria, la Serbia, l’Ungheria e la Slovenia (è prevista una deviazione in Croazia). L’estensione sarà di 2.355 chilometri, di cui 900 offshore e 1.455 sulla terraferma. Altre due linee arriveranno dalla Bulgaria a Baumgarten (Austria), un hub al centro dell’Unione Europea di fondamentale importanza per il gas, passando per la Serbia e l’Ungheria.

L’ultimo tratto che parte dal territorio bulgaro sarà orientato a Sud, attraverso la Grecia e sul fondo del mare Adriatico, fino alla città di Otranto. Infine è prevista ancora una pipeline che attraverserà il Mar Nero e finirà nel territorio della Romania, aggiungendosi poi in Serbia alle altre linee.

South Stream avrà una capacità pari a 63 miliardi di metri cubi all’anno, sebbene nel progetto del 2009 ne fossero previsti la metà. L’introduzione della prima linea da 15,5 miliardi di metri cubi di gas è in programma per la fine del 2015, mentre le forniture dovrebbero iniziare nel primo trimestre del 2016. Al 2018 è fissato il termine per portare il gasdotto a pieno regime.

A nessuno è noto con certezza il costo totale dell’infrastruttura. A ottobre 2012 Gazprom ha stimato il valore del progetto sui 15,5 miliardi di euro, ma dopo una serie di “precisazioni” la cifra è cresciuta fino a 16-17 miliardi di euro. Nel colosso russo ammettono in via ufficiale che il costo definitivo potrebbe ancora salire.

Valerij Nesterov di Sberbank Investment Research conferma che Gazprom dovrà spendere altri 10 miliardi per l’ampliamento del sistema generale di approvvigionamento del gas russo sulla strada di Anapa, in modo da garantire la possibilità di pompaggio del volume richiesto di gas. Il progetto verrà pertanto a costare quasi 27 miliardi di euro.

Per la posa del troncone continentale del progetto la Russia ha firmato degli accordi intergovernativi con la Bulgaria, la Serbia, l’Ungheria, la Grecia, la Slovenia, la Croazia e l’Austria. Per il tratto marittimo sono stati presi accordi anche con la Turchia. Quasi ogni intesa ha comportato per Gazprom dolorosi compromessi.

L’intervistato di Kommersant Vlast ha riferito che dei Paesi in cui il gasdotto passerà via terra la Bulgaria è quello che ha dato i maggiori problemi. Soltanto il 15 novembre 2012 il numero uno di Gazprom Aleksej Miller è riuscito a trovare un accordo con le autorità del Paese. Inoltre la multinazionale ha dovuto aiutare l’economia bulgara abbassando i prezzi del prodotto. In cambio della partecipazione al progetto di South Stream dal 1° gennaio 2013 la Bulgaria riceverà uno sconto del 20 per cento sul gas, benché i russi contassero di poter strappare l'11.

In più Sofia ha ricevuto l’opportunità di acquistare direttamente il gas (finora le forniture passavano per vendite congiunte). Come ha dichiarato Miller, il prezzo del gas per la Bulgaria sarà uno dei più bassi, soprattutto visto che il Paese acquisterà 3 miliardi di metri cubi all’anno. Gazprom si prende anche carico di alcuni obblighi sociali nei confronti del Paese, per esempio sponsorizzando il club Levski che si aggiungerà all’impero calcistico della società russa, accanto alla squadra di casa Zenit, alla tedesca Shalke e alla serba Crvena Zvezda.

“Al momento non è possibile valutare la portata reale di tutti gli sconti promessi ai vari Paesi per la partecipazione al progetto, quindi la domanda su quale sarà il costo finale di South Stream rimane aperta”, è la sconsolante conclusione del top manager di Gazprom.

Oltre alle difficoltose trattative con i futuri partner in tutti questi anni Gazprom è stata ostacolata da un altro attore importante: l’Unione Europea, anzi il suo organo direttivo, la Commissione Europea. Da tempo Bruxelles considera minacciosa l’eccessiva dipendenza dell’Europa dal gas russo e per tale motivo ha cercato in via ufficiosa di mettere i bastoni tra le ruote del progetto South Stream, prima di tutto sostenendo i progetti concorrenti, tra cui il più importante è stato Nabucco. Quando nel 2009 in Turchia fu firmato, con la partecipazione del presidente della Commissione Europea José Barroso, un accordo intergovernativo sul Nabucco, sembrava che il gasdotto sarebbe stato costruito più velocemente di South Stream.

Non è stato così. Una colpa parziale può essere attribuita al rincaro del costo del progetto, cresciuto dagli 8 miliardi previsti a 20 miliardi di euro. La motivazione principale tuttavia è che nel lasso di tempo intercorso dalla firma il Nabucco non ha ottenuto le risorse di base. Le forniture dal Nord dell’Iraq sono risultate troppo rischiose e Ankara non ha voluto appoggiare i curdi iracheni comprando il loro gas. Anche l’alternativa egiziana è venuta meno a causa della primavera araba, della guerra in Siria e dell’inasprirsi dei contrasti tra Il Cairo e Tel Aviv. Il gasdotto transcaspico non è stato realizzato per colpa della posizione assunta dalla Russia in merito alla divisione del Caspio. L’ultima speranza del Nabucco, l’Azerbajdzhan, ora accorda la propria preferenza ad altri progetti.

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