Un'italiana nella Città delle Stelle

Samantha Cristoforetti partirà dal cosmodromo di Bajkonur alla volta della Stazione Spaziale Internazionale. Un progetto al quale si sta preparando nel leggendario centro di addestramento di Mosca che portò Gagarin nello spazio

Correvano gli anni della Guerra Fredda. E in quella macchia di betulle a quaranta chilometri da Mosca Yuri Gagarin si preparava a portare la Russia per la prima volta nello spazio. Sono trascorsi oltre cinquant’anni e oggi nella Città delle Stelle, il centro militare e di ricerca spaziale russo, Samantha Cristoforetti porta avanti il suo percorso di addestramento prima del count down verso le stelle. “È un po’ come aver dato le chiavi della mia vita ad altri. Che ora pianificano per me un percorso di addestramento di due anni e mezzo”. In attesa del lancio.

Classe 1977, astronauta dell’Esa dal 2009, il capitano Cristoforetti nel 2014 sarà la prima donna italiana a partire dal cosmodromo di Bajkonur, in Kazakhstan, alla volta di una missione di sei mesi a bordo della Stazione Spaziale Internazionale. Dove ricoprirà il ruolo di ingegnere di bordo all’interno della navicella russa Soyuz.

Un sogno d'infanzia divenuto realtà. E che prende ancora più forma tra le betulle di quella Città delle Stelle da dove la Russia, insieme a Gagarin, negli anni Sessanta vinse la sua corsa allo spazio. “È un luogo speciale. Remoto. Con le guardie all’ingresso che ancora oggi verificano il propusk, il lasciapassare”.

Buona parte dell'addestramento sta avvenendo nella Città delle Stelle, il centro militare e di ricerca spaziale russo, non lontano da Mosca  (Fonte: ESA)

Divisa tra Mosca e gli Stati Uniti, Samantha Cristoforetti torna oggi nella patria degli zar a distanza di oltre dieci anni dalla sua prima, lunga esperienza in questo Paese. Nel 2000 si trasferisce infatti a Mosca per lavorare a un progetto di studio sui propellenti solidi nei razzi, in previsione della tesi di laurea, che consegue nel 2001 all'Università Tecnica di Monaco di Baviera, in Germania.

“Ricordo ancora adesso la prima volta che vidi la Piazza Rossa – racconta -. Era autunno e su Mosca era quasi calata la notte. C’era foschia e l’aria era brumosa. Forse piovigginava. Entrai dal lato della Tverskaya. C’era pochissima gente. Ricordo che camminavo su questa piazza di cui non si vedeva la fine. E vedevo la basilica alzarsi piano piano in lontananza, seguendo la curvatura della strada”.

Un rapporto, quello con la Russia, iniziato comunque molto tempo prima. Esattamente nell’ultimo anno di liceo, quando decide di iscriversi a un corso base di lingua russa. “Avevo pensato che potesse essere una lingua utile per il mondo astronautico”, spiega. Un’intuizione evidentemente vincente.

“Con i miei colleghi russi adesso c’è un ottimo rapporto. Trascorriamo molto tempo insieme. E la conoscenza della lingua facilita le cose”.

Tra una finta passeggiata nello spazio e una simulazione di lancio, di tempo libero, a Mosca, ne resta ben poco. “Nella Città delle Stelle ogni giorno è diverso dagli altri – dice -. Facciamo sempre cose diverse. E purtroppo di tempo a disposizione per sé ne resta veramente poco. Infatti sono rare le volte in cui riesco a fare un salto in centro a Mosca”.

Foto: Nasa/Esa/Astrosamantha

Difficile, quindi, tornare in quei luoghi dove ha vissuto per quasi dieci mesi nel periodo universitario. Quando tra una lezione e l’altra si andava in mensa a mangiare il borsch (“Il mio piatto preferito”), e buona parte del tempo lo si trascorreva lavorando ai progetti. “All’epoca vivevo all’interno di un obschezhitie (lo studentato russo, ndr) un po’ fuori dal centro – prosegue -. Ricordo con piacere quei mesi, i rapporti con i docenti e con i miei compagni di studi. Gli insegnanti si sono sempre dimostrati particolarmente disponibili nei nostri confronti. Se dovessi indicare un luogo di Mosca che mi è rimasto nel cuore, credo che parlerei del luogo dove vivevo”. E dal quale, probabilmente, ogni tanto alzava gli occhi verso il grande cielo di Mosca, sognando la Città delle Stelle.

(Fonte: ESA)

 

Ora che questo sogno è diventato realtà, Samantha lo condivide con i tanti fan che quotidianamente la seguono su Twitter e su Flickr. Dove racconta, generosa, la vita da astronauta, postando foto e scrivendo commenti. “Ci tengo molto a condividere la mia esperienza – conclude -. Vengo anch’io da un passato da appassionata. E ora che mi ritrovo dall’altra parte, ci tengo a pulire la finestra – come dice un mio amico – per permettere alla gente di vedere dentro”.

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